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L’erba di Gardaland non è la più verde

Chi non è mai entrato nel corpo di Eva può saltare la lettura di questo pezzo. Ha poco senso capire l’assenza di un’attrazione che consisteva nella silhouette di una donna con i capelli biondi, Eva, al cui interno c’erano tutti i crismi del corpo umano capibili da un under 10. Quando tolsero Il corpo di Eva e lasciarono posto alla Nuvola, banale esempio di giostra da fiera paesana ma in formato maxi, i cultori di Gardaland già avvisarono uno scricchiolio nel Parco di Divertimento d’Italia. Qualcosa si stava rompendo, le tazze di ceramica potevano ancora concorrere con il servizio da tè (euro)disneyano e poi gli Egizi, con quel raggio verde alla fine del tunnel, erano ancora un esempio illuminato di attrazioni intelligenti che neppure le ricostruzioni di Piero Angela avrebbero sostituito.

 

Perché Gardaland non è Disneyworld. Poi però raggiunta l’età in cui Gardaland diventa una scelta autonoma e la gita di un giorno si riassume in quante volte consecutive si riesce a salire sul Blu Tornado (millenni dopo le attrazioni di cui sopra) il parco di divertimento del nord Italia assume un’altra faccia. Prima di tutto le dimensioni si fanno più schiette: piccolo il corpo grandi gli spazi. E viceversa. Secondo la nuova piantina di Gardaland 2011 le attrazioni in forza al parco hanno numeri e performance da competizione europea (vedi Raptor news di stagione che prevede la discesa in picchiata più veloce d’Europa)  eppure non si spiega come la patina del declino sia avvertibile più dell’afa-da-coda. Poco prima del giro della morte di rito, sulle classiche Magic Mountain, si vede l’orizzonte che circonda il parco che oltre al lago di Garda prevede – da qualche anno- un bel residence stile fiaba con castelli alla Neuschwanstein ma con meno azzurro Disney, che continua ad espandersi. Anche se per quel “regno” formato mignon il proprietario del Parco di Divertimenti che in più di 30 anni ha continuato a battere Mirabilandia, ha toccato il fallimento. E come ogni giro della morte che si rispetti, l’amministrazione si è rifondata con più velocità verso costruzioni e attrazioni dai costi folli, vedi trittico di nuove giostre acquatiche.

 

Profondo rosso. Giro della morte dicevamo, ecco allora che  il vuoto d’aria allo stomaco dura pochissimo ma ritorna. Così una volta risanato un po’ di debito da costruzioni edili poco edificanti per rimpinguare le tasche di Prezzemolo il patron (o chi per esso) ha deciso di giocare sul desiderio (morboso) di chi voleva replicare le attrazioni più folli almeno 4 volte di fila. Neanche cinque anni fa arrivano le Card Express: un limitato numero di pass dal costo aggiuntivo (di 15 euro) che permettono di saltare le code e ripetere X volte la giostra di turno. E Gardaland per salvarsi dal fallimento apre i privé. Stessa dinamica dei locali che rischiano la bancarotta. Ancora una volta le casse, grazie agli adolescenti under 18, si riempiono, anche quando nessuno mangia più le mele caramellate (grande must di Gardaland). Se nel 2005 Forbes lo segnalava tra i parchi di divertimento con fatturati ottimi, nel 2006 Gardaland era dato in profondo rosso, poi il rifinanziamento di Regione and Co gli avrebbe garantito tre anni di ripresa. E la ripresa c’è stata, ma qualcosa continua a rompersi, e neanche troppo piano.

 

Anche i sempreverdi appassiscono. Le ultime news dal mondo di Prezzemolo prevedono che il testimonial di verde vestito sia lentamente battuto dal SpongeBob, spugna che asciuga davvero tutti i dolori di Gardaland tanto da vendere di più in fatto di gadget-souvenir rispetto al sempreverde Prezzemolo. Mentre il cinema dinamico dedicato al Re Mida di Nickelodeon finisce con l’accogliere tutti i bambini del parco (mentre le altre giostre stanno a guardare). E soprattutto porta il product placement come religione: enormi pubblicità di merendine piazzate come box items e desideri presi pari pari dalla tv. Rimane però una chicca che Prezzemolo, nel disastro generale delle ultime stagioni, è riuscito a preservare: un rompicapo per i grandi e il primo spavento da giostre per i piccoli, l’Albero di Prezzemolo rimane un trip di colori e dimensioni dove le pareti girano su loro stesse e voi non capirete dove siete, perché anche il cartello dell’uscita di sicurezza è a testa in giù (unico disarmante segno di non peter-panismo rimasto a chi le attrazioni non le capisce).

 

Anche questa stagione Gardaland si è salvato, per quanto le ali di un uccello preistorico (Raptor montagna russa con sedili appesi alle ali quindi braccia e gambe in caduta libera) abbiano evitato al Parco dalla débacle prevista dal rosso continuo, l’atmosfera da Serie B aleggia e fa male al cuore. Una non attrazione come Inferus (pessima ricostruzione della Casa degli Specchi in versione animata e dark, cioè attori che interpretano macellai da gironi danteschi) è il colpo di grazia per chi ai vuoti allo stomaco (e alle altezze) non pensa più ma riempie (con poco) spazi e capannoni per strappare un urlo. Di nervoso.

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