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Loving the Band

Fanfiction come genere para-letterario. Ovvero gli eredi di Cinquanta Sfumature pubblicizzati con lo slogan: «ragazze, l'autrice è una di voi».

Quasi un anno fa, poco prima che venisse pubblicato da Mondadori, leggevo Cinquanta sfumature di grigio e ne parlavo su queste pagine. Fu una bella giornata. Ne uscii più sicura nelle mie certezze narrative – «il libro non mi piace perché è brutto», ad esempio, oppure «è difficile sposare un punto di vista quando passi il tempo chiedendoti quale malessere psichico affligga l’eroina di preciso» – e ne trassi conclusioni piuttosto superficiali sulla ciclicità con cui il masochismo viene proposto al grosso pubblico come “l’ultima fantasia delle donne moderne”.

Un anno dopo il lancio di Cinquanta sfumature di grigio, “fanfiction pubblicata cambiando giusto un po’ i nomi ai personaggi” è un genere letterario a parte.

Non sapevo, allora, una cosa importante. L’unica valesse la pena sapere sull’argomento. Il lancio delle Sfumature sul mercato italiano avrebbe insistito sul successo che il romanzo stava ottenendo all’estero, e sul numero di donne che lo stavano divorando con un misto tra orgoglio e senso di colpa, passando quasi sotto silenzio la matrice originale del progetto: una fanfiction che riprendeva i protagonisti di Twilight facendoli muovere in uno scenario diverso, senza più traccia di vampiri o eventi soprannaturali. Quella stessa matrice, però, era messa in enorme evidenza nei materiali promozionali diffusi all’estero. Non si parlava d’altro, a un certo punto. L’autrice E.L. James veniva messa al centro di una favola ben congegnata – «scrittrice dilettante su Internet ottiene denaro e affermazione (grazie al libro di un altro)» – e l’oggetto romanzo diventava soltanto l’ultimo capitolo di un prodotto già familiare.nBene. Un anno dopo, fanfiction pubblicata cambiando giusto un po’ i nomi ai personaggi è un genere letterario a parte.

E’ appena uscito in Italia Loving the Band, un romanzo per adolescenti scritto da una coetanea dei protagonisti, che il suo primo editore, Penguin, ha presentato come «un’esordiente dal talento incredibile». In Inghilterra mi pare sia circolato solo in ebook; altrove, Italia compresa, esiste anche la versione di carta. Nei materiali promozionali, l’editore TEA sottolinea che il romanzo è partito come fanfiction – ispirata a personaggi reali, stavolta: gli One Direction – e che l’autrice Emily Baker aveva solo 16 anni quando ha caricato la sua storia, un pezzetto alla volta, sul portale Movellas. E di cosa parla questa storia? Di una ragazzina che va in vacanza a Londra, incontra i componenti di un gruppo musicale, e si ritrova in un triangolo sentimentale con due di loro. (Alla fine lei si mette con quello che tra i due incarna il fenotipo del bel tenebroso; un ottimo sottotitolo sarebbe stato l’amore trionfa e il terzo regge il moccolo.)

Se volete, è un passo indietro rispetto a Sposerò Simon Le Bon, dove la fan non arrivava mai a incontrare il suo idolo. Oppure è un passo avanti, dato che la protagonista non è “una fan”, e all’inizio gli One Direction non sa nemmeno che faccia hanno? E quindi li valuta come potenziali fidanzati e basta, senza essere abbagliata dalla celebrità? Diamole per vere entrambe, dai. La parte migliore è il retroscena dell’operazione, testimoniato da chi ha preso le decisioni importanti, in questo caso la senior editor di Penguin Lindsay Heaven: il dipartimento per ragazzi della casa editrice doveva far scrivere a qualcuno un romanzo che andasse a parare in zona “l’ossessione contemporanea per le boy band“; Heaven è andata su Movellas, ha cercato la storia più letta, ha trovato Emily Baker e le ha fatto fare un libro, non commissionandole un nuovo testo, ma rimettendo in ordine il testo che già tirava tanto. Forse sapeva che nessuno sarebbe stato troppo cattivo con una storia scritta per divertimento da una ragazza di 16 anni, non importa quanto potesse averla ritoccata una redazione di professionisti. Forse è stata la strategia di vendita a fare la differenza.

Emily Baker è “una di voi”. Va a scuola, come voi, ascolta la stessa musica che ascoltate voi, ha le stesse fantasie di base. Quindi leggetela, ragazze.

Ancora prima di essere pubblicato, e ancora più della storia raccontata, il libro conteneva la storia di successo dell’autrice, pescata dal mucchio e promossa in serie A. Emily Baker è “una di voi”. Va a scuola, come voi, ascolta la stessa musica che ascoltate voi, ha le stesse fantasie di base. Tutte garanzie del suo essere autentica e genuina. Come voi. Quindi leggetela, ragazze. Pagate, ora, per quello che potreste continuare a leggere gratis, in una varietà di formati.

