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L’ora di educazione civica

Le polemiche su Gomorra - la serie sono gemelle delle polemiche su Sei come sei di Melania Mazzucco, che la si attacchi o che la si difenda: perché la letteratura o la fiction deve avere, per forza, una funzione civica?

Nel 2008 scrissi per Internazionale una serie di ritratti di candidati alle elezioni. Tra questi individuai quella che all’epoca era una stella neonata nel firmamento della politica locale. Si chiamava Angelo Pisani ed era il paladino delle battaglie napoletane contro il giogo di Equitalia. Un personaggio, mi sembrava, ambiguo: anti-Stato e schiettissimamente populista, ma non privo di elementi di fascino; come tutti i promettenti condottieri, il suo poco imponente physique du rôle era controbilanciato da una inspiegabile dose di carisma. Oggi Angelo Pisani è meglio conosciuto per essere l’avvocato di Diego Armando Maradona e, più di recente, il difensore di Ciro Esposito, il tifoso sparato prima della finale di Coppa Italia e ancora in condizioni precarie di salute. Nel frattempo è diventato anche Presidente dell’Ottava Municipalità del comune di Napoli, quella per intenderci che include il quartiere di Scampia. E proprio in queste vesti si è fatto conoscere per la dura lotta condotta contro la serie tratta da Gomorra, andata in questi giorni in onda su Sky Atlantic. Prima per impedirne le riprese e oggi per limitarne la pubblicità. Ad aprile, indignato per una grande struttura promozionale apparsa a Roma a piazza della Repubblica, ha deciso di scrivere una lettera al Presidente Napolitano, qui di seguito riportata nella sua quasi totalità:

La curiosità mi ha fatto osservare meglio quel monumento di legno e cartone, nefasto nei colori e nell’espressione. Mi sono accorto che era una realizzazione per pubblicizzare la nuova serie fiction di Gomorra 2 in occasione della conferenza stampa di presentazione al The Space cinema moderno di Roma in Piazza della Repubblica. Il suo grigiore era completamente in linea con la grande scritta in rosso sangue di “Gomorra”. Al centro in basso, faceva bella mostra uno squarcio, che rappresenta l’apertura di un proiettile scheggiato da cui si apriva un varco, passerella di giornalisti e curiosi, che dava tanto l’idea di entrare nella porta infernale della perdizione e subito il ricordo va al Canto III dell’Inferno di Dante: “Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente”. Come a dire “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”. Le terribili parole che il sommo Poeta Dante trova sulla porta prima di entrare nell’Inferno. Ho fatto una lunga riflessione, iniziando a pensare alla modalità di fare pubblicità ad una serie- fiction che vuole a tutti i costi raccontare il male facendo del male. Come uomo, come cittadino italiano e soprattutto come Presidente dell’Ottava municipalità di Napoli, che include Scampia, mi sono sentito fortemente offeso, amareggiato e fortemente arrabbiato, non certo per me, ma per tutti i cittadini che rappresento. Il nostro, e ripeto dico nostro, perché mi sento onorato di essere un cittadino di Scampia, è un quartiere di Napoli, che già ha subito tantissimi danni con la prima rappresentazione di Gomorra. Signor Presidente, prima la presentazione del trailer della fiction ove le immagini seguono in ordine, un’esecuzione a freddo con schizzi di sangue alle spalle della vittima, poi sparatorie a piedi, da auto e un blitz finale con fucile mitragliatore e bombe a mano, fatte esplodere in un bar dopo la carneficina. Come se ciò non bastasse, nel cuore di Roma, visitata ogni giorno da milioni di turisti provenienti da tutto il mondo, si può “ammirare” questo palco della violenza e della criminalità, che offre una visione non realistica ma demoniaca e criminale della Nazione ed in particolar modo di una città italiana che vanta secoli di storia, cultura ed arte qual è la NOSTRA Napoli. Signor Presidente, desidero portare alla Sua attenzione la naturale indignazione che suscita questo monumento pubblicitario, nessuno vuole nascondere i problemi o censurare, ma è impossibile rimanere indifferenti di fronte a questa squallida e monotematica immagine di Scampia, Napoli e dell’Italia intera. Come Cittadino Italiano chiedo alla Sua Persona di far liberare piazza della Repubblica da quella bruttura pubblicitaria, che può solo recare danni, per chi la vede, e per chi entra in quel corridoio infernale per visionare immagini, che offende la dignità di tanti fieri e onesti cittadini napoletani. Signor Presidente è possibile che non vi è alcuna commissione di vigilanza, che possa decidere sull’aspetto educativo di un determinato programma? Venga a visitare Scampia e si renda conto della realtà e delle potenzialità soffocate dalla malapolitica di trent’anni . Scampia, da tempo ha voltato pagina: è un quartiere in piena ripresa, ove vivono cittadini onesti, ove, il tasso della raccolta differenziata è il più alto di tutta la città. Il quartiere più ricco di verde, non può essere sempre sotto i riflettori per dare spazio alla produzione di fiction che fanno solo danno ed elicitano falsi modelli da emulare.

