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Metti Berlusconi al rione Monti

Silvio Berlusconi e Francesca Pascale stanno tastando il terreno per lasciare palazzo Grazioli in favore del quartiere romano metaforico, Monti. Potrebbe non essere una grande idea, visti gli ipotetici vicini di casa.

«Era un luglio afoso e caldissimo e loro abitavano in una stanza in fondo a via del Serpente, nella Suburra», e la descrizione d’epoca forse non si addice a Silvio Berlusconi e Francesca Pascale, coppia in fuga dal palazzo (Grazioli), in cerca di downsizing nel rione Monti o Suburra, come da rivelazioni giornalistiche.
E però, anche se è agosto e non luglio, e anche se Pier Vittorio Tondelli in Camere Separate (1989), sbagliava toponomastica (è Serpenti, e non Serpente), la notizia della coppia buñueliana in cerca d’alloggio in giorni finalmente afosi scuote già il quartiere.

Si è parlato di via Cavour e di Salita del Grillo, diversissime tra loro e con spiriti locali anche assai differenti: la prima, anonima, autostradale, tra i Fori pedonalizzati e la stazione Termini; con deviazioni forse non beneauguranti: a una traversa, la casa Scajola, con consigli di condominio variopinti (all’attico, Lori del Santo, più sotto Raul Bova); e di fronte, un liceo romano già location di un film fondamentale su un imprenditore tessile con ménage multipli, Scusi lei è favorevole o contrario (1966), con Alberto Sordi alle prese con un’amante diversa per ogni giorno della settimana (tra cui alcune minori, forse); più su, la sede dei servizi segreti, con molte centrali di intercettazioni, e addirittura la caserma ove fu condotto innocente Enzo Tortora. Non bene.

Karma diversi in salita del Grillo, ripida e araldica mulattiera tra i Fori e via Quattro Novembre (sotto al Quirinale): qui, soprattutto, l’omonimo palazzo dell’omonimo marchese («io so io e voi nun siete un cazzo») del film di Mario Monicelli (1981), già abitante del quartiere. Autorevoli fonti di quartiere smentiscono però visite berlusconiane al palazzo secentesco, dal 1965 casa di Renato Guttuso. Qui sono stati dipinti i “Funerali di Togliatti” (1972), qui abita l’erede Fabio Carapezza, oltre a un certo numero di contesse e ambasciatori; qui entrava Marta Marzotto a visitare il Pittore di Stato, alternandosi coll’indirizzo di fronte, al civico 10, dove alloggiava Lucio Magri, il grande Gatsby del Pci.

Anche qui, dunque, coabitazioni impegnative e genius loci forse non beneaguranti: al civico 10, tre anni fa, la morte autoindotta di Magri, con un celebre articolo su Repubblica a consacrare splendori alla Tom Wolfe: «è tutto in ordine, in piazza del Grillo, nel cuore della Roma papalina e misteriosa, a due passi dalla magione dove morì Guttuso, pittore amatissimo ma anche avversario sentimentale. Niente sembra fuori posto, il parquet chiaro, i divani bianchi, i libri sulla scrivania Impero, la collezione del Manifesto vicina a quella dei fascicoli di cucina, si sa che Lucio è un cuoco raffinato». E poi: «in cucina Lalla, la cameriera sudamericana, prepara il Martini con cura, il bicchiere giusto, quello a cono, con la scorza di limone».

Aristocrazie operaie e non solo, Martini, collezioni di Manifesto: qui forse i make-up e le scorte e le tute e le tutine della coppia ex presidenziale causerebbero scontri di civiltà.

Aristocrazie operaie e non solo, Martini, collezioni di Manifesto: qui forse i make-up e le scorte e le tute e le tutine della coppia ex presidenziale causerebbero scontri di civiltà, anche: e vicinanze pericolose; accanto a palazzo del Grillo, una via dei Neofiti, così chiamata per via di un monastero delle Domenicane appunto Neofite (cioè che dovevano convertire al cristianesimo le fanciulle ebree). Scendendola, Berlusconi e Pascale (sono al corrente?) avrebbero come vicina poco neofita Sabina Began alias l’Ape Regina, che ha acquistato qui anni fa, con fondi forse berlusconiani, e oggi è presenza discreta del quartiere.

Incontri poco giudiziosi, quindi; però il rione si interroga comunque, e sogna: l’ex premier con scorta e cane Dudù in piazza Madonna dei Monti, tra birre e sigarette fatte a mano e trentenni che leggono Internazionale (comprato all’edicola di Duccio Bertinotti), tra bici a scatto fisso, barbe lunghe e risvoltini corti. Onirico anche trovarlo dallo storico macellaio Piero, fornitore del Quirinale, nella cui bottega si trova spesso il fondatore del Manifesto Valentino Parlato. Si temono cambi di destinazioni d’uso, anche: già trema American Apparel di via dei Serpenti, dove sull’onda delle nuove utenze e tendenze potrebbe aprire un monomarca Hogan; e qualcuno invece spererebbe in conversioni anti-degrado, con friggitorie e pizze al taglio trasformate in bigiotteria per ciondoli e catenine e farfalline all’ingrosso, come quelli già beneficiati a corso Vittorio Emanuele vicino palazzo Grazioli (i Grazioli nascevano panettieri nel rione Monti, peraltro, nel secolo diciottesimo).

Il rione si interroga comunque, e sogna: l’ex premier con scorta e cane Dudù in piazza Madonna dei Monti, tra birre e sigarette fatte a mano e trentenni che leggono Internazionale.

Tornando alla realtà, invece: la scelta topografica potrebbe non essere del tutto felice: «era un quartiere popolare, ma non mancavano case patrizie e di liberti arricchiti, circondate da taverne, bordelli, bische, fondachi abitati da lenoni, prostitute, commercianti, ladri, tagliagole, e anche da qualche persona perbene» scriveva Eugenio Scalfari il 14 agosto 2005 su Repubblica nell’estate dei furbetti del quartierino; parole finite in epigrafe al saggio Suburra di Filippo Ceccarelli (Feltrinelli), che prende in prestito il quartiere romano metaforico proprio a raffigurare il ciclo berlusconiano seguito all’epifania di Noemi Letizia, fino a Ruby.
Qualcuno consiglierebbe dunque indirizzi più consoni: le occasioni non mancano, di questi tempi. Spostandosi pochi metri da Grazioli, sarà tra poco disponibile palazzo Bonaparte, di proprietà Generali, da cui sta traslocando la sezione romana del Corriere della Sera in spending review (con molte aquile imperiali e caminetti del Canova, e altana su Roma e balcone segreto da cui la mamma di Napoleone triste seguiva il traffico su piazza Venezia). Oppure, invece, puntando sull’Esquilino, si potrebbe considerare il palazzo umbertino di Mas, Magazzini allo Statuto, un tempo mall di lusso tipo Rinascente, e oggi invece spaccio low cost (di prossima chiusura) di pentole e stoviglie e abiti, ma soprattutto uniformi da camerieri, da stewart, da macellai, da pompieri, forse utili per feste più o meno eleganti (anche se forse quei tempi sono andati per sempre).

Volendo invece consolidare nuove identità di coppia ormai molto pop, ecco naturalmente il Pigneto. Lì si consiglia però non la parte dell’isola pedonale, con spacci e degradi mai sanati. Ecco invece, oltre la Casilina e il fatale Mandrione e il tracciato della nuova democratica Metro C, un’oasi di verde e ariosità anche per giardini con vulcani: si chiama (veramente) Villa Certosa.
 

Nell’immagine in evidenza: Alberto Sordi in una scena de Il marchese del Grillo.

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