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Micah P. Hinson live

La prima giornata di Studio in Triennale, venerdì 30 novembre, finirà alla grande con il concerto di Micah P. Hinson al Teatro dell'Arte.

(Micah P. Hinson suonerà a Milano venerdì 30 novembre presso il Teatro dell’Arte. Le prevendite sono in vendita in Triennale di Milano o su TicketOne. Vi aspettiamo.)

 

Ci sono voluti quattro album per descrivere Abilene, cittadina del profondo Texas, dove tra polvere da Far West, stivali e lunghe gambe di donne è nata e cresciuta la discografia di Micah P. Hinson. Il cantautore che ha appena superato i trent’anni, molti dei quali spesi a rincorrere tutte le pratiche sconvenienti possibili, torna infatti nella cittadina delle sue origini per il suo quarto album, Micah P. Hinson and the Pioneer Saboteurs, ultimo capitolo di un romanzo autobiografico iniziato nel 2003 con il debutto Micah P. Hinson and the Gospel of Progress. Ovvero un inizio di carriera che l’ha salvato e riportato alle sue origini di cowboy.

Cresciuto in una famiglia molto cattolica, inciampato più volte in storie d’amore e dipendenza (e tutte quante raccontate in altrettante opere), franato nel baratro di una bancarotta prematura, Hinson è riuscito a imporsi pochi obblighi che si sono rivelati ottime soluzioni musicali. Lontano dal suo essere attuale, ovvero capriccioso e un po’ rude,  Micah ha tentato di uscire dal tunnel di depressione rimanendo in camera sua, solo che al posto della letteratura contemporanea e dei filoni indie che esplodevano come micce post-grunge, il ragazzo si è messo ad ascoltare il sacro cuore rock e soul made in Usa. Quando tutte le tracce erano pronte è arrivata l’occasione: registrare il primo album nella propria cameretta con il supporto degli Earlies. E ad album ultimato si è capito che svegliarsi con gli arpeggi di Leonard Cohen e introdurre batterie marziali come marchio di fabbrica è servito. E sarebbe tornato utile anche nei successivi tre.

Hinson cambia, si crea un personaggio con cappello e giubbotto di pelo, ma non perde di vista un solo tono drammatico e profondo della sua vena cantautoriale. Anzi, il cammino lento e a ritroso verso le origini indicate da Johnny Cash si avverte più che mai nell’ultimo album e nei concerti dal vivo. Così in The Pioneer Saboteurs i protagonisti delle storie secondo il cantautore sono «una serie di personaggi con cuori predisposti alla furia». E si sente. Forse perché l’album stesso è un lungo viaggio: concepito ad Abilene, registrato in parte in un canyon nel Colorado e l’altra in un minuscolo appartamento a Saragozza e infine masterizzato a Nashville. Con questo capitolo l’old fashioned Micah ha toccato tutti i punti cardinali della musica americana. «The Pioneer Saboteurs non è il nome di una band. È una cazzo di rivoluzione, man!»

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