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La Grecia dalla A alla Z

Dalla A di Alba Dorata alla Z di Zorba, passando per la U di uscita dall'Euro. Vocabolario su Grecia e dintorni.

Golden Dawn protest In Athens
Alba Dorata – Terza forza politica del parlamento greco con diciassette seggi, Alba Dorata è salita agli onori delle cronache per le sue note posizioni di estrema destra, a cavallo fra rimandi al nazismo, alla dittatura greca che fu, alla xenofobia e al nazionalismo. Non fa parte del governo formato a gennaio da Alexis Tsipras, ma uno dei suoi fondatori, Theodoros Koudanas, all’indomani delle elezioni di gennaio aveva dichiarato la propria soddisfazione per la vittoria della sinistra radicale: «Tra sei mesi il suo fallimento di governo la farà scendere al 15 per cento, e tra due anni al 4. E sapete dove andranno quei voti? Andranno a noi di Alba Dorata». I sei mesi sono passati, Tsipras è ancora presidente e oggi Alba Dorata ha sostenuto con forza il NO al referendum indetto proprio da Syriza. In Italia, per restare al fronte del NO, piace molto a forze di estrema destra come Casa Pound – nel 2013 c’è stato anche un incontro ufficiale a Roma – e non sembra imbarazzare più di tanto le forze di sinistra partite alla volta di Atene per sostenere Syriza. Ha detto a proposito il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero: «Anche il Pci sovente votava con i fascisti del Mmi e non per questo ha smesso di fare opposizione alla Dc». Logica stringente.

BCE – Com’è noto, l’acronimo sta per Banca Centrale Europea. Si legge sul sito ufficiale dell’Unione Europea: «La Banca centrale europea gestisce l’Euro e definisce e attua la politica economica e monetaria dell’UE. Il suo compito principale è mantenere la stabilità dei prezzi, favorendo in tal modo la crescita e l’occupazione». Nel suo consiglio direttivo, oltre al presidente e al comitato esecutivo, siedono i governatori delle banche centrali dei paesi dell’Eurozona, per le quali funge da vero e proprio organo di coordinamento. Perché è così importante nella gestione della crisi greca? Perché, fra le sue funzioni principali, ci sono quelle di: accertarsi che le istituzioni e i mercati finanziari siano adeguatamente controllati dalle autorità nazionali, e che i sistemi di pagamento funzionino correttamente; garantire la sicurezza e la solidità del sistema bancario europeo; infine autorizzare l’emissione di Euro in banconote da parte dei paesi dell’Eurozona. Inutile sottolineare perché oggi gli occhi siano tutti puntati su di essa: dalle scelte che farà in queste ore dipende molto del futuro immediato della difficile situazione bancaria in Grecia.

Commissione europea – Insieme al parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea, è uno dei tre organismi su cui si regge l’architettura della politica europea. Ne fanno parte 28 commissari, uno per ogni paese membro dell’Unione. Il processo di nomina è un po’ complicato: il Consiglio ne indica il presidente, il quale poi a sua volta dev’essere votato a maggioranza dal parlamento. Una volta votato, il presidente a sua volta propone gli altri 27 commissari secondo le indicazioni dei singoli paesi. Anche questi vanno in seguito prima approvati dal parlamento e poi ufficialmente nominati dal Consiglio. Perso il filo? È la politica europea, bellezza. Per la cronaca: il presidente è il lussemburghese Jean-Claude Juncker. Un posto di rilievo lo occupa la “nostra” Federica Mogherini, Alto Commissario per gli affari esteri e vicepresidente. La Mogherini ieri sera verso mezzanotte ha twittato: «A Vienna per gli #IranTalks, ma in costante contatto con Bruxelles sulla #Grecia. Giorni dolorosi per tutti quelli che credono in un Europa unita». Juncker questa mattina terrà una conference call con gli altri leader delle istituzioni europee.

G7 Finance Ministers Meet In DresdenDraghi, Mario – È il presidente della Banca Centrale Europea dal 2011. Parteciperà anche lui stamattina alla conference call con Juncker e gli altri. Sul piatto il tema del giorno: garantire o meno liquidità alla Grecia dopo la scadenza dell’ultimatum e dopo il rifiuto dell’accordo certificato ieri nelle urne dal popolo greco? Da questa scelta dipenderà molto della futura permanenza della Grecia nell’Euro. Mario Draghi, con la sua gestione, ha impresso una svolta molto visibile al ruolo della BCE nella crisi europea, come molti addetti ai lavori chiedevano. Ha fatto sua la convinzione che una vera unione politica non può prescindere da una banca centrale con un ruolo forte. Resta celebre una sua frase del 2012: «Ho un messaggio chiaro da darvi: nell’ambito del nostro mandato la BCE è pronta a fare tutto il necessario (whatever it takes) a preservare l’Euro. E credetemi: sarà abbastanza». Finora effettivamente lo è stato: è alla BCE che dobbiamo relativa stabilità della zona Euro degli ultimi mesi nonostante la situazione delicata in cui si trova. Era difficile, ora viene il difficilissimo.

