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La notte di Sanders e Trump

In New Hampshire vincono i due favoriti. Perde (male) Hillary Clinton, Rubio accusa nelle urne il colpo subito dagli altri moderati repubblicani. E adesso?

Alle primarie del New Hampshire sono stati rispettati i pronostici, ha vinto Donald Trump tra i repubblicani e ha vinto Bernie Sanders tra i democratici. Ai secondi e terzi posti invece ci sono state sorprese e parecchie amarezze. Hillary, prima di tutto: ha perso malissimo, ottenendo il 34 per cento contro il 60 di Sanders, e anche se si sapeva che il suo avversario era destinato a fare benissimo nell’est liberal dell’America, i dettagli di questa vittoria sono tutti preoccupanti. Il voto femminile è andato a Sanders, anche in New Hampshire in cui le donne non sono in media giovanissime, il voto dei giovani anche, come già era chiaro, ma anche il voto dei 30-50enni si è spostato molto verso il senatore del Vermont. Hillary va forte tra i sessantenni insomma, e questo affossa ancora di più la possibilità per lei di posizionarsi come un candidato del futuro. Si era capito che la corsa della ex first lady non sarebbe stata facile come appariva soltanto qualche mese fa, ma adesso sembra invero difficilissima. Resta solo, banalmente, il fatto che sarebbe la prima presidente donna, ma come dicono molto femministe: “Non c’è niente di più sessista che votare una donna perché è donna”.

Democratic Presidential Candidate Bernie Sanders Holds NH Primary Night Gathering

Nel campo repubblicano, Trump si conferma il frontrunner, nonostante le ritrosie dell’establishment e il terrore di buona parte dell’elettorato. Ted Cruz è arrivato terzo, è il candidato più conservator-religioso in corsa, sapeva di non poter andare bene in New Hampshire, ma si prepara ai voti nel sud con ancora molta speranza. Il fronte cosiddetto moderato si è frantumato e mai come questa notte il chiacchiericcio infinito che si fa a ogni tornata elettorale sulla necessità di un candidato indipendente – leggi: Michael Bloomberg – è stato tanto realistico. John Kasich, che è considerato il vicepresidente perfetto per le sue idee e per la sua provenienza, l’Ohio, è arrivato secondo: aveva investito tutte le sue (poche) risorse in queste primarie, Kasich, ed è riuscito a imporsi. Ha raccolto comunque un quinto dei voti repubblicani, che non è molto, e che se serve a consolidare il profilo di ottimo e convincente compagno di viaggio in un ticket repubblicano, mostra la fragilità dei candidati più simili a lui. Marco Rubio è arrivato quinto, una sconfitta tremenda. L’ultimo dibattito – sì, i dibattiti negli Stati servono, cambiano le preferenze di voto – lo ha stigmatizzato come Rubio-bot, e da quel momento il senatore della Florida non si è più ripreso. Chris Christie, che è stato impietoso contro Rubio e che ha di fatto creato l’immagine del candidato-robottino, è andato malissimo pure se aveva investito tutto sul New Hampshire. Tornandosene a casa, Christie lascia indietro soltanto Rubio ferito insomma, che subisce i colpi dell’altro moderato, Jeb Bush, che ha perso il punto esclamativo nel logo e punta più su credibilità ed esperienza, ed è arrivato un soffio davanti a Rubio.

Quanto basta per continuare a infierire sul suo ex protetto, ora che si va in South Carolina e non contano più le camicie a quadrettoni della costa est o le ospitate al Saturday Night Live: contano i voti dei neri, la crisi economica, la cattiveria negli spot pubblicitari che sono tutti, programmaticamente, attacchi agli avversari. I moderati repubblicani si morsicheranno tra loro, sperando che uno di loro resti abbastanza intatto da poter sfidare gli “anti sistema”, Trump e Cruz. Hillary invece deve dare una svolta e dimostrare, come dice nell’articolo in copertina su Time, che lei resta sempre in piedi.

Nelle immagini: una giovane sostenitrice di Bernie Sanders; un elettore al voto in New Hampshire (Getty Images)
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