«I colombiani non protestano per la serie su Pablo Escobar: è proprio la rappresentazione della sua realtà che ha trasformato la Colombia in una delle democrazie più vitali del mondo»

Una lettera – se non ci si concentra sulla ridicola rappresentazione di Scampia come quartiere tornato alla normalità – che ha secondo me qualcosa di emblematico. In questi stessi giorni sono apparsi ovunque a Napoli dei manifesti firmati dall’imprenditore Alberto Giacometti su cui a caratteri cubitali si legge: GOMORRA SU SKY PER L’INTERESSE DI POCHI… ALTRA MERDA SUL POPOLO NAPOLETANO …E LA POLITICA SE NE FREGA! VERGOGNATEVI TUTTI!

Mentre, intervistato da Vanity Fair dal suo esilio dorato di New York, Roberto Saviano ha ribattuto: «Ora mi accusano di mostrare la parte peggiore della mia terra con la serie Gomorra, ma i colombiani non protestano per la serie su Pablo Escobar: è proprio la rappresentazione della sua realtà che ha trasformato la Colombia in una delle democrazie più vitali del mondo».

Il fatto che una serie su Escobar abbia trasformato la Colombia in «una delle democrazie più vitali del mondo» fa ridere esattamente come fa ridere Pisani quando dice che Scampia «è tornata alla normalità». Ma i punti di contatto non finiscono qui. A ben vedere Pisani e Saviano sostengono in fondo la stessa cosa e cioè che una serie televisiva (o un libro, o uno spettacolo teatrale) abbiano il potere (o il dovere) di trasformare la realtà, di deformarla, di condurla in una certa direzione. Cambiano solo i metodi. Per migliorare la realtà, Pisani suggerisce implicitamente che la rappresentazione della realtà debba essere edificante al punto da travisare la realtà stessa. Saviano, al contrario, ritiene che bisogna conoscere il male per evitarlo.

Ma avete visto una puntata della serie Gomorra? Io per curiosità ho seguito la prima. E mi viene da dire che certo non è The Wire, ma almeno è una serie molto al di là degli standard italiani, sopra ogni cosa perché sono riuscito a seguirla dal primo all’ultimo minuto. Mi sono quasi emozionato (le scene d’azione sono realizzate benissimo) e mi sono persino immedesimato in un personaggio. In chi? Ovviamente nell’eroe, che la somiglianza fisica porterebbe erroneamente a identificare con lo stesso Saviano e che, invece, è il prototipo del camorrista duro e puro. Non sappiamo quali saranno gli sviluppi della storia e con quanta dose di impegno civile sarà dopata, ma, da quello che ho visto, Gomorra – la serie risolve in senso opposto rispetto a quello dei riti misterici di Vieni via con me la contraddizione su cu prima il libro e poi Saviano – il personaggio hanno continuato a camminare in questi anni, e tra potere della letteratura (immedesimazione nel male) e testimonianza morale, i poli su cui oscillava Gomorra – il libro, sembra avere scelto naturalmente e saggiamente il primo. Il fatto che ogni spettatore si sia immedesimato nel camorrista spietato è un colpo messo a segno nella lotta alla criminalità organizzata? Non vedo come. Il fatto che Scampia venga rappresentata come territorio infernale condiziona l’immagine del quartiere? A parte che chi conosce come si dice in questi casi il territorio sa che non siamo molto lontani dalle cose che succedono, non si registrano proteste di newyorkesi indignati per le rappresentazioni scorsesiane di New York. Il fatto che New York sia stata dipinta come luogo del male ha avuto qualche effetto sui flussi turistici verso la Grande Mela? Domande retoriche che sembra stupido fare. Ma in Italia forse no.

