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Le vecchie dello Strega

Come da tradizione, siamo stati nel ninfeo di Villa Giulia a Roma per la serata di gala del Premio Strega. Fra ottuagenari molto peculiari, buffet molto affollati e vincitori molto annunciati.

Sono tante. Vestono soprattutto di giallo, di rosso, di nero. A pois. Con cuffiette, nastri, velette; con orecchini a forma d’aragosta, di gambero, di serpente. Sono molto scollate. Non si vedono quasi mai in giro. Solo allo Strega.

C’è tutta una terza età gloriosa a Roma, che palpita nei taxi, al volante, nei bar; chiome candide maggioritarie, la città è loro. Però la terza età che arriva allo Strega è peculiare, si prepara ogni anno con cura, con dedizione, stando nascosta tutto l’anno per poi scendere qui a Valle Giulia e comparire nel museo etrusco come in un’apparizione, come in “Thriller” o nel battesimo di Rosemary’s Baby. Anche giovedì sera. Diverse molto grasse, tinte, con capelli corvini molto lunghi, fasciate di pelle, con rossetti rossi. Molto aggressive, anche. Chiuse in casa o in villa tutto l’anno, questa è la loro serata. Ci sono le extralusso, come Marisela Federici, bellissima, levigata tipo porcellana di Meissen, età imprecisata, figlia di un presidente della Repubblica venezuelana, un ex marito libanese petroliere Tamraz (Tamoil) e un marito attuale costruttore romano, già forse morosa di Susanna Agnelli, famosa cantatrice in spagnolo alle altrui e soprattutto sue feste, alla villa “La Furibonda” sull’Appia Antica (sunset boulevard romano, “Appia dei popoli” nel mito collegato ai fasti di Claudio Martelli). C’è Gisella Sofio (1927) già protagonista di Accidenti alle tasse (1951) di Mario Mattòli; ma ci sono soprattutto le tante anonime, e aggressive. Si buttano sul buffet, momento critico di ogni Strega, con menu immutabile – gnocchetti sardi alla panna, spaghettini al pomodoro, mozzarelline di bufala – e ce n’è sempre una che spintona, e te ne trovi sempre una sotto, da calpestare, e una che ti mette una manina nel piatto.

Si buttano sul buffet, momento critico di ogni Strega, con menu immutabile e ce n’è sempre una che spintona, e te ne trovi sempre una sotto, da calpestare, e una che ti mette una manina nel piatto.

Non si scusano, e amano soprattutto i dolci; quando il cameriere annuncia «allora vado? Tajo? Tajo er gelato?» con sorriso provocatorio, e si accinge con una scimitarra a tagliare i tortini di creme e di frutta, davanti alla platea di ottuagenarie pronte a tutto, si pensa naturalmente alla scena dell’assalto al buffet del pranzo in villa della Grande Bellezza, col cardinale gastronomico, e il camerierino che chiede «aiuto». Qui, invece, personale temprato, impassibile, forse appartenente a forze speciali di qualche catering israeliano; e nessun timore: un altro cameriere di lungo corso, infatti, in confidenza: «so quarant’anni che faccio sto mestiere. Ma cattive come allo Strega, mai». Le vecchie dello Strega quando non mangiano si fanno delle foto con Francesco Piccolo perché sanno già che vincerà, non considerano neanche gli altri; mangiano molti cioccolatini Strega ma disdegnano come tutti il liquore (mentre i camerieri-pusher, al bar, lo caldeggiano anche sotto forma di un «cocktail Strega», e tutti: «ah, no, grazie», mi dia piuttosto una grappa-limoncello-acqua). Un gruppo di milanesi, alla prima volta al ninfeo, si spaventa per l’attacco militare al buffet, cena fuori, in trattoria, e rientra; e rileva la quantità abnorme di iPhone a visualizzazione ingrandita, per ipovedenti.

Gli anziani maschi dello Strega sono un’altra cosa: decorativi e eleganti, stanno calmi: il banchiere-amico di regine Mario d’Urso, Angelo Guglielmi, Walter Pedullà, Enzo Golino; manca Cesare Romiti che normalmente troneggiava nel tavolo Rcs, scendendo a valle dal palazzetto di via Pinciana ristrutturato da Gae Aulenti, accanto a quello dei marchesi sporcaccioni Casati-Stampa.

Un gruppo di milanesi, alla prima volta al ninfeo, si spaventa per l’attacco militare al buffet, cena fuori, in trattoria, e rientra; e rileva la quantità abnorme di iPhone a visualizzazione ingrandita, per ipovedenti.

