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MiArt2013

La fiera artistica milanese apre le porte venerdì 5 aprile. Chi e cosa ci saranno in un'edizione che si prospetta, davvero, tra le più interessanti.

Negli ultimi anni MiArt, la fiera di arte moderna e contemporanea ospitata da Fieramilano City, aveva perso un po’ di lustro rispetto alla concorrenza, diventando un appuntamento secondario del calendario artistico nazionale. Ma adesso, con la nuova direzione triennale di Vincenzo de Bellis, fondatore dello spazio no profit Peep Hole di Milano, le aspettative sono tornate alte, e a ragione. Ci sono almeno tre motivi per partecipare alla kermesse, che apre le porte il 5 aprile. Anzitutto, come giusto, il parterre di gallerie: presenti all’appello attori italiani di rilievo tra cui Giò Marconi, Francesco Pantaleone e Federica Schiavo, ma anche e soprattutto colleghi internazionali che scelgono la capitale meneghina per la prima volta, come Laura Bartlett o Meessen De Clercq. Per selezionare le gallerie, de Bellis ha messo in campo un team di curatori con i quali ha rivitalizzato il tradizionale progetto espositivo: alla consueta sezione dedicata al moderno e al contemporaneo, rinominata “established” e curata da de Bellis con Donatella Volontè per la parte più storicizzata, ha aggiunto: “emergent”, coordinata da Andrew Bonacina, curatore di International Project Space a Birmingham, che ha scelto venti gallerie nate dopo il 2007; “then NOW”, una sezione speciale nella quale Florence Derieux, direttrice della FRAC Champagne-Ardenne a Reims, e Andrea Viliani, direttore MADRE di Napoli, hanno invitato nove coppie di artisti di generazioni diverse a dialogare nello stesso stand; e “object”, che vede l’ingresso del design per la prima volta negli spazi di Miart, con la cura di Michela Pelizzari e Federica Sala.

Aprono il percorso fieristico le nuove proposte di “emergent”, con stand monografici o mostre curate con non più di tre artisti: due strategie espositive volute da Bonacina per favorire il visitatore nella scoperta delle diverse proposte. Circus e Freymond-Guth Fine Arts hanno portato due artiste, rispettivamente Özlem Altin e Loredana Sperini, che scelgono il corpo come punto di partenza delle loro indagini. Per Altin è un oggetto ed entra nelle installazioni attraverso un ricco repertorio di immagini in cui i volti, elemento di riconoscimento e identità, sono di proposito mascherati o mimetizzati. Nelle sculture di Sperini, invece, frammenti di corpo, mani e labbra per lo più, si annidano tra pezzi di cemento, legno, materiali cristallini e preziose porcellane echeggiando simbologie arcaiche e referenze surrealiste. La visita prosegue con “then NOW” dove lo stand di Guido Costa Projects e Andrew Kreps è uno sguardo sulle donne, con le intime stampe in b/n del fotografo autodidatta Miroslav Tichy giustapposte a un gigantesco arazzo di Goshka Macuga in cui un gruppo di modelle, anche in desabillé, sfila di fronte a un monumento a Karl Mark. Nello stand di Lia Rumma e Franco Noero, invece, l’attenzione è sull’oggetto, scelto per il suo valore estetico e sociale nelle mensole di Haim Steinbach e per le sue qualità materiche nelle costruzioni di Darren Bader. Anche nella sezione “established” molti galleristi puntano alla mostra monografica per evitare l’effetto spaesante tipico del confusionario contesto fieristico. Galleria Continua presenta le sculture antropomorfe di Antony Gormley, vincitore del Turner Prize (1994) e autore di “Angel of the North”, capolavoro di arte pubblica realizzato a Gateshead; e ancora Raffaella Cortese espone il recente progetto “Circus” di Marcello Maloberti, talento nostrano che vedremo al Padigione Italia della Biennale di Venezia a giugno. Infine, tra le proposte di “object”, Nilufar propone una selezione di opere create dal designer italiano Martino Gamper, che indaga con forme e materiali gli aspetti psico-emozionali insiti negli oggetti. Una panoramica eterogenea sui designer internazionali di oggi si trova, poi, da BSL che espone nomi noti come Taher Chemirik e Charles Kalpakian.

Finito il giro, arriviamo al secondo motivo per non mancare questa 18esima edizione: il programma di conferenze. Organizzato da Alessandro Rabottini con lo scrittore Fionn Meade, in collaborazione con la nuova casa editrice di libri di viaggio Humboldt Books, miartalks ha venticinque ospiti di eccezione: i curatori Richard Birkett (Artist Space, New York), Marta Kuzma (Office for Contemporary Art Norway, Oslo) e Paola Antonelli (dipartimento architettura e design, MoMA, New York), gli artisti Simon Starling e Carsten Höller, e poi anche editori, collezionisti chiamati a parlare di arte, informazione e attivismo. A fine giornata, ed ecco la terza motivazione, Miart continua in città con un progetto nato dalla collaborazione con la Fondazione Nicola Trussardi. “Liberi Tutti” è un festival di arte dal vivo che tutte le sere, dal 3 al 6 aprile e dalle 22 alle 24, mette in scena performance, concerti e pièce teatrali nei poliedrici spazi del Teatro Arsenale: chiesa, sala da ballo, deposito, teatro delle marionette, e adesso palcoscenico di artisti sperimentali. I primi a esibirsi sono i Gelitin, irriverenti artisti austriaci che alla scorsa Biennale avevano allestito una fabbrica del vetro clandestina animata da concerti in stile woodstock. Il loro “Ritratto Analitico” è una performance con sorpresa in cui rivisitano la forma più semplice e anche più antica di arte, il disegno, in chiave umoristica e interattiva. Il programma prosegue con Darren Bader, Keren Cytter e Thomas Zipp, tutti con progetti inediti e da non perdere.

 

Immagini:
In evidenza: Keren Cytter, Show Real Drama
Nel testo: Gellissin, Sweatwat, courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano; Thomas Zipp, White Reformation CO-OP- Mens Sana In Corpore Sano, courtesy the artist and Kaufmann Repetto Gallery

 

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