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I migliori album del 2014

Quali sono i dischi, singoli ed Ep da non perdere tra quelli usciti quest'anno? Rispondono amici e collaboratori di Studio in una serie di liste che riassumono gli ultimi dodici mesi di musica.

Come abbiamo fatto negli ultimi giorni per i libri e i film-serie tv, Studio ha chiesto collaboratori e amici vari di stilare una lista della migliore musica uscita nel 2014. Di seguito le nostre scelte sotto forma di liste, seguite da una playlist completa su Spotify (i pezzi non presenti su Spotify contengono un link a Soundcloud, Youtube o Bandcamp – insomma, ci siamo capiti). C’è di tutto, da una lista basica a una tutta italiana, per venire incontro alle esigenze di chi si è perso qualcosa o di chi non sa cosa regalare all’amica appassionata di elettronica.

Buon ascolto.

*

Pietro Minto

Una classifica molto femminile e basica per andare più o meno sul sicuro (hashtag regali di natale).

EMA, The Future’s Void
È molto semplicemente il disco che più ho ascoltato quest’anno, quello che contiene il mio pezzo preferito dell’anno, “Smoulder”, l’abum a cui è seguito il folle singolo “False Flag”: intensissimo.

St. Vincent, St. Vincent
Mai album fu più acclamato, potremmo dire, visto il spaventoso numero di testate che l’hanno tra i migliori del 2014, e a ragione: è il disco più maturo e vario di Annie Clark, che ora sembra una bellissima comparsa di Star Trek canuta e bravissima.

Angel Olsen, Burn Your Fire For No Witness
Mi rendo conto solo ora che Olsen può essere vista come un punto d’equilibrio disfunzionale tra le due artiste appena citate: incazzata e apocalittica come EMA ma con un’armonia malata che potremmo ricondurre a St. Vincent. “Unfucktheworld” tra le migliori canzoni del 2014, “White Fire” indimenticabile, tutto il disco viaggia ad altezze da vertigini.

FKA Twigs, LP1
Se non sbaglio, con l’ultima manovra di Renzi è diventato illegale per un under 30 con un “lavoro creativo” non citare Twigs tra il meglio del meglio dell’anno. E quindi eccomi, non fosse altro perché la nostra giovane artista è una di quelle menti che vorresti visitare con calma per vedere cosa succede da quelle parti e prendere appunti. Pensateci: FKA Twigs è talmente cool che Google l’ha usata per tentare di rendere i Google Glass un po’ meno da sfigati. Ed è talmente cool da averci quasi convinto. Per almeno un picosecondo.

Timber Timbre, Hot Dreams
Aspettavo il nuovo dei TT con una certa ansia, avendoli scoperti solo di recente: fortunatamente Hot Dreams conserva quell’atmosfera da bicchiere di vino rosso bevuto in un casolare davanti a un caminetto di cui il gruppo sembra essere composto al 75%. È tutto perfetto e leggero, come se non facessero fatica a fare le cose fatte bene. Mettono un po’ di rabbia ma son bravi.

Menzioni speciali: Perfume Genius, Too Bright; Flying Lotus, You’re Dead; Todd Terje, It’s Album Time; Run The Jewels, Run The Jewels 2.

Pop Topoi

Neneh Cherry, Blank Project
Ci sono voluti 18 anni ma non li ha certo passati a pianificare questo disco, che è istintivo, brutale, impossibile da incasellare in un genere preciso e soprattutto bello da impazzire.

Jessie Ware, Tough Love
“Cheesy”, dicono gli inglesi, delle cose stucchevoli, facili e iper-sentimentali – l’esatto opposto di “cool”. Poi arriva Jessie Ware, fresca di matrimonio, e riesce a unire i due aggettivi. Tough Love, l’album che commuove gli hipster.

Taylor Swift, 1989
L’album pop dell’anno, così irresistibile da aver reso necessario un farmaco per limitarne gli effetti sulla popolazione terrestre. Il primo che dice “guilty pleasure” muore.

