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Neopagani contro Thor

Il dio Thor è un figaccione in rotta con il padre Odino, che soffrendo e flirtando con una scienziata umana impara a gestire la rabbia in modo costruttivo. Nel frattempo ci salva tutti dall’estinzione, o quanto meno il New Mexico. Sette euro spesi bene.

Il blogger Eric Scott, invece, che a Odino ci crede sul serio, racconta lo smarrimento provato nel trovarsi davanti file e file di giocattoli creati per il film, e si chiede: va bene lo spettacolo, ma ora chi glielo spiega alle masse che Thor e il nostro Thor sono due cose diverse? I correligionari che gli rispondono, come Star Foster di Pantheon, la mettono così: «è un momento di grande visibilità per la nostra fede; non dobbiamo snobbare i curiosi perché arrivano a noi tramite un kolossal tutto azione». Kolossal, va precisato, che non si presenta come un omaggio a quella fede, ma come l’adattamento di un fumetto Marvel, un canone narrativo che ha solo preso qualche spunto da miti e leggende del Nord.

Miti e leggende. Qui sta il punto.

I realizzatori di prodotti, diciamo così, ispirati al Cristianesimo, anche di commedie o parodie alla Brian di Nazareth, sanno benissimo che ci saranno dei cristiani tra il pubblico: possono dare la precedenza alla storia che stanno raccontando, però si pongono il problema di una reazione da parte della comunità. Mentre i realizzatori di Thor si saranno preoccupati di tirare fuori un prodotto che potesse non dico accontentare, ma almeno non irritare i fanboy, e insieme piacere a chi quel fumetto lo conosce poco o niente. Ma non avranno pensato, ehi, stiamo attenti a tenere in considerazione i sentimenti dei PAGANI. E invece.

Il problema maggiore fino a qui erano state le polemiche legate alla scelta di Idris Elba, attore inglese di origine africana, per interpretare un ruolo chiave in un pantheon che si voleva ariano. Capito, bianco. Obiezioni che partivano come «è una questione di rispetto del testo» e finivano un po’ tutte in zona «…chi ha invitato il negro?». (Tra parentesi, è passato l’approccio semi-integrato: a parte Elba, in mezzo ai guerrieri di Odino c’è Tadanobu Asano, una specie di Johnny Depp giapponese qui impegnato a riempire la quota vaguely Asian.) Ecco, però quelle erano critiche più o meno ragionevoli da parte dei lettori del fumetto: non sollevavano questioni di fede e rappresentazione. E la fede è una questione anche individuale.

La massima autorità pagana dell’Islanda avrebbe detto «non ho nessun problema con il film». (Secondo chi parla davvero la sua lingua, lui ha detto «non fatemi domande stupide».)

Se c’è qualcuno che esce da Thor pensando «questa religione ha tutto! Martelli giganti, donne che picchiano, conflitti con l’autorità!», la sua conversione potrebbe durare poco. Ma non sbagliano i credenti come Star Foster, che si preoccupano di accogliere i nuovi arrivati con pazienza e spirito di servizio. Anche perché il film punta molto più del previsto sul lato mistico, concentrando le parentesi leggere sul culture shock del biondone piombato sulla Terra (dove viene scambiato per un senzatetto schizofrenico, tra le altre cose), e trattando il resto in modo serissimo. Personalmente l’ho apprezzato: temevo lo pseudo-buon gusto New Age tutto nuvole bianche e nebbioline, ho trovato ferro, sangue, oro e Idris Elba addobbato come un Faraone. Sono di altra fede, ma ho molto apprezzato.

 

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