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Come si parla di libri in tv

Si parla di libri in televisione per diffondere l’amore per la lettura. Com'è stato fatto e chi lo deve fare? Una casistica ragionata da Baricco a Michela Murgia.

Nel 2013, su Repubblica, rispondendo a un lettore, Corrado Augias fa una distinzione tra critici e filologi veri e «semplici lettori informati (diciamo) alla quale iscrivo me stesso». Il critico vero «critica ovvero giudica, discrimina, sancisce (…) parla e sparla liberamente di un libro, lo elogia o lo stronca». Mentre il lettore informato «parla e basta, intendendo che si limita a segnalare i titoli che a suo (altrettanto libero) parere valga la pena leggere». Precisa Augias: «il lettore informato non “sparla” perché il suo compito è solo informativo».

Da alcuni mesi Augias conduce una trasmissione televisiva di libri, Quante storie, su Rai 3, con la partecipazione di Michela Murgia. La trasmissione ha sostituito Pane quotidiano – in cui ogni giorno si discuteva di un libro con l’autore in studio – condotta dal 2013 al 2016 dalla giornalista Concita De Gregorio. Quante storie è spesso al centro di polemiche molto accese per le stroncature del mercoledì di Michela Murgia. Le reazioni degli autori alle stroncature sono state scomposte, a volte offensive. Non è facile parlare di libri in tv, è ancora più difficile parlarne male. Fa bene Michela Murgia a stroncare in tv? Come presentare i libri senza ridurre il tutto a promozione? Ci hanno provato in tanti.

Nel 1994 Alessandro Baricco conduce in tv la trasmissione Pickwick: «Baricco sarà, insieme a Giovanna Zucconi, il conduttore di Pickwick, la nuova Babele, il programma che su Raitre parlerà di libri al posto di quello realizzato da Corrado Augias» (si leggeva allora su Repubblica). Prima di Pickwick di Baricco, infatti – ventitré anni fa – Corrado Augias conduceva una trasmissione di libri, Babele (1990-1993). Baricco aveva già scritto Castelli di rabbia, e Oceano mare. Pickwick era annunciata come una trasmissione che non avrebbe promosso libri, e non avrebbe ospitato autori a parlare delle loro ultime uscite in libreria. «La mia – dice Baricco presentando il programma – non è una trasmissione interna alla società letteraria, come accadeva per Mixer cultura di Arnaldo Bagnasco o per Babele di Augias. Non è un programma, come si dice, di servizio». E aggiunge: «Io voglio trasmettere la passione per il leggere e sarà difficile citare libri brutti».

Baricco parla di Conrad e Céline invece che di Tamaro o De Carlo, perché le polemiche dell’epoca lo convincono che altrimenti finirebbe a rendere i libri una questione «provinciale» in cui si va «dall’insulto alla chiacchiera un po’ snob». Pickwick è un successo. Baricco si arrotola le maniche della camicia e porta le pagine dei classici sul piccolo schermo. Baricco affabula e fa lunghi silenzi. Baricco viene idolatrato e attaccato duramente. Come si permette di semplificare così i classici? Come si permette di usare quel tono da maestrino? Racconta Omero, Hemingway, Kafka, Svevo, Flaubert, Melville. Le librerie si riempiono di persone che vogliono comprare i libri di cui hanno sentito parlare da lui in televisione. Il giovane Holden e Una donna virtuosa di Kaye Gibbons vanno in classifica.

Per anni, gli autori di libri hanno desiderato partecipare al Maurizio Costanzo Show. «Se una persona ha scritto un libro, andare al Maurizio Costanzo Show significa far sapere a due o tre milioni di persone che quel libro è uscito», scriveva Armando Fumagalli nel libro Le logiche della televisione (Franco Angeli). «Anche se di un libro si parla male, anche se lo si prende in giro, gli effetti per le vendite sono positivi», spiega Fumagalli. Effettivamente, anni prima, nella trasmissione di Renzo Arbore Quelli della notte si faceva ironia sul titolo di un romanzo allora sconosciuto, dell’altrettanto sconosciuto Milan Kundera: L’insostenibile leggerezza dell’essere e quel semplice fatto contribuì alla rapida diffusione del romanzo.

La trasmissione che da anni garantisce un impressionante aumento di copie vendute è Che tempo che fa di Fabio Fazio. In pochi minuti anche libri considerati difficili diventano avvicinabili. Uno dei casi più eclatanti, nel 2012, è la congiuntura con Roberto Saviano, un altro Re Mida dell’editoria. Saviano parla in tv di: «Questa poetessa dal nome impronunciabile, Szymborska, polacca, mi è sempre venuta in soccorso nei momenti più difficili (…) in questo momento è quello che io consiglierei a chi si sente totalmente sull’orlo del baratro», dice Saviano. Dà la sua parola d’onore che anche chi non ha mai letto poesia si troverà a suo agio in quelle pagine. «Aveva appena finito di leggere l’ultimo verso di una poesia di Wislawa Szymborska – scrive giorni dopo su Repubblica Raffaella De Santis – che già su Amazon erano state vendute ottocento copie del libro». Adelphi fa due ristampe da 15mila copie, la prima va esaurita subito.

'Che Tempo Che Fa' - Italian TV Show

Negli anni le trasmissioni di libri sono state tante e di natura diversa. La più duratura è Per un pugno di libri (un quiz letterario che prosegue dal 1997 senza sosta, attualmente presentato da Geppi Cucciari); Milonga Station con Carlo Lucarelli e Simona Vinci; Masterpiece, il talent per giovani promesse della narrativa; Daria Bignardi, dopo aver condotto per anni la trasmissione di libri in radio La mezz’ora Daria (1995-2009) e il programma A tutto volume, ha portato a Le invasioni barbariche autori come Alessandro Piperno e Violetta Bellocchio; c’è poi l’intramontabile Cult Book di Stas’ Gawronski.

Con le stroncature di Michela Murgia a Quante storie si torna a parlare di libri come si faceva prima di Baricco. Riemergono le polemiche che Baricco scartò in quanto provinciali, consapevole dell’inevitabile deriva dei toni verso l’insulto o verso la chiacchiera un po’ snob (Baricco diceva di non avere voglia neanche di “citare libri brutti”). Forse proprio Corrado Augias, conduttore di Quante storie, dovrebbe ribadire la distinzione tra critici e lettori informati. Non usando le categorie e le argomentazioni del critico, Michela Murgia dovrebbe forse limitarsi a segnalare titoli: «il lettore informato non “sparla” perché il suo compito è solo informativo», sosteneva Augias.

Se parlare di libri in tv è complicato, criticarli è quasi impossibile. Critica letteraria è soprattutto capacità di produrre argomenti. Critica letteraria vuol dire pensiero analitico, implica sempre una lotta della complessità contro la semplificazione, la critica è essa stessa legata strettamente alla scrittura. La critica, specialmente in tv, si dovrebbe caratterizzare da uno stile diverso da quello televisivo (ironia, battute, chiacchiericcio, slogan, etc.), e nella stroncatura, per prima cosa, l’autore dovrebbe dimostrare di essere in grado di saper valutare. Serve tempo, serve la pazienza dell’argomentare, il tempo che in tv manca sempre.

 

Immagini Getty Images, eccetto fotogramma di Baricco che presenta Pickwick (Youtube).

 

 

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