Christine and the Queens, Chaleur Humaine
Se Dev Hynes e Lorde s’incontrassero e iniziassero a parlare francese, probabilmente suonerebbero così. L’esordio di Heloïse Letissier è elegante, intenso, imprevedibile e probabilmente non l’hai mai sentito. Non preoccuparti, sono qui per questo.

FKA twigs, LP1
Non ci sarà mai un momento più perfetto nella carriera di FKA twigs – il momento in cui è uscita dall’ombra col primo album, trasformandosi in una star aliena e magnetica. A volte credere all’hype dà le sue soddisfazioni.

Virgina Ricci

Una top ten tutta italiana:

Niagara, Don’t Take It Personally
A mio parere i miei amici Niagara di Torino hanno tirato fuori l’album italiano dell’anno, e non lo dico perché è rosa e nemmeno perché sono miei amici.

Furtherset, How To Be You
Ho deciso di menzionare il non più giovane Furtherset perché spero faccia tanti altri album così la smette di stare su Internet.

Lorenzo Senni, Superimpositions
Devo dire che il live di Lorenzo Senni è una tra le cose che più mi hanno sbalordito quest’anno e sono felice che stia spaccando il culo (sta tra i migliori album di The Quietus e FACT, mica cazzi).

Clap! Clap!, Tayi Bebba
Oltre ad essere un musicista della madonna, Cristiano Crisci è una gioia per gli occhi ogni volta che si esibisce, il suo LP vola nettamente tra i migliori.

Populous, Night Safari
Qui c’è Populous, uscito dopo un casino di tempo con questo nome e con un disco in cui c’è lo zampino del sopracitato Clap! Clap!, oltre che di altri musicisti di grande valore. Per me questo è un album simbolo della coesione e dello stato primaverile di una certa scena italiana.

Chevel, One Month Off EP
La Stroboscopic Artefacts di cuore siciliano e di sede berlinese ha compiuto cinque anni quest’anno. Uscite come questa di Chevel o quelle di altri compaesani (Lucy, Dadub, Donato Dozzy per dirne tre a caso), provano che la techno italiana è una roba parecchio seria.

Petit Singe, TREGUA EP
Un altro lato positivo del 2014 è la nascita di label molto interessanti, tra cui Haunter Records, le cui uscite sono dalla prima all’ultima dei gioiellini. A rappresentanza, anche se un po’ diversa dalle altre release dell’etichetta, scelgo l’EP di Petit Singe, perché me lo sono mangiato e perché faccio un po’ di quota rosa in questa lista di maschioni.

Donato Epiro, Fiume Nero
Donato è metà dei Cannibal Movie, e con il suo Fiume Nero ha fatto in modo che anche quest’anno una fettina scelta di critica musicale italiana potesse citare Umiliani e mettersi la coscienza a posto.

Johnny Marsiglia, Fantastica Illusione
E qui arriviamo al mio disco scelto di rap italiano. Non è Maruego, che pur apprezzo, ma JM, che non a caso è il rapper preferito di Night Skinny (uno che ha sentito rappare praticamente anche mia nonna). Fantastica Illusione, i cui beat sono curati da Big Joe, è la perla tra le perle uscite quest’anno per Unlimited Struggle, nonché l’unico motivo per cui sono riuscita ad andare a un concerto con il mio braccio destro Mattia Costioli, evento rarissimo.

Deckard, Noble Gases
Last but not least, il disco preferito del sopracitato Mattia Costioli, produzione tutta pugliese come un buon olio, si chiama Noble Gases ed è il concept-EP di Deckard soundman, fonico e rivelazione italiana dell’anno.

Francesco Farabegoli

Shellac, Dude Incredibile
Non sono un giornalista musicale e credo che nel 2014 questa cosa sia un vantaggio. Sta di fatto che, contrariamente a quello che pensa un giornalista musicale, credo che la roba più importante che si ascolta oggi sia quella che io considero più importante, e il disco nuovo degli Shellac per me ha un’importanza enorme. Ci sono molti che accusano il rock anni novanta una delle massime espressioni di fascismo musicale in circolazione: rispetto l’opinione, in parte la condivido. Per alcuni di loro il disco dell’anno l’hanno fatto i War On Drugs, per dire.