Solo a me fa terrore l’idea che la letteratura venga trattata come un compendio di educazione civica? Non è qualcosa di, per usare il gergo progressista, profondamente fascista?

Perché ho la sensazione che tutto questo dipenda dalla scuola? Dalla scuola italiana? Forse perché in queste settimane un altro caso emblematico ci ha dato la misura di quale violento compito siamo capaci di dare in Italia alla letteratura e forse all’arte in generale. È il caso di Sei come sei, il libro della Mazzucco assegnato come lettura contemporanea in un liceo romano. Lettura che ha successivamente generato denunce di associazioni di genitori e proteste di gruppi studenteschi di destra. Denunce e proteste che hanno quindi contro-generato le conformiste mobilitazioni social, validate dall’hashtag #iostoconmelania da parte di una grossa fetta di pubblico cosiddetto colto, celebrities comprese. Dal suo blog Civati ha anche fatto partire  una campagna abbastanza cretina per andare tutti a comprare (subito! Adesso!) il libro della Mazzucco in libreria, come se il fatto che il libro avesse generato censure di stampo conservatore fosse di per sé garanzia di qualità del libro stesso. Interessante caso di marketing anti-fascista o sudditanza culturale nei confronti del nemico? Bello o brutto non importa, il casus belli era che il libro raccontava la storia di una coppia gay con figlia, la storia di una famiglia come si dice omogenitoriale e, in particolare, descriveva la scena di un rapporto orale in quattro righe. Un modello diseducativo da offrire ai liceali secondo i conservatori. Un modello da impartire alle nuove generazioni per educare alla tolleranza secondo i progressisti. Quindi, ancora una volta, come nel caso Saviano vs Pisani,  come se i romanzi fossero tutte versioni un po’ più complicate della Cicala e la formica, l’idea che la letteratura debba impartire una lezione, dare un messaggio, modificare i nostri comportamenti: d’estate non ci si può solo divertire ma bisogna anche pensare all’inverno, cara cicala. Solo a me fa terrore l’idea che la letteratura venga trattata come un compendio di educazione civica? Non è qualcosa di, per usare il gergo progressista, profondamente fascista? “Adesso ragazzi leggiamo questo romanzo così imparate a non maltrattare i gay…”, solo a me fa pensare a un grottesco Minculpop alla rovescia?

Ricordando i miei lontani trascorsi scolastici, mi viene da dire che è qualcosa che ci portiamo nel nostro Dna. A parte i lontanissimi classici, che bisognava leggere in quanto classici (prescrittivismo storico), la letteratura non storicizzata era ammessa soltanto in funzione di suo presunto collegamento con l’attualità (prescrittivismo morale o sociale). Così, nella preistoria della didattica, a tutti sembra sfuggire che molti capolavori della letteratura raccontino le gesta di personaggi massimamente spregevoli. Ma la verità è che in Italia pochi credono che la letteratura trovi senso in se stessa e quindi c’è sempre bisogno di attribuirle una funzione sociale o morale che la giustifichi.

Poi però ci lamentiamo che si legge poco.

 

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