Iscriviti alla newsletter: scopri tutte le storie di Studio!

Attualità Cultura Stili di Vita

Seguici anche su

+60k
+16k
+2k
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Invia una e-mail

La vera storia di Linda Lovelace

Il biopic sulla protagonista di Gola profonda racconta la storia della pellicola che ha cambiato l'idea di porno, il cinema e i suoi tabù.

Il più delle volte quando lo racconto, la gente mi guarda con sospetto e mi prende per uno con la coscienza sporca. O quantomeno per un bugiardo. Per un esame dell’Università sono dovuto andare in Cineteca a Bologna a guardare The Jade Pussycat, il remake pornografico del famoso film noir Il Mistero del Falco. Nell’originale c’è Humphrey Bogart che si fa riconoscere per il suo inconfondibile modo di fumare e per come indossa il cappello. Nella versione pornografica c’è John Holmes, che si riconosce perché John Holmes è difficile da non riconoscere. Era una sensazione strana essere in un luogo come la Cineteca di Bologna, circondato da altri studenti, per vedere un film pornografico. Obbligatorio, anzi no, caldamente consigliato, dal professore in vista dell’esame. The Jade Pussycat faceva parte di quel genere che fino a qualche anno fa era per me, come per la totalità degli adolescenti carichi di ormoni dell’epoca, appannaggio di passaggi e scambi di Vhs segreti, talmente loschi da far impallidire quelli fatti dalle spie della Guerra Fredda. Una visione che, per me, cambiava le carte in tavola. Uno sdoganamento che mi permetteva di vedere quei film, quegli attori, quell’industria, sotto una luce differente. Non più (solo) un “genere d’uso” – geniale definizione data da uno dei miei professori – o qualcosa ai limiti della legalità, ma qualcosa di a se stante, con una sua dignità. Il cinema pornografico c’è, esiste, ha delle sue regole, un suo pubblico, una sua letteratura e critica specializzata. Certo, poi può piacere o meno, ma è lo stesso discorso che possiamo fare con il musical. Personalmente trovo che i film pornografici siano mediamente molto noiosi, ma trovo che dietro si nasconda sempre qualcosa di molto interessante.

La vera storia di come fu realizzato il film pornografico più famoso di sempre, le vite dei suoi protagonisti, il successo e l’impatto che il film ebbe all’epoca sulla cultura statunitense e non solo

La filmografia di quell’esame universitario consigliava anche la visione di Behind The Green Door, pellicola di cui vi abbiamo parlato anni fa, all’epoca della rubrica The Unforgiven, omaggiando la bellissima protagonista Marylin Chambers e poi il classico dei classici: Gola Profonda. Altro aneddoto molto interessante. Siamo più o meno nel 2006. Esce in edicola il documentario Inside Gola Profonda diretto da Fenton Bailey e Randy Barbato. Si tratta di un bel film di cui all’epoca avevo solo sentito parlare: la vera storia di come fu realizzato il film pornografico più famoso di sempre, le vite dei suoi protagonisti, il successo e l’impatto che il film ebbe all’epoca sulla cultura statunitense e non solo. Insomma, una perla che non potevo lasciare lì in edicola. Il problema era che veniva venduto insieme al Dvd vero e proprio di Gola Profonda. La confezione era un enorme cartonato bianco con in mezzo una rossissima bocca di donna semiaperta. A destra e a sinistra c’erano i due Dvd (con in copertina l’attrice protagonista Linda Lovelace nuda) e in alto c’è la scritta Gola Profonda a caratteri cubitali. Non proprio come comprare un numero di Famiglia Cristiana, insomma. L’edicola aveva appena aperto; mi avvicino con fare furtivo e chiedo all’edicolante se per favore mi può dare “quel Dvd”. Pago con 50 euro intere e, mentre l’edicolante mi porge l’oggetto in questione, mi sembra di ricordare di aver aggiunto, carico di imbarazzo e rosso come un peperone, che mi serviva per un esame: «Sa, non per altro, ma studio Cinema e questo è un documentario assolutamente essenziale per capire la Hollywood di quegli anni e i mutamenti di un’industria che…». L’edicolante però non ha il resto da darmi e decide di andare a chiedere di cambiare i 50 euro al bar di fianco. Mi lascia lì, con un Dvd porno in mano. L’edicola nel frattempo si riempie di una manciata di signore anziane in pelliccia e, bonus track, di una ragazza bellissima che frequenta la mia università che mi guarda non proprio carica di simpatia.