Sun Kil Moon, Benji
A riascoltare Benji per la boh, settantesima volta viene l’idea che Mark Kozelek abbia impiegato apposta tutti gli anni dopo Ghosts of the Great Highway a buttarsi via, a dissipare scientemente il proprio talento in roba insignificante per abbassare le aspettative e poi venirci nelle chiappette a babbo morto con uno dei dischi più devastanti della storia del cantautorato americano. O magari è successo tutto per caso, ma rimane il fatto che Benji è non solo (di gran lunga) il suo miglior disco acustico e una delle migliori cose a cui abbia mai messo mano.

Ninos Du Brasil, Novos Misterios
Avevo scritto una specie di recensione, ai tempi, ma era andata a finire malissimo. Quindi mi sono fatto uno schemino legato a certe affermazioni che mi sembravano vere (oggi ne contesterei la metà) collegate tra di loro in uno schema di causa ed effetto. Una che non ritratterei è «possedendo il resto non è così necessaria la cognizione di causa». Che è un po’ l’esatto opposto di quello che si fa oggi se si vuole confezionare un disco che abbia un impatto, e quindi in qualche modo quella dei NDB (ma in generale di Vascellari) è una dimensione molto politica a cui vale la pena di assistere, e Novos Misterios è l’esatto contrario di tutto quel movimento dell’amore e della democristianità cognitiva da nerd che occupa militarmente la dance da anni (quest’anno il più grosso esempio è Caribou).

Deerhoof, La Isla Bonita
Anche questa è una scelta politica: quelli della mia generazione sono legati principalmente a due approcci critici. Il primo è noiosissimo ed è quello di ascoltare musica muffosa fatta da gente che dovrebbe andarsene in pensione sulla base della constatazione (tutto sommato vera, è questo che scoccia) che la musica che esce oggi sia meno interessante dal punto di vista ideologico; lo stesso approccio che ti fa mettere gli Shellac al primo posto in classifica, per dire. Il secondo è ancora più noioso, e consiste nell’ascoltare la roba che viene pompata oggigiorno, con un approccio per metà acritico e per metà basato su canoni critici anni ’90 la cui capacità di leggere la musica che esce sta giusto uno scalino sopra Fausto Bertinotti. Mi piacciono gruppi come i Deerhoof perché ascoltare la loro musica ti costringe a fare i conti con le loro seghe mentali invece che con seghe mentali che credi tue e invece sono solo roba che hai letto da qualche parte.

Lo Stato Sociale, L’Italia Peggiore
Lo Stato Sociale funziona al contrario, nel senso che piace a un sacco di gente che cerca la musica ma non piace a nessuno di quelli che ti dicono che musica da cercare. Credo di capire perché vengano odiati e perché vengano amati, io non sono d’accordo con nessuna delle due cose. Mi sono innamorato di certi momenti di musica nei loro dischi, hanno una spontaneità da freakshow che semplicemente in dischi considerati “migliori” non trovi e linee di testo che mi tirano delle frustate al cuore. Quando ascolto dischi, di solito, so dire esattamente di cosa si tratta al secondo minuto di musica. Con loro non mi succede ed è una cosa eccitante.

Gianluigi Peccerillo

Clap! Clap!, Tayi Bebba
Una vera gemma di questo 2014: Cristiano Crisci aka Digi G’Alessio col disco Tayi Bebba sotto il moniker Clap! Clap!. Un concept album che porta l’ascoltatore a fare un tour su di un’isola immaginaria e che dimostra l’abilità di Crisci nel manipolare le fonti sonore più disparate, in questo caso di field recordings di provenienza afro, per formare un nuovo, complesso, pressoché inaudito universo musicale, multiforme e multicromatico.

Slackk, Palm Tree Fire
Slackk è diventato ormai il punto di riferimento per la nuova ondata di produttori grime. Insieme a Rabit, Visionist, Novelist, Moleskin sta sicuramente producendo la club music di maggiore rilievo al momento. Se non l’hai già fatto, ora è il momento di prenderne atto. Palm Tree Fire è un album in cui tutte le tracce sono tenute insieme dalla sua visione, fuori dalle mode del momento, di come debbano suonare 16 brani per farti ballare.

