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L’ultimo uomo della Terra

Cominciamo dalla fine. Cominciamo da Hollywood, che poi passiamo disinvolti per l’Omega e finiamo all’EUR. Nel 2007 esce nelle sale di tutto il mondo Io Sono Leggenda. Il film va bene. Anzi, benissimo. Un successo planetario: gli incassi sono stellari e, se non ricordo male (le notizie quelle interessantissime che danno solitamente nei TG o che leggi sui siti dei quotidiani) grazie a questa pellicola Will Smith diventa il divo più pagato di Hollywood. E dire che inizialmente non doveva manco esserci. All’inizio davanti all’obbiettivo doveva esserci Arnold Schwarzenegger e dietro Ridley Scott. Poi ovviamente Ridley e Schwarzy hanno chiesto talmente tanti soldi che non se n’è fatto nulla. Allora la Warner Bros è corsa ai ripari e ha ripiegato su Will Smith come attore protagonista e su tale Francis Lawrence alla regia. Che, ok che Ridley Scott non è proprio in formissima, ma Francis Lawrence nella sua vita ha fatto i video di J.Lo, Britney Spears e Constantine. Non proprio un nome, una marca, una garanzia, ecco. E invece il suo Io Sono Leggenda diventa uno dei massimi successi commerciali di sempre. Essendo poi Francis Lawrence un poveretto è riuscito a gettare tutto questo credito guadagnato alle ortiche girando Come l’Acqua per Gli Elefanti, un film che è uscito quest’anno ma che nessuno ricorda già più. E meno male. Ma com’è possibile allora che questo inetto abbia fatto un film che è andato così bene e che è riuscito ad appassionare così tante persone in giro per il mondo? Semplicissimo: tutto merito della storia.

Io Sono Leggenda è la trasposizione cinematografica dell’omonimo libro di uno dei più grandi scrittori di fantascienza del mondo, ovvero Richard Matheson. Se non lo conoscete, vi cito giusto due cose per farvi capire di che fenomeno stiamo parlando. Matheson oltre a Io Sono Leggenda che già da solo basterebbe a salvarlo nel paradiso degli scrittori, ha scritto Tre Millimetri al Giorno, Al di là dei Sogni e Io Sono Helen Driscoll. Ha scritto anche molto episodi di Alfred Hitchcok Presenta e Ai Confini della Realtà. Il cinema l’ha ovviamente saccheggiato in lunga e in largo: Radiazioni BX: Distruzione Uomo, Duel, The Box, Echi Mortali. Insomma, un genio. Io Sono Leggenda è il suo romanzo più noto. La storia è quella del povero Robert Neville, ultimo uomo rimasto sulla terra, in un mondo che ha perso la propria battaglia contro un’epidemia che ha trasformato tutti in vampiri. Ribaltando l’assunto di base della letteratura vampiresca, Matheson ha scritto nel 1954 un incredibile libro d’assedio che ha anticipato di fatto tutta quella “piccola” corrente cinematografica inaugurato nel 1968 da George A. Romero con La Notte dei Morti Viventi. Io Sono Leggenda parla di vampiri ma gli antagonisti di Robert Neville sono nemici invisibili come in un film di Carpenter e potrebbero essere tranquillamente dei morti viventi. E non vorrei mettermi qui a fare il signor Rompetti della situazione, ma cosa sono i vampiri se non dei morti viventi? “Non morti” che si cibano di persone e che, tramite morso, contagiano. L’idea vincente di Matheson è quella di cancellare quella patina romantica al vampiro: niente più mantelli, vestiti eleganti e tetri castelli in Transilvania, ma delle bestie assetate di sangue che vagano senza meta per la terra. E un protagonista sull’orlo della pazzia, alcolizzato che cerca di sopravvivere. Dai, effettivamente ce la può fare anche Francis Lawrence.

Un bel po’ do anni prima, per l’esattezza nel 1971, ce l’aveva fatta anche Boris Sagal, un onesto mestierante hollywoodiano. L’ispirazione è sempre il romanzo Io Sono Leggenda ma questa volta il titolo della pellicola è 1975: Occhi Bianchi sul Pianeta Terra, in lingua originale The Omega Man. Sono altri anni sia rispetto al film di Lawrence sia a quello di Romero. Ne La Notte dei Morti Viventi l’assunto di base dell’epidemia è più o meno rispettato. Certo, all’inizio del film si sente qualcuno che parla a vanvera di onde provenienti dalla Luna, e il tutto è stato poi letto come uno sfogo delle tensioni sociali che attraversavano il Paese in quegli anni, ma l’idea di fondo è quella. Nel film del 2007 ci si è dovuti inventare che una dottoressa (Emma Thompson, non accreditata) ha inventato una cura contro il cancro. Tutto bellissimo, se non fosse che questa cura ha un poco trascurabile effetto collaterale: ti trasforma in un vampiro zombie mostrificato. Nel 1971 invece Robert Neville – interpretato dall’uomo tutto di un pezzo del periodo,cCharlton Heston – si trova da solo per colpa dei veleni di una guerra batteriologica. Non ci sono gli zombie/vampiri ma una setta simil religiosa chiamata La Famiglia di persone contaminate. Gli occhi bianchi del titolo fanno riferimento al fatto che i contaminati si trasformano in dei monaci albini psicopatici con elle lenti bianche sugli occhi. Rivisti oggi, fanno decisamente ridere. 1975: Occhi Bianchi sul Pianeta Terra, pur non essendo un capolavoro, è considerato un classico della Sci-Fi di quel periodo, ma è per la presenza di Heston e per le sequenze girate in una Los Angeles realmente svuotata e deserta che ancora oggi mettono angoscia. Ma il film più bello tratto dal libro di Matheson è un altro.

Fino a qualche anno fa, se ne parlava tra gli appassionati di cinema come di un miraggio, qualcosa di rarissimo di cui forse un amico di Rieti di un nostro conoscente ne possedeva una VHS registrata nottetempo su una misconosciuta rete locale. Solo una decina di anni fa c’erano film impossibili da vedere, difficilissimi da reperire e di cui al massimo potevi leggere per poi sognare ad occhi aperti. Oggi, fortunatamente, non è più così. Certo, era tutto molto bello e romantico, ma vuoi mettere? L’Ultimo Uomo della Terra è uno dei massimi esempi d quei film. Oggi non occorre neanche scaricarlo illegalmente. Negli Stati Uniti non è più coperto dai diritti d’autore per cui con una semplice ricerca su google lo potete vedere senza eccessive tribolazioni. Parliamo di un film del 1964, decisamente fedele al romanzo di Matheson, che mette insieme talmente tante cose belle che sembra non essere vero. Il protagonista è Vincent Price. Il regista si chiama Ubaldo Ragona. Gli esterni sono girati a Roma, tra l’EUR, il Foro Italico, il cimitero Flaminio e il Lungo mare di Ostia. Tutto vero. Magie delle magagne produttive di quel periodo. Il film inizialmente doveva essere prodotto dalla britannica Hammer ma, per una serie di beghe legali, finì in mano alla U.S. Associates che, probabilmente per motivi economici, decise di spostare il tutto in Italia. Il film fu girato quasi interamente dall’americano Sidney Salkow, uno che aveva in curriculum alcune puntate di Lassie, ma è ancora oggi accreditato a Ubaldo Ragona. E l’idea di un Ubaldo Ragona che dirige Vincent Price, uno degli uomini più eleganti di sempre, mentre entra armato di paletto di frassino in appartamenti svuotati all’EUR è una di quelle cose che la notte ci fa dormire più sereni. Se non l’avete ancora visto, vi invidio mortalmente.

 

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