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Last of the Unforgiven

La puntata di oggi di The Unforgiven è un po’ come quegli episodi delle serie televisive fatte solo di flashback e di golden moments. Il problema è che uno degli sceneggiatori venerdì scorso è stato alla fiera del castagnaccio a Chattanooga, Tennessee, ha mangiato tantissimo castagnaccio – di cui va ghiotto, ma di cui è sfortunatamente anche allergico – e ha passato il resto della settimana malatino sul divano a guardare il canale del Gambero Rosso. Inutile dire che non ha scritto una riga una. Per cui, una volta sul set, ha estratto la magica carta della puntata fatta solo di flashback e golden moments. Oggi qui va un po’ così. L’unica differenza è che la causa di questa scelta non è da attribuire al castagnaccio, ma al fatto che questa è l’ultima, ultimissima puntata di The Unforgiven.

Ebbene si, amiche e amici, si chiude un ciclo. È arrivato il momento di guardare avanti e cambiare rubrica. Non di soli casi umani si può saziare la vostra curiosità! Anche perché 1) ogni volta che viene scritto un Unforgiven, un grosso velo di tristezza (quasi una trapunta) cade sul sottoscritto, che poi passa le seguenti giornate a riguardare tutto quello che si trova del personaggio in questione, ascoltando a volume altissimo Amici Mai di Antonello Venditti 2) Dopo un po’ gli Unforgiven finiscono. Ce ne sarebbero molti altri, in realtà. Tipo quello del catering di Genitori in Blue Jeans che una volta ha lasciato un debito di 4 dollari al bar della produzione e da allora in molti lo prendono in giro chiamandolo “il pulciaro”. Ma magari non è così interessante. Per cui, con questo episodio riassuntivo, salutiamo tutti i nostri tristi, tristissimi eroi.

Vi ricordate del bellissimo Rob Lowe? È praticamente a lui che dobbiamo l’invenzione del sex tape. Grazie Rob, senza il tuo contributo forse non avremmo mai scoperto in età adolescenziale gli incredibili skills che Pamela Anderson mostrava a Tommy Lee in quella vecchia e consumata VHS che “ti giuro mamma, non è mia: la tengo a un amico!” E che dire dell’altrettanto bello Edison Chen che, per un banale guasto al computer, ha visto la sua carriera crollare? Quando passi la tua vita a infilarti tra le lenzuola altrui, non c’ è da stupirsi se poi le triadi mettono una taglia sulla tua mano. Salutiamo anche il gonfissimo (oggi. Un tempo era bello come un dio greco) Edward Furlong che, nel momento più basso della sua carriera di drogato, è stato arrestato mentre molestava delle aragoste. Come diamine si molesta un’aragosta? Quante cose che dobbiamo imparare ancora! Qualche trucco avrebbe potuto insegnarcelo forse la scomparsa Marylin Chambers. La stupenda attrice che, da pura e innocente testimonial per un sapone, è finita sul set di Behind The Green Door, uno dei classici della pornografia, scontando poi un esilio ipocrita e forzato dalla Hollywood che conta.

L’abbiamo conosciuto che rimirava con fare assorto dei sacchetti di plastica trasportati dal vento. Poi Wes Bentley ha pensato bene di drogarsi a più non posso, fino a scomparire quasi definitivamente dalle scene. Ma forse oggi potrebbe tornare a lavorare. Cosa sicuramente non potrà fare il comico del muto Fatty Arbuckle. Un po’ perché è morto da tempo. Un po’ perché l’accusa di stupro che lo investì nel 1921, lo trasformò da gigante simpatico a gigantesco mostro. Spostandoci verso la televisione, abbiamo ricordato anche Gene Anthony Ray, il Leroy di Saranno Famosi che è passato dal ballare sui televisori degli adolescenti di tutto il mondo, a fare le spaccate in qualche triste pub italiano, elemosinando i soldi per farsi un’ultima birretta. Un saluto anche al biondissimo Maculay Culkin, che dopo aver perso l’aereo ed essere diventato uno dei volti più onnipresenti dei ’90, è finito a dormire spesso nel ranch di Michael Jackson e a drogarsi a vanvera.

Tristissima anche la storia della povera Dana Plato: dopo aver sentito per anni e anni e anni il piccolo Arnold chiedere a suo fratello che cosa cavolo stava dicendo, ha deciso di prendere droghe come se non ci fosse un domani, rapinare videoteche e finire in filmetti lesbo, per poi spegnersi nel retro di un camper. Da tenero bambino prodigio a gonfissimo drogato in soli 25 anni. Questa la sorte di Brad Renfro, attore che con il viso sofferto e la vita sfortunata, ha quasi trasformato la sua realtà in un film di Larry Clark. La leggenda vuole che interpretare il ruolo di Superman non porti benissimo: molto probabilmente la nascita di questa superstizione parte da George Reeves, il primo Uomo d’Acciao televisivo, rimasto imprigionato per sempre in un personaggio che non concedeva errori, neanche quando si era troppo vecchi . La stessa prigionia che devono aver provato due giovani attori televisivi. Da una parte Adam Rich, incessantemente identificato come il più piccolo della Famiglia Bradford. Dall’altra la povera Anissa Jones, la bambina di Tre Nipoti e un Maggiordomo che dopo aver parlato da sola a lungo con una bambola, ha deciso di bruciare un capitale in droga, morendo a soli 18 anni.

Senza dimenticare l’Unforgiven tra gli Unforgiven: Corey Haim. Il capostipite di una nuova generazione di teen idols che ha segnato indelebilmente gli anni Ottanta. Un successo senza precedenti e contemporaneamente una vita disastrata e disastrosa sotto gli occhi di tutti. La consapevolezza di un talento sprecato e l’incapcità di fermarsi anche di fronte al baratro. I video promozionali per far vedere a tutti che si è di nuovo in forma, rovinati dal fatto che si è deciso di presentarsi sul set completamente strafatti a meno di 18 anni. Le bugie e le richieste d’aiuto fatto al solo amico che ti resta. Vendersi i denti e i capelli per potersi fare. Per poi essere dimenticati da tutti, in primis da Hollywood che non ti cita nemmeno nel In Memoriam durante la serata degli Oscar. Ci mancherete, amici. Se la cosa vi può interessare, noi vi abbiamo perdonato.

Alla settimana prossima, con una rubrica nuova fiammante.

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