Eurogruppo – È l’organismo in cui si radunano i ministri dell’economia dei diciannove paesi che aderiscono all’Euro. È presieduto dall’olandese Jeroen Dijsselbloem. È all’interno di questo consesso che si è giocato il grosso della partita con la Grecia. Si riunirà martedì per fare il punto dopo il trionfo del No al referendum. Le note ufficiali parlano dei “diciotto membri” su diciannove convocati per la riunione. Tutti tranne la Grecia, va da sé.

++ Quirinale: Fassina,vicenda Cofferati pesa notevolmente ++Fassina, Stefano – Fuoriuscito dal Partito Democratico in forte polemica con la linea del segretario Matteo Renzi, dopo aver lanciato un suo progetto politico sabato a Roma, è volato alla volta di Atene per sostenere Alexis Tsipras e il fronte del NO. Non era solo: con lui, fra gli altri, Beppe Grillo e Alessandro Di Battista del M5S, Nicola Fratoianni di Sel, Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista, Alfredo D’Attorre della minoranza del Pd. Divisi dalle esperienze politiche, i politici di cui sopra sono accomunati da un convincimento: Alexis Tsipras è l’ultimo baluardo contro la deriva di un’Europa a trazione tedesca. La pensano così anche altri esponenti politici italiani i quali, dall’esperienza di Syiriza (e da quella di Podemos in Spagna) stanno pensando di ripartire per costruire un nuovo progetto politico per la sinistra di casa nostra. In realtà, esiste un precedente recente: L’Altra Europa con Tsipras, lista che si è presentata alle scorse europee. Ha ottenuto il 4 % dei voti, eleggendo tre parlamentati europei, fra cui il giornalista di Repubblica Curzio Maltese e Barbara Spinelli. Nella serata di domenica Stefano Fassina ha commentato così la vittoria del NO su Twitter: «In Grecia vince la speranza: No a Memorandum di depressione economica e sudditanza politica. Cambiare radicalmente rotta del Titanic Europa».

Gabriel, Sigmar – Leader della Spd, il partito socialdemocratico tedesco, è vice cancelliere di Angela Merkel nel governo di coalizione del suo paese. È stato il primo, nella convulsa serata di domenica, ha commentare il risultato del referendum: «Tsipras e il suo governo hanno distrutto gli ultimi ponti sui quali Grecia e Europa avrebbero potuto incamminarsi verso un compromesso». In Italia lo ricordiamo per il convinto sostegno a Bersani, oggi molto meno critico del collega nei confronti di Tsipras, nelle elezioni non vinte del 2013.

Hollande, Francois – Presidente della Repubblica francese dal 2012. Socialista, sarà uno dei protagonisti delle prossime ore. Stasera è prevista a Parigi una cena ufficiale con Angela Merkel. Tema scontato: le conseguenze del referendum greco. Alcuni analisti indicano come molto importante il suo ruolo: potrebbe essere uno dei pochi a convincere Frau Merkel a virare verso un compromesso con la Grecia. Il menu della cena non è stato reso pubblico.

Italia – Per anni siamo stati considerati “la prossima Grecia”. Alcuni lo sostengono ancora (peraltro alcuni di quelli che lo sostengono, e sostengono Tsipras, non ne appaiono neanche così dispiaciuti). Non la pensa così il premier Matteo Renzi, il quale ha più volte affermato negli ultimi tempi come l’Italia sia passata dall’essere uno dei problemi europei all’essere parte della soluzione. Lo capiremo presto. E sul famoso rischio di contagio? Non c’è, siamo fuori pericolo secondo quanto sostiene il nostro ministro dell’economia Piercarlo Padoan, che però nelle ultime ore si è fatto prudente dichiarando che «si deve evitare che il riacutizzarsi delle tensioni blocchi l’economia reale». Intanto per oggi è previsto il rientro dei molti politici italiani che ieri erano ad Atene, presumibilmente felici.

Lagarde, Christine – Christine Madeleine Odette Lagarde, avvocato ed esponente politico francese, dirige il Fondo Monetario Internazionale dal 2011. Insieme alla Banca Centrale Europea e alla Commissione Europea, fa parte della celebra troika con cui Alexis Tsipras si è più volte rifiutato di trattare e ha preteso che fosse formalmente sciolta. Il Fondo Monetario di Christine Lagarde gioca un ruolo fondamentale nella vicenda greca: è a questa istituzione che, secondo gli accordi, la Grecia doveva 1,6 miliardi di Euro entro la mezzanotte del 30 giugno. La prossima grande scadenza è il 20 luglio, data entro la quale il governo ellenico dovrebbe versare alla BCE circa 3,5 miliardi di Euro. Lagarde non ha ancora commentato il risultato del referendum.

