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Lo strano successo di Deadpool

Il film che sta infrangendo i record dei box office americani ha per protagonista uno dei personaggi meno noti del mondo Marvel. Da dove viene il suo exploit?

Esce oggi nei cinema italiani Deadpool, più che eroe un anti-eroe, nato agli inizi degli anni Novanta, il cui nome e la cui immagine non dicono granché a chiunque non sia un grande appassionato di fumetti. È il nuovo film della Marvel, interpretato da Ryan Reynolds, uscito la settimana scorsa negli Usa con un risultato al botteghino stratosferico e molto sorprendente non solo per i suoi incassi.

La stampa americana in questi giorni ha trattato Deadpool come un importantissimo fenomeno pop. E la cosa suona strana perché, appunto, non stiamo parlando di icone mitologiche come Spider-Man o Batman, ma di un personaggio molto laterale dell’universo Marvel e con caratteristiche decisamente poco mitologiche (Deadpool è un ex mercenario sfigurato e con problemi di eccessiva loquacità). Su Buzzfeed sono stati pubblicati dei grafici che mostrano come Deadpool sia il debutto di maggior successo per un film R-Rated (cioè vietato ai minori di 17 non accompagnati) dai tempi di Matrix Reloaded.enhanced-22753-1455466122-3

Ma fa ancora più effetto confrontarlo con altri debutti vietati ai minori tratti da fumetti.

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Nel fine settimana di apertura, come si può vedere da questi dati, Deadpool ha incassato dieci volte gli incassi di un film popolare e atteso come Zoolander 2.

1. Deadpool — 135 milioni $
2. Kung Fu Panda 3 — 19.7 milioni $
3. How to Be Single — 18.8 milioni $
4. Zoolander 2 — 15.7 milioni $
5. The Revenant — 6.9 milioni $
6. Hail, Caesar! — 6.6 milioni $
7. Star Wars: The Force Awakens — 6.2 milioni $
8. The Choice — 5.3 milioni $
9. Ride Along 2 — 4.1 milioni $
10. The Boy — 2.9 milioni $

Vulture ha dedicato una serie di articoli all’analisi del successo di questo supereroe che, scrive Kyle Buchanan, indossa una tuta zentai che sembra uscita da un porno BDSM e che conferma una sorta di trend pansessualista del cinema americano: ci sono moltissimi riferimenti e giochini queer e nella scena più memorabile del film il supereroe si fa penetrare da un fallo di gomma dalla fidanzata.

Nella recensione del critico del New York David Edelstein, gran parte del successo di Deadpool è ascritto alle sue caratteristiche da anti-film di supereroi. Edelstein scrive: «È una parodia dei film Marvel ma in nessun modo una loro stroncatura. Non è sovversivo, vuole rendere più elastico e potente il genere dei supereroi, lusingare il pubblico facendolo sentire fico per aver capito tutti quegli inside jokes». Il protagonista scherza su sé stesso, sugli attori degli altri lungometraggi targati Marvel, persino sul fatto che gli sia stato dedicato un film, quasi non ne fosse davvero degno.

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Come si diceva, il successo del progetto suona strano innanzitutto perché la figura del mercenario vestito di rosso è lungi dall’essere uno dei nomi forti dell’universo Marvel. Più che un X-Men, si potrebbe accostare a un Lanterna Verde; eppure l’omonimo film dedicato a quest’ultimo supereroe è stato un fiasco totale, tra i peggiori della storia del cinema, mentre Deadpool continua a infrangere ogni record. Perché? La risposta di Edelestein si articola attorno al concerto della consapevolezza, quel “far ridere consciamente” che può fare la fortuna tanto di un comico quanto, pare, di un supereroe. La protagonista femminile del lungometraggio, Vanessa (interpretata da Morena Baccarin), ad esempio appare spesso più o meno spogliata, ma viene presentata in modo da parodiare quella certa oggettificazione del corpo femminile tipica di molte produzioni di Hollywood.

Il Guardian parla invece dell’«essenza di un film del ventunesimo secolo: un prodotto simbiotico con i suoi fan e i social media», sottolineando come l’intero progetto sia stato preparato come un qualcosa di attingente alla cultura geek ma capace di allargarsi a un pubblico molto più vasto. Deadpool sarebbe, insomma, l’apripista milionario di una nuova stagione di cinema, «un’autentica articolazione dell’ora» che sarebbe stata impensabile fino a pochi anni fa. La dimensione “meta” di Deadpool porta Edelstein a dichiarare, alla fine del suo convinto elogio della produzione, che il motivo per cui ne è stato catturato è che «il suo eroe, ridotto ai minimi termini, è un critico cinematografico spocchioso, anche se con meno carne del corrispettivo reale».

Immagini di scene tratte dal film.
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