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Corbyn, resistere non serve a niente

Buzzfeed pubblica dei leak del team di Corbyn che provano la grande ambiguità della sinistra inglese sulla Brexit, mentre il Labour continua la sua caduta libera.

Quando Jeremy Corbyn, leader del Labour britannico, tenne uno dei suoi rari discorsi sull’Europa prima del referendum sulla Brexit, molti commentatori ironizzarono: per fortuna che dietro di lui c’era la scritta «Remain», altrimenti tutti avremmo pensato che stesse formulando uno strepitoso endorsement per il Leave. Oggi sappiamo che quella non era una battuta: una serie di leak pubblicata dall’edizione inglese di Buzzfeed dimostra che il team corbiniano – in particolare il suo capo della comunicazione, Seumas Milne, ex del Guardian – è stato piuttosto riluttante, per usare un eufemismo, nel delineare una proposta pro Europa alternativa o almeno complementare a quella dei conservatori. Ancora oggi Corbyn non riesce a difendere la cosiddetta “Soft Brexit”, quella che manterrebbe il Regno Unito dentro al mercato unico europeo: c’è chi dice che tale ritrosia non è troppo sorprendente visto che l’idea del mercato unico era di ispirazione thatcheriana, ma l’ortodossia ideologica di Corbyn non riesce a curare il rimpianto della Brexit, né solleva il Labour dalle sue responsabilità nell’esito del referendum.

I conservatori hanno pagato le loro divisioni sull’uscita dall’Unione Europea nel modo più brutale e spettacolare possibile: il nuovo governo di Theresa May ha fatto a pezzi l’eredità del suo predecessore, quel David Cameron che si è dimesso da premier e ora anche da parlamentare (si sprecano gli articoli sulle sue figuracce, nell’attesa che il tempo passi e si riesca a fare un bilancio lucido del suo mandato e del cameronismo, per non parlare dell’ironia sul suo cancelliere dello Scacchiere George Osborne che, malamente cacciato dalla May, è tornato a vivere a casa dei suoi genitori).

Jeremy Corbyn Attends Campaign Rallies In Yorkshire

Anche all’interno del Labour sembrava aperto il regolamento dei conti: all’indomani del voto, ci fu una mozione di sfiducia dei parlamentari contro Corbyn, si organizzò una nuova sfida per la leadership, si discusse parecchio – in modi non sempre edificanti – di chi potesse disarcionare Corbyn, ma dopo qualche mese lo slancio è andato perduto.

Entro fine settembre si conteranno i voti, si vedrà se il prescelto per la contesa, Owen Smith (una versione appena più moderata di Corbyn), otterrà qualche consenso, ma a oggi nessuno dentro al Labour pensa che Smith abbia qualche possibilità di riuscita (anzi: le sue chance, per la maggior parte dei laburisti, sono pari a zero). Poiché le previsioni sono spesso sbagliate e nessuno si fida più, alcuni ricordano che anche quando ci fu il celebre fratricidio dei Miliband nessuno dava per vincente il piccolo Ed, che pure si impose su David. Ma il ricordo serve soltanto ad alimentare la nostalgia per una fase del partito in cui le lotte erano crudeli, ma la vivacità del dibattito era ancora palpabile. Per scegliere tra un Corbyn e una sua versione più modesta – e ben più goffa: non si contano più le uscite maldestre di Smith, l’ultima in un’intervista al Mirror in cui racconta di aver conquistato sua moglie Liz combattendo una pletora di rivali in una scuola in cui c’erano 1.200 ragazzi e tre solitarie ragazze: questa è, secondo lui, garanzia di leadership e di vittoria – tanto vale tenersi quello originale.

Jeremy Corbyn Attends Campaign Rallies In Yorkshire

La rivoluzione di cui il Labour avrebbe bisogno ha dimensioni ben più grandi di questo eventuale make up, ma i laburisti ammettono che non hanno ancora trovato un’alternativa a Corbyn. Il quale intanto è alla guida del partito già da un anno – sembra un secolo, sì – e in questi ultimi giorni il suo anniversario è stato celebrato in modo tutt’altro che festoso. Uno degli articoli più spietati è stato pubblicato dall’Independent, che mette in fila tutti gli scontri sterili che il Labour ha avuto con i Tory, e sottolinea come Corbyn abbia da sempre badato più a galvanizzare se stesso e il suo elettorato che a proporre qualcosa di fattibile per il Paese. In questo è stato formidabile: grazie all’alleanza con il movimento Momentum gli iscritti sono aumentati, i comizi si sono riempiti, la sua popolarità è aumentata.

Se ci si avvicina a uno di questi incontri bisogna stare attenti a pronunciare alcune parole e alcuni concetti – ovviamente Tony Blair non va mai citato, nemmeno per sbaglio, a meno che non siate disposti a rimpolpare storie complottarde su di lui – ma che ci sia un nuovo attivismo corbyniano è innegabile. Il problema che però preoccupa tutti i laburisti, quelli che non sono riusciti a fornire un’alternativa credibile e quelli che rassegnati si sono adattati, è che nei sondaggi questo Labour non ha alcuna chance di vincere contro i Tory di Theresa May. Anche la sfida di giugno nasceva dall’esigenza non tanto di sbarazzarsi di Corbyn, quanto di approfittare della crisi dei conservatori per rilanciare il partito con un nuovo progetto: con Corbyn non si vince, dicevano tutti, troviamo un sostituto che non sia tacciato di responsabilità sulla Brexit e proviamo a chiedere elezioni anticipate.

Jeremy Corbyn Attends Campaign Rallies In Yorkshire

Oggi di elezioni anticipate non parla più nessuno, così come l’ipotesi di un altro referendum è sfumata nell’indifferenza di Corbyn, che prova a rimanere dov’è – è questa la sintesi perfetta della fine del progressismo: l’immobilismo caparbio di Corbyn – e a continuare la sua politica anti libero mercato, anti Europa, anti Nato, anti riforme, antisemita in linea con i movimenti populisti che agitano il continente. L’ala moderata del partito non riesce a trovare un argine al corbynismo, l’unico con l’aria e la tenacia del leader è da poco diventato il sindaco di Londra: non gli conviene ancora giocarsi tutto per salvare un partito che ha deciso, un anno fa, di rinunciare al business di vincere le elezioni.

Fotografie: in copertina e testa incontro pro Corbyn tenutosi a Brighton il 13 settembre (Olivia Harris/Getty Images); all’interno un portfolio da un incontro nello Yorkshire del settembre 2016 dove Corbyn ha parlato al sindacato nazionale minatori (Mary Turner/Getty Images).
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