Iscriviti alla newsletter: scopri tutte le storie di Studio!

Attualità Cultura Stili di Vita

Seguici anche su

+60k
+16k
+2k
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Invia una e-mail

Marilyn secondo Tommaso Pincio

Una biografia in poche frasi concise scritte dallo scrittore italiano, su Twitter e in un libro

Tommaso Pincio è uno dei miei scrittori preferiti. Ex aspirante artista (quest’anno ha esposto i suoi ritratti di scrittori a Libri Come, all’Auditorium di Roma), molto in confidenza con la New York pre-Giuliani e con l’estremo oriente, ha scritto tra i romanzi più originali della letteratura italiana contemporanea. In La ragazza com’era lei (Einaudi, 2005) fa della psichedelia angosciante sul tema della psichedelia anni Sessanta. In Cinacittà (Einaudi, 2008) racconta la propria vita fra qualche anno, quando a Roma faranno cinquanta gradi, ci vivranno solo cinesi e lui e un avvocato spelacchiato di nome Emanuele Trevi tireranno a campare abitando negli ex grandi alberghi di Via Veneto. In Un amore dell’altro mondo (Einaudi, 2002) sceglie come protagonista l’amico immaginario di Kurt Cobain. Pincio racconta spesso l’America usando una dinoccolata lingua italiana che viene dallo spirito di Flaiano, la malinconia di Parise, e fa finta di essere un esperimento di traduzione dell’anima americana. La sua autobiografia intellettuale Hotel a zero stelle (Laterza, 2011), dove parla delle proprie vocazioni e della scoperta di grandi autori come Orwell e Dick, è già libro di testo nelle scuole di altre galassie dove non esiste il Premio Strega.

Oggi, giovedì, nel pomeriggio che precede la serata di gala per la consegna del premio, Pincio dimostra la sua solita inattualità tweettando, per @La_Lettura del Corriere, la biografia di Marylin Monroe in 50 tweet. Marilyn Monroe è anche uno dei personaggi del suo secondo romanzo, Lo spazio sfinito (Fanucci, 2000; minimum fax, 2010), dove gente comune a nome Jack Kerouac, Neal Cassady, Arthur Miller, ruota attorno a due donne comuni ma molto belle, Marylin Monroe e Norma Jean Mortenson (il vero nome di Marilyn), in una versione stravolta degli anni Cinquanta in cui ci si può imbarcare in astronavi Coca Cola e perdersi nello spazio malinconico se si stappa la bottiglietta giusta.

Ecco di seguito alcuni passaggi de Lo spazio sfinito dedicati a Marilyn e a Norma Jeane, e alcuni tweet di Pincio sulla vera Marilyn.

 

– Il corpo, ben formato e nutrito, fu rinvenuto coricato e svestito il 5 agosto 1962. Era il corpo più desiderato degli Stati Uniti d’America.

 

– Era nato 36 anni addietro, la mattina del 1° giugno 1926. Sua madre, Gladys Monroe, l’aveva registrato con il nome di Norma Jeane Mortenson.

 

«Di fatto Norma Jeane odiava lo Spazio. Lo odiava per tante ragioni, la principale delle quali era che suo marito lavorava al centro di controllo orbitale della Coca-Cola Enterprise Inc».

 

– Norma Talmadge era una stella del cinema muto di allora e a Gladys, che faceva la montatrice, il nome Norma parve il migliore degli auspici.

 

– Dicono che pure Jeane fu scelto in onore di una stella, Jean Harlow. Ma non è possibile; Jean Harlow si chiamò così solo a partire dal 1928.

 

«Voleva sprofondare nuovamente nel sonno e serrò le palpebre. Aveva le labbra leggermente aperte e il suo respiro andava ad agitare impercettibilmente la stoffa del cuscino. Aveva capelli biondi ed era considerata unanimemente irresistibile. Con una contrazione nervosa del corpo strinse ancora il raggio della ciambella. Il suo desiderio era che il sonno la portasse via con sé, laggiù dove vanno i sogni al momento del risveglio».

 

– Nella piccola Norma Jeane già cresceva però il corpo di Marilyn. Fu così che una notte sognò di ritrovarsi in chiesa ma senza abiti indosso.

 

«La scelta, che dovette poi rivelarsi un vero salto nel Vuoto del destino, la fece Neal, dirigendosi con la risolutezza mistica di un invasato verso una certa Matilyn Monroe dalla bocca specchiante – rossetto specchiante sulle labbra e spray specchiante sui denti e sulla lingua, lo stesso trucco portato da Modernella Jane, conduttrice del celebre e omonimo show televisivo. Purtroppo le informazioni su questa Monroe sono alquanto scarse, ma gli storici hanno appurato che quello era già il suo terzo impiego. Prima di allora aveva lavorato come hostess in una fiera dedicata all’alluminio, guadagno complessivo dieci dollari. In seguito venne ingaggiata per indossare una nuova linea di completini sportivi femminili ma perse quasi subito il posto. “Soggetto troppo appariscente. Non adatta a fare la mannequin. Il pubblico guarda solo lei senza accorgersi di ciò che indossa”».

