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Meloni democratici

Sostiene Arbasino che Truman Capote un giorno “a bordo di una barca torinese molto fine per fare il gentile dice ‘ma donde vengono questi meloni così buoni’ e una divorziata solo attenta ai miliardari americani interviene informatissima ‘I Mellon vengono da Pittsburgh’”(Prefazione al Meridiano Capote). I Mellon nell’aristocrazia senza titoli americana sono da sempre sinonimo di grande ricchezza, come i Vanderbilt o i Guggenheim o i Getty o i Rockefeller; e Bunny Mellon (al secolo Rachel Lambert Mellon), 100 anni (101 ad agosto), è una elegante signora con l’hobby delle buone maniere e del giardinaggio che non ama la notorietà facile e che dunque avrebbe rinunciato di buon grado a finire sui giornali (e in tribunale) per la vicenda dei finanziamenti illeciti al senatore democratico John Edwards (già candidato alle presidenziali del 2004 e del 2008).

Edwards si è cacciato nei guai per aver utilizzato 900 mila dollari di fondi elettorali per coprire la sua relazione extraconiugale (quella che nel 2008 gli costò l’esclusione dalla corsa per la Casa Bianca), ma nessuno poteva immaginare che buona parte di questa cifra venisse dalle casse di Bunny Mellon. “Ero lì seduta a guardare le notizie, furiosa degli attacchi della stampa al senatore Edwards” si legge nella deposizione della signora “causati da sciocchezze come i suoi tagli di capelli (Edwards finì sotto accusa per alcune spese bizzarre come un conto del barbiere da 400 dollari) e decisi di aiutarlo. Mandatemi i conti, li pagherò io” ha testimoniato la signora, che ha raccontato agli inquirenti anche come i suoi finanziamenti si svolgessero: Mrs Mellon mandava da Edwards un arredatore di sua fiducia, con scatole di fiori o di cioccolatini, e dentro c’erano le banconote. Non sospettava di fare nulla di illegale, semplicemente “ero stufa di tollerare che ci fosse un orrendo repubblicano alla Casa Bianca”. La Mellon ha testimoniato di aver cercato di finanziare anche prima, già nel 2004, il senatore Edwards, di aver chiamato personalmente il suo quartier generale ma di non aver avuto risposta. Certamente non è stata riconosciuta, anche a causa della vita ritirata che trascorre tra le sue residenze di Antigua, Parigi, New York, Washington, Nantucket e Cape Cod, anche se la sua vera casa è a Upperville in Virginia, in una tenuta di 4.000 acri con una pista d’atterraggio lunga un miglio dove atterra direttamente con il suo Falcon 2000. Sposando Mellon nel 1948 Bunny non ha fatto un matrimonio di interesse perché lei nascerebbe Lambert di St. Louis, e suo nonno Jordan W. Lambert è il fondatore della Lambert Pharmaceutical e soprattutto inventore del colluttorio Listerine (venduto nel 1999 alla Pfizer per 110 miliardi di dollari).

La Mellon è stata un’icona di stile per varie generazioni di dame americane, in particolare è stata il modello a cui si è ispirata Jackie Kennedy, che la andò a trovare a Upperville negli anni Cinquanta e rimase affascinata dalla sua biblioteca di 3.500 volumi, da uno strano insegnante di ginnastica (era il dottor Joseph Pilates in persona) al suo guardaroba firmato Givenchy esteso anche alle uniformi dei 150 giardinieri. Da allora Bunny Mellon è stata la silenziosa protettrice delle inquiline e dei giardini della Casa Bianca (fino a prima dell’era Bush, naturalmente) e tra i giardini ha conosciuto anche un personaggio capotiano quanti altri mai, il floreal design Robert Isabell, star degli “eventi” newyorchesi, che lanciò lo Studio 54 e organizzò tutti i matrimoni di casa Kennedy. Tra i due, nonostante i 41 anni di differenza, si stabilì una forte amicizia che i malpensanti attribuirono subito alla giovane età di Isabell e alle sterminate ricchezze della Mellon, ma l’epilogo è stato inatteso: nel 2009, a soli 57 anni Isabell è morto lasciando tutti i suoi averi a una delle tante charity sponsorizzate dalla Mellon. E’ sepolto nel giardino Mellon in Virginia.

 

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