Cos’è la cosa più interessante di Inside Gola Profonda? Sapere che il regista del film originale, Gerard Damiano, era un ex parrucchiere innamorato delle donne e del sesso (come lo può essere un parrucchiere eterosessuale italoamericano nei liberissimi anni Settanta americani) che per finanziare il suo film dovette vendere dei caschi da permanente e indebitarsi con la mafia. Mi aveva interessato la parte in cui si spiegava che tipo di distribuzione avessero i film porno prima dell’arrivo nel 1972 di Gola Profonda e di come il film, dopo uno straordinario successo di pubblico iniziale, venne messo fuori legge dal governo americano. Mi stupì venire a sapere che il povero Harry Reems, il dottore che scopre l’abilità della protagonista, fu l’unico a pagare realmente per la sua partecipazione al film con un’accusa per cospirazione e distribuzione di materiale osceno. Dopo che in molti, tra cui anche attori e registi molti famosi all’epoca come Warren Beatty e Jack Nicholson, presero le sue difese venne assolto, ma questo periodo di stress gli regalò una seria dipendenza da alcool e da altre droghe. Insomma, Gola Profonda è stato un film che ha effettivamente cambiato il mondo del cinema e la sua lavorazione, la sua storia sono estremamente interessanti. Senza contare che non abbiamo ancora speso una parola sulla sua vera protagonista: Linda Lovelace.

Lovelace è un film moralista che decide di puntare tutto sulla storia di una povera ragazza tanto carina e buona che finisce nelle mani di un bruto che “le fa fare le cose brutte” minacciandola e picchiandola

Il film di cui parliamo ora si chiama semplicemente Lovelace ed è diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, gli stessi che hanno fatto il discutibile Howl, il film trasposizione de L’Urlo di Allen Ginsberg, hanno deciso di raccontare la storia della ragazza destinata a diventare, grazie alla partecipazione a un solo film, un simbolo. Hanno  fatto scrivere la sceneggiatura a Andy Bellin (lo stesso di Trust, il film sulla pedofilia diretto da David Schwimmer) e sono riusciti a mettere insieme un grande cast: la parete della protagonista è andata ad Amanda Seyfried e attorno a lei ci sono attori del calibro di Peter Sarsgaard, Sharon Stone, Juno Temple, Eric Roberts, Chloe Sevigny, Robert Patrick e James Franco. L’idea di base è quella di raccontare la vista dell’attrice dal momento in cui questa conosce il suo futuro marito e agente Chuck Traynor, fino all’uscita  nel 1980 di Ordeal, il libro da lei scritto e poi diventato un manifesto della lotta femminista contro la pornografia in cui svela gli orribili retroscena del suo matrimonio con Traynor e dell’ambiente cinematografico dell’epoca. La trovata di sceneggiatura – non proprio memorabile, a dire il vero – è quella di mostrare inizialmente una versione solare e felice della storia, per poi tornare indietro nel tempo e aggiungere una serie di elementi che rendono il tutto molto più cupo e squallido. Una sorta di doppia versione della Verità: dipende tutto da come decidiamo di raccontare o vedere le cose. Il tutto è poi portato sullo schermo con una regia svogliata e televisiva che di certo non aiuta il prodotto. Anzi, vedere una così lunga serie di attori come quella snocciolata poco sopra in un film che ha tutta l’aria di essere un telefilm mette quasi a disagio. James Franco dovrebbe interpretare Hugh Hefner ma in realtà sembra James Franco che strizza gli occhi e parla più lento del solito. Eric Roberts e Chloe Sevigny si vedranno sì e no per un minuto a testa. Peter Sargsaard è anni Settanta perché ha i baffi e tante camicie a fiori. Ma la cosa più deludente è constatare come nel 2012/2013 quel perbenismo, quell’ipocrisia che fece censurare all’epoca Gola Profonda, quando era evidentemente un film che tutti avevano visto o volevano vedere, sia ancora ben presente. Lovelace è un film moralista che decide di puntare tutto sulla storia di una povera ragazza tanto carina e buona che, vessata da una madre iperprotettiva e da un padre menefreghista (Sharon Stone e Robert Patrick, i migliori del cast) finisce nelle mani di un bruto che dopo averla circuita “le fa fare le cose brutte” minacciandola e picchiandola.

Nel caso quanto da me scritto qui sopra sia per voi inaccettabile, vi fermo subito. Non stiamo discutendo sul fatto che costringere con la violenza la propria moglie o una qualsiasi persona a prostituirsi e a partecipare contro la propria volontà a film pornografici per comprarsi la droga sia un crimine particolarmente odioso, ma ci sono molto modi per raccontare la stessa storia. Epstein e Friedman, dal mio punto di vista, hanno scelto il modo meno efficace e più ipocrita possibile. Ipocrita perché dal punto di vista pubblicitario s’è furbescamente spinto molto sul fattore “proibito” della pellicola, ponendo l’accento sulle scene di nudo e sul binomio Amanda Seyfried-fellatio, quando in realtà si vede pochissimo o niente. Efficace perché da Lovelace esce un ritratto del mondo della pornografia assolutamente monodimensionale, semplicistico e manicheo che più o meno suona come: “Pornografia = Male”. Peccato perché il materiale di partenza poteva essere molto stimolante, ma in conclusione ci si rende conto di essere di fronte ad un’occasione sprecata. Al limite recuperate se ancora non l’avete visto Inside Gola Profonda. Basta non andare a comprarlo in edicola…

 

Immagine: una scena di Lovelace (Millenium Films / via)

 

54da1fe3c06675ff4ccfe97c_undici-logo-white.jpg