Dean Blunt, Black Metal
Dean Blunt è un tipo sfuggente come sfuggente è la sua musica da qualsiasi catalogazione. Black Metal è un disco folk, di come dovrebbe suonare il folk nel 2014. Al tempo stesso non è certo un lavoro facile, basta ascoltare infatti la conclusiva “Grace” per essere coscienti del fatto che sicuramente ci vorrà del tempo per capire questo album, ma state certi che lo sforzo verrà ripagato abbondantemente.

Drink To Me, Bright White Light
Lo capisci dalla prima traccia: Bright White Light è quel disco che vorresti non finisse mai di scorrere nelle tue orecchie. Ascoltatevi questo album ché magari partecipate anche alla petizione nazionale per abolire l’odiosa frase “non sembrano italiani”.

Lorenzo Senni, Superimpositions
A proposito di “non sembrano italiani” ecco Lorenzo Senni. Superimpositions arriva come un fulmine a ciel sereno: pochi dischi riescono ad unire la sperimentazione ed una certa linearità d’ascolto, saranno quei synth 90′ che arrivano direttamente a cavallo di un raggio laser verso questo malinconico 2014 o sarà l’assenza di sezione ritmica. Sta di fatto che questi arpeggioni escono dalle casse e vengono a fare il giro in casa tua.

PC Music, DISown mix
2014 = PCMusic

Michele Boroni

Jungle, Jungle
Se il disco migliore dell’anno è quello che si è ascoltato di più, allora il mio disco dell’anno è l’esordio dei Jungle. Un lungo flusso di beat dance-funky come non ascoltavo da tempo. Non c’è un pezzo che emerga sugli altri, si ha la netta sensazione che tutto il disco sia un unico lungo mixtape. Altro che giungla, alla fine di ogni ascolto di fronte a te si visualizza un immaginario fil rouge che unisce il Marvin Gaye di “What’s Goin’ On” e i Soul II Soul, i Bee Gees e Prince, Shuggie Otis e i migliori Tv On The Radio.

Damon Albarn, Everyday robots
Mai stato un superfan dei Blur, però Albarn nel corso degli anni con i suoi progetti laterali, alter-ego, viaggi africani e ologrammi vari mi ha sempre più convinto. Qui si mette totalmente a nudo e racconta l’angoscia della solitudine e del suo horror vacui, le dipendenze, lo smarrimento di sé e la perdita di contatto umano causato dalla tecnologia. Senza filtri.

Neneh Cherry, Blank projects
Una pagina bianca da riempire per Neneh Cherry. Però per il suo ritorno sulle scene da solista rinuncia agli orpelli e al ricco comparto sonoro dei suoi trascorsi. Al contrario, sceglie la via di un suono spoglio, spigoloso, minimale, tutto giocato di sottrazione. Le canzoni poi ci sono e la produzione di Four Tet è tra le più intelligenti del 2014.

Ghemon, ORCHidee
E fu così che anche l’hip-hop italiano divenne adulto e maturo. Il disco di Ghemon da questo punto di vista è un gioiellino: tutto suonato (e benissimo, grazie alla produzione di Tommaso Colliva, Calibro 35), con un flow raro nel panorama italiano e testi di un trentenne che dopo essersi conquistato la street credibility è ora alle prese con gli affetti e il mondo quotidiano (sì, borghese).

D’Angelo, Black Messiah
Anche quest’anno ci troviamo di fronte al discone uscito a sorpresa a fine anno. Senza preavviso, certo, anche se lo aspettavamo da 14 anni. Ed è una roba viva, organica, pulsante, calda e sudata. (New) soul funk tutto suonato e vissuto, che se ne fotte dell’hip-hop da classifica e dei format canzone di Pharrell.

Menzioni speciali: Hozier, Metronomy, Chet Faker, Taylor McFerrin, Nick Mulvay, Lake Street Dive, Real Estate, Silk Rhodes.

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Ascolta qui la playlist Spotify

 

 

 

Immagine: i ballerini Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev nel 1963 (Victor Blackman / Stringer)

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