L’ho letto anch’io, Loving the Band. Non era a me che doveva piacere, però, almeno, sono riuscita a finirlo. E la formula è perfettamente calibrata sui desideri più innocui di un pubblico young adult che i libri li compra sul serio, e pure tanti. Ad ogni modo, per evitare i paragoni, il testo originale è stato tolto subito dalla circolazione. (Solo il portale The Daily Dot ha messo a confronto fanfiction e romanzo, arrivando alla conclusione che sono brutti tutti e due, ma il prodotto finito è molto più blando sul piano erotico. No, non riesco a dispiacermi che il libro di una minorenne risulti «blando» da quel punto di vista.) Lo stesso gioco non è riuscito con The Office, un derivato di Twilight uscito con il titolo Beautiful Bastard, di cui la versione originale si trova tuttora con estrema facilità. (Sono arrivata a pagina 9, ho trovato una frase che la mia editor a Studio non mi permetterebbe mai di trascrivere, ho chiuso il PDF.)

Restiamo all’interno del filone narrativa / femmine, spostiamoci in fascia over 18. Il mese prossimo Nord porta in libreria il primo volume della serie Gabriel’s Inferno, Tentazione e castigo. «Una storia nata per passione e diventata un fenomeno mondiale grazie al passaparola», stando alla presentazione ufficiale. Sulla frase «all’inizio era una fanfiction» si sorvola con eleganza. Si citano invece le ottime vendite negli Stati Uniti, i gruppi di lettura su Facebook e Goodreads.

Segno che per proporre un prodotto alle donne italiane adulte si punta sempre sul fattore già, ma lo si declina in chiavi leggermente diverse: “piace già a tutti”, “è già un successo globale”, “le tue amiche lo stanno già prenotando”. Non “potresti averlo già letto online”, oppure “l’hai già comprato quando i protagonisti si chiamavano Edward e Bella”. (Di questo sono arrivata a pagina 80: rispetto alle Sfumature pare di avere in mano La fiera della vanità, ma in termini di costruzione della storia siamo sempre dalle stesse parti; forte squilibrio socio-economico tra i protagonisti, uomo che non comunica per via dei traumi, donna che lo redime attraverso la purezza, riferimenti alla “cultura alta” disseminati nel testo a intervalli regolari – stavolta la parte del leone la fanno Dante e Beatrice.)

Ho fatto solo qualche esempio, e mi sono limitata ai libri che possono essere acquistati in cinque minuti nel nostro paese. Il terreno è molto più ampio, perché siamo davanti a un genere. Che non nasce senza ragioni, e non si sviluppa per l’iniziativa di un singolo autore (o lettore). E le ragioni, per me, potrebbero essere un incrocio tra queste:

– tentativo di monetizzare una fan base al 90% femminile, per verificare se questa base è disposta a pagare una versione ripulita di quello che abitualmente legge gratis;

– consapevolezza che alcuni testi arrivano con l’indice di gradimento incorporato, grazie alla loro prima vita online: nel peggiore dei casi, la cartella stampa potrà sempre recitare «questo progetto ha avuto 50.000 like su Facebook», oppure «è stato letto 130.000 volte su AO3»;

– rispecchiamento pubblico femminile / autrice femmina stipulato come unico, reale motivo di esistere di un prodotto per donne: Pubblico, l’autrice è una di voi; i sogni si avverano! Non smettete di crederci!;

– creazione di un meccanismo di acquisto inevitabile legato al genere, dove il genere non è “ragazza incontra ragazzo” o “400 pagine di deriva sessuale punteggiata da conversazioni evasive”, ma “narrativa bis“. La carne può essere fresca, l’ossatura deriva sempre da qualcos’altro, qualcosa già consumato e apprezzato dalla fetta di pubblico a cui si mira. E’ l’evoluzione del chiedere a Stephen King una breve frase di presentazione a un romanzo dell’orrore («Questo libro ha spaventato anche me» – Stephen King), o del trasformare la griglia di suggerimenti di Amazon in un percorso a scelta obbligata. Se vi è piaciuto x, impazzirete per y. Non avete scampo.

Il film tratto da Sposerò Simon Le Bon fu girato nel mio vecchio liceo, dove aveva studiato per qualche anno l’autrice del libro. La differenza era che il romanzo non si trovava quasi più, mentre mettersi davanti al film era un rito di passaggio inevitabile. I corridoi erano rimasti gli stessi, era cambiata solo la tinta alle pareti del piano terra.

 

 

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