 

– L’addetto agli effetti speciali azionò il ventilatore posto sotto la strada e un fiotto d’aria scoprì le gambe e un paio di mutande bianche.

 

– Si levavano grida di giubilo mentre Joe DiMaggio si pietrificò una volta per sempre, diventando una statua di rabbia. Fine di un matrimonio.

 

«Le donne sono portate alla sparizione. Chiunque, prima o poi nella vita, arriva a constatare di persona questa millenaria verità, ma il punto non è che le donne spariscono e neanche perché spariscono. Il punto è: dov’è che vanno? che fine fanno? che fine ha fatto Marilyn Monroe? È un punto rimasto senza risposta e, visto il tempo trascorso, rimarrà tale per molto ancora. Dopo il suo licenziamento qualsiasi traccia di Marilyn Monroe è andata perduta. A tutt’oggi la sua sorte rimane un mistero, non si sa dove sia andata, se abbia lasciato il paese o cambiato identità, se sia ancora viva. Le uniche cose che sappiamo sono le cose che non le sono accadute».

 

– Divenne famosa e un uomo la ricattò. Non cedette. Ho posato nuda per necessità, rivelò alla stampa. Cominciarono ad amarla anche per questo.

 

– Ero senza lavoro e mi servivano 50 dollari per riprendere l’auto pignorata, spiegò. Cercare lavoro a Los Angeles senza auto non è pensabile.

 

– Si cominciò a ricamare sulla sua infanzia difficile. Le famiglie adottive divennero quattordici. E poi orfanotrofi, stupri e altre violenze.

 

– Molte foto la mostrano immersa in letture complesse: Joyce, Rilke, Freud. Non erano pose. Cercava risposte e sicurezze; sposò Arthur Miller.

 

«Sembra fosse molto bella e dunque potrebbe aver tentato la carriera della cat-walker. Gli storici hanno stabilito che per ognuna delle ragazze che ce l’hanno fatta ce ne sono decine, se non centinaia, il cui cervello è stato spappolato dal Gravital, un integratore chimico allora diffusissimo e, si dice, relativamente innocuo. Le aspiranti cat-walker l’assumevano, però, in quantità spropositate per camminare nel Vuoto dello Spazio con la stessa naturalezza con cui avrebbero potuto incedere in presenza di attrazione gravitazionale. Potrebbe quindi essersi ridotta a deambulare in uno dei ricoveri per disfunzioni da adattamento spaziale, insieme a tante altre ragazze senza più nome e completamente incapaci di controllare i movimenti del corpo, di capire perché si sono ridotte così, di ricordarsi quanto fossero belle, le ore passate davanti allo specchio facendo finta di camminare nello Spazio, cercando di immaginarsi il Vuoto intorno a loro, il Vuoto e l’assenza di peso. Oppure Marilyn Monroe potrebbe essere uno di quei corpi senza vita che se ne vanno alla deriva in balia delle silenziose correnti galattiche, uno dei tanti cadaveri femminili che talvolta i controllori di orbite avvistano in lontananza. Si limitano a fissarli come fossero fantasmi ma non ne segnalano la presenza alla propria base perché i cadaveri di cat-walker non intralciano gli spazi orbitali, non disturbano le frequenze e non vengono rilevati dalla strumentazione delle navette».

 

– Ho recitato la parte di Marilyn Monroe, solo e sempre Marilyn Monroe. Ho cercato di farla al meglio e mi sono ritrovata a imitare me stessa.

 

– Ti prego, non farmi apparire ridicola, disse al suo ultimo intervistatore. Non era una preghiera, ma il perché di tutto, di ogni suo timore.

 

«Quelle ragazze morivano nello Spazio perché non sapevano riconoscere il sapore dolciastro delle caramelle di ossigeno avariate. Fiduciose, si mettevano in bocca i cubettini di gomma ossigenata, li succhiavano sicure di sé e della loro bellezza. Senza ravvisare niente di strano, uscivano dalla navetta dell’agenzia cominciando a sfilare nello Spazio. La navetta si allontanava quasi subito per non rovinare il quadretto astrale: una ragazza che cammina sospesa nello Spazio, e tutt’intorno, il Vuoto».

 

54da1fe3c06675ff4ccfe97c_undici-logo-white.jpg