Ancora, quest’anno: molti signori anonimi forse importantissimi nei primi tavoli sotto palco, con bastoni dai pomi d’argento e d’avorio accatastati – all’uscita, uno basso coi baffetti, aria da Scuola Cavalleria Pinerolo, chiamato da tutti «avvocato», forse esponente di primarie massonerie, riceve il saluto militare dai carabinieri presenti. «Quest’estate però fa più fresco», continuano a sottolineare i vecchi con le vecchie, e «non ha piovuto come l’anno scorso». Dunque molto bene. Le vecchie sono entusiaste; la cerimonia cade «il primo giovedì di luglio» come ogni anno, solitamente il giorno e il luogo più caldo in questo catino arroventato dai fari Rai, però quest’estate nessuno smottamento di rimmel e mascara sotto le volte dell’Ammannati. Anche le chirurgie famigliari resistono bene ai sudori – gruppi di nonne e figlie e nipoti con gli stessi zigomi e nasi rivisti da chirurghi evidentemente restii alle mode.

Le vecchie, quando non mangiano i dolci, importunano i sindaci; che quest’anno sono due, con equivoco come l’anno scorso. C’è Marino alla prima uscita al Ninfeo, e c’è Alemanno che alimenta l’equivoco, ricevendo gli omaggi di qualche vecchia poco aggiornata (aveva fatto finta anche l’anno scorso, in assenza di Marino). Un’altra, però, alzando il sopracciglio: «io però ero piuttosto molto amica del papà di Carraro» (Franco Carraro, sindaco di Roma 1989-1993).

Diverse vecchie sono invece Amiche della Domenica e dunque votano, dunque sturbo per questo Strega renziano con voto elettronico («pochissime schede nulle, hai visto?» – notano degli esperti giovani, che segnano su agendine i voti delle tornate, tipo bookmaker, o li whatsappano a non si sa chi, che poi c’è la diretta televisiva e tutto, dunque non si capisce la ragione). Però – nota un’altra – per chi vuole ancora votare cartaceo hanno ingrandito le schede, che con le diottrie e le miopie creavano spesso difficoltà. Un’altra giovane informa seriamente: «le primarie dello Strega le fanno a Benevento». E una grande vecchia, invece, definitiva, a un giornalista: «sia ben chiaro, io leggo solo Il Tempo, però da quando non c’è più Gianni Letta non è la stessa cosa».

Una delle giovani migliori è quella in rosso, una volta (giuro) ci ho parlato, ha detto che fa la «giornalista psicoanalitica», è famosa perché la si può trovare sempre a qualunque ora a qualunque inaugurazione o convegno o dibattito o apertura di valigeria o tabaccheria, sempre molto in ordine, spesso in tailleur rosso come stasera, il male di vivere le si legge solo nello sguardo e nel capello un po’ sfibrato. Gira solo ed esclusivamente con la mamma. E la perde nella folla, e poi la ritrova. Un’altra vecchia ferma Nicola Porro e gli dice se si può fare una foto con lui, e se non si ricorda di lei, che non è possibile, è stata sua ospite a “In onda”; lui dice di no, che non se la ricorda, lei precisa: «ma ospite nel pubblico!»; e presenta anche un suo commercialista, anche lui suo ammiratore. Anche lui va spesso a fare il pubblico, però da Vespa.

Rimangono comunque tutte eccitate per questo Strega “col fresco”; l’anno scorso dopo l’acquazzone l’erba del pratino già scivolosa aveva provocato diverse cadute (i vecchi infatti son più furbi, non si alzano, stanno al loro tavolo, sorvegliano i bastoni, che qualche altro vecchio non glieli rubi). Quest’anno invece il giardino è compatto e le sedioline dorate non sprofondano, le vecchie possono andare a giocare. C’è una vecchia che è la sosia identica di Camilla Parker-Bowles, e forse è lei. La migliore però è una un po’ grossa, molto anziana e molto rosata di carnagione, paffuta, vestita da enorme bambina, con un grande ciripà, anch’esso rosa, e una cuffietta con fiocco in testa. Sta quasi sempre seduta, nella sua poltroncina nell’erba, vicino all’uscita, tipo signora dei bagni dell’Autogrill, quelle col cestino per le monetine. Mangia tanti cioccolatini al liquore. In silenzio. Le altre vecchie le passano davanti con aria interrogativa: ma lei non saluta nessuno.

 

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