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La Lettura e il rinnovamento degli inserti culturali

Una mostra in Triennale diventa l'occasione per riflettere su dove stanno andando gli inserti culturali.

Un video recente mostra l’evoluzione delle prime pagine del New York Times dal 1852 a oggi: le minuscole foto dell’inizio occupano sempre più spazio evidenziando com’è cambiato il ruolo delle immagini nei giornali, soprattutto con il passaggio dal bianco e nero alle foto a colori. Alla Triennale di Milano si tiene una mostra sulle illustrazioni dell’inserto La Lettura del Corriere della Sera dove, attenendosi al gergo giornalistico, si sbatte da sempre l’artista in prima pagina. La mostra, dal 16 novembre al 3 dicembre, è anche inevitabilmente una riflessione sul ruolo delle immagini in quel sottobosco dai margini sfrangiati che è il giornalismo culturale. «La Lettura arriva in un momento [era il 2011, Ndr] non dico di stasi ma di acque chete nel panorama del giornalismo culturale italiano. C’erano il Domenicale, TuttoLibri, Alias, qualche inserto di giornali di provincia, tutti un po’ immobili nella forma e nei contenuti, focalizzati soprattutto sui prodotti culturali, sono quindi soprattutto strumenti di servizio», dice Giorgio Zanchini (il suo ultimo libro sul giornalismo culturale è Leggere, cosa e come. Il giornalismo e l’informazione culturale nell’era della rete, Donzelli 2016).

Di fatto, quando appare, il supplemento del Corriere segna uno spartiacque per il racconto della cultura nella stampa italiana, provando a svecchiare ciò che lo precede. Per Zanchini la Lettura «fa un’operazione che ha almeno quattro novità: punta molto sulla grafica, vivace, elegante, obiettivamente sono pagine molto belle; si affida molto a firme interne, scrittori intellettuali giornalisti politologi, che essendo del Corriere sono spesso di grande qualità. Molto più degli altri, accentua il taglio del giornalismo culturale italiano inteso come sguardo culturale sull’attualità. Più degli altri poi è un omnibus nel senso che non trovi soltanto pagine su tutte le forme culturali ma anche grafici, data journalism, classifiche».

Cinque anni dopo, quando nel novembre 2016 il quotidiano Repubblica presenta Robinson, questo progetto viene ancora percepito come una risposta alla sfida lanciata dalla Lettura. In questo arco temporale la Lettura ha cambiato non solo le aspettative dei lettori ma anche l’approccio dei collaboratori. Una delle firme storiche è lo scrittore Mauro Covacich, che spiega: «Be’, di sicuro ha cambiato me. La Lettura mi ha messo nelle condizioni di cimentarmi in una forma spuria tra la narrativa e il saggio, quel tipo di flânerie che ho sempre ammirato in scrittori come Sebald, Canetti, Kundera, e che ho provato a far mio, si parva licet, solo grazie all’orizzonte aperto da questo nuovo ascolto». Per Covacich la Lettura sembra aver trovato soprattutto un tono e un pubblico che prima non esistevano: «Cose troppo facili per un lettore di Alfabeta e troppo difficili per un lettore di romanzi d’evasione qui trovano l’interlocutore giusto. Anche la lunghezza, il formato a doppia pagina, favorisce un’andatura meno serrata, la possibilità di inserire qualche riflessione nel flusso del racconto o al contrario di rendere discorsivo, magari declinato sull’esperienza personale, un nodo teorico. È un luogo la cui frequentazione ha ampliato le mie prospettive di autore. Diciamo che, imparando a suonare un altro strumento, anche la mia musica un po’ è cambiata».

La Lettura

Dal 2015 il supplemento del Corriere si è parzialmente staccato dal quotidiano, dando la possibilità di essere acquistato in modo facoltativo in edicola, al costo di 50 centesimi. Una sfida che sembra vinta. Oggi la Lettura lavora con una squadra di collaboratori che lo contraddistingue. Il lettore sa di poter leggere le recensioni spassionate di Alessandro Piperno, di perdersi nelle riflessioni di Emanuele Trevi o di Francesco Piccolo, di ragionare sul mondo che cambia insieme a Teresa Ciabatti, Mauro Covacich o Sandro Veronesi. La varietà di firme permette di trovare articoli, tutti altamente leggibili, che vanno dalla cultura pop a quella dotta, dalla televisione alla politica, dalle mostre all’intelligenza artificiale (si può trovare nello stesso numero un’intervista a Cristina D’Avena, una panoramica sugli algoritmi di Google e un breve saggio su Stendhal). Rispetto agli altri inserti, come nota Zanchini, la Lettura punta su uno “sguardo culturale”, spesso fornendo strumenti di lettura, come piccole bibliografie.

A volte si ha l’impressione che l’inserto sia eccessivamente schiacciato sull’attualità, è raro che si parli di libri usciti in libreria già da settimane o da mesi, o che di un libro si torni a parlare più volte, proponendo magari voci che abbiano apprezzato e altre che siano state deluse da un romanzo. Questo schiacciamento sul presente – la corsa a raccontare eventi, festival e novità, la corsa a proporre anticipazioni, a puntare su libri del momento, mostre del momento, tendenze del momento – lascia troppo intendere che la cultura sia ormai preda di un continuo vorticare, e si comporti esattamente come tutti gli altri prodotti di consumo.

Eppure resta un inserto che ha una concezione inclusiva della cultura, tanto che già dai primi numeri tentò l’esplorazione di nuovi linguaggi, intercettando in particolare le forme di racconto e la produzione di immaginario che erano attive nei social network e nelle nuove tecnologie. La storia degli inserti culturali racconta fedelmente come cambia il concetto di cultura nei decenni. Ogni inserto allarga i confini, disegna il perimetro di cosa viene considerato cultura e cosa ancora resta fuori. La Lettura ha forse addirittura decretato definitivamente che la cultura sia praticamente tutto, e che sta soprattutto nello sguardo di chi legge. Di chi legge la realtà.

 

Illustrazioni di Antonello Silverini e Antonio Monteverdi, esposte alla Triennale di Milano, per gentile concessione de La Lettura
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