GettyImages-479522716Ospedali – Uno dei peggiori risvolti della crisi greca è quello sanitario: i media internazionali avevano parlato di mancanza di budget per l’acquisto di medicinali (antidolorifici), forbici e altri strumenti di base già nel mese di maggio. Le cose sono anche peggio, naturalmente. Dal 2008 i tagli della spesa medica sono stati del 50 per cento circa (dal 6,3% del Pil al 3,9). Dottori, primari e ricercatori sono in fuga: la Grecia è da sempre stato uno dei paesi con più medici pro capite (6,2 ogni 1.000 abitanti, dati del 2010), ma molti di questi stanno lasciando il Paese o l’hanno già lasciato. John Ioannidis, un medico greco di base a Stanford, ha detto a Vox che l’87 per cento dei medici greci più citati nelle pubblicazioni non sono più in Grecia.

Podemos – È l’equivalente spagnolo di Syriza, o così almeno l’ha definito il presidente conservatore Mariano Rajoy. Quando al referendum il No, il fondatore di Podemos Pablo Iglesias ha commentato: «Oggi in Grecia ha vinto la democrazia».

Quantitative easing – Varato lo scorso gennaio dalla Bce di Mario Draghi il Qe è una misura straordinaria pensata per favorire il rilancio dell’economia dell’Eurozona. Alla lettera significa “alleggerimento quantitativo” e funziona in questo modo: la Banca Centrale Europea acquista a intervalli regolari una determinata quantità di titoli finanziari, perlopiù obbligazioni e titoli di stato a media e lunga scadenza. L’immissione periodica di denaro da parte dell’Eurotower, necessaria per acquistare i titoli di cui sopra, comporta alcuni vantaggi: l’aumento di valore dei titoli che viene innescato dall’acquisto massiccio da parte della Bce (che porta la domanda a crescere), determina un calo dei rendimenti netti e, considerando che le obbligazioni hanno un tasso fisso, riduce i costo del debito degli Stati. L’aumento di liquidità nelle casse degli istituti bancari, poi, può spingerli ad alleviare il credit crunch. Riportando “vivacità” nelle economie nazionali il Qe dovrebbe contribuire a fermare la deflazione, il calo dei prezzi al consumo. Da qui a settembre 2016 la Bce dovrebbe comprare titoli per circa 60 miliardi di Euro al mese: l’investimento complessivo andrebbe oltre 1000 miliardi. Non è la prima volta che il Qe viene varato, almeno fuori dall’Eurozona: lo hanno già fatto in passato la Federal Reserve, la Bank of England e la Bank of Japan.

Russia – A corto di alleati in Europa, il premier greco ne ha trovati a Est. Lo scorso 19 giugno, ospite del Forum economico di San Pietroburgo, Tsipras ha indicato la Russia di Vladimir Putin come «uno dei partner più importanti» di Atene: in questo momento le due nazioni sono accomunate dalle tensioni con l’Unione europea, che ha imposto sanzioni a Mosca. Tsipras ha inoltre espresso la sua disponibilità a partecipare alla costruzione del gasdotto russo-turco bocciato dagli altri Paesi europei.

Strega – Il più longevo premio letterario italiano è sceso in campo nella crisi dell’eurozona. Nicola Lagioia, vincitore col suo La ferocia (Einaudi), ha deciso di dedicare il suo trionfo «al popolo greco». In un’intervista a Roberto Ciccarelli del Manifesto titolata “Nicola Lagioia stregato dal «No» di Atene” lo scrittore spiega: «A me un’Europa fon­data su una moneta, met­tere i valori al ser­vi­zio della moneta, e non il con­tra­rio, come pensa inti­ma­mente la Mer­kel — lo sap­pia o meno a livello con­scio — fa sem­pli­ce­mente schifo».

Tsipras, Alexis – Quarantenne, primo ministro, uomo di sinistra, volto di una crisi. Alexis Tsipras per noi italiani inizialmente, l’anno scorso, era il riferimento vagamente esotico di un’eterogenea formazione politica candidatasi alle Europee, la lista L’Altra Europa con Tsipras delle candidature illustri del «lasceremo il nostro posto» che, nel caso della fondatrice Barbara Spinelli, erano poi diventate un caso politico proprio per l’improvviso e netto rifiuto di lasciarlo, quel posto (da parlamentare europeo, si intende). In ogni caso poi a maggio Spinelli lasciò la sua stessa lista, e Tsipras in seguito è riuscito a vincere le elezioni greche di gennaio e a prevalere in un referendum convocato in fretta e furia durante una crisi che per ora sembra avere poche vie d’uscita.

GettyImages-479534520Uscita dall’Euro – Ora che il 61% dei cittadini greci si è espresso contro il piano di salvataggio proposto dalla Troika, uno degli scenari che potrebbero aprirsi è quello dell’uscita della Grecia dalla moneta unica. Adottato da Atene a partire dal 1 gennaio 2001, nello scenario più radicale l’Euro potrebbe diventare a breve fuori corso nella penisola ellenica (e nelle isole, frequentatissime da turisti internazionali, specialmente in questo periodo). Cosa comporterebbe il Grexit: uno sbilanciamento negli scambi commerciali con l’estero (la Grecia importa merci e beni di consumo, specialmente alimentari), una svalutazione della moneta locale e, di conseguenza, un aumento dell’inflazione e il calo del Pil. Due scenari alternativi possibili sono quello di un’uscita temporanea dall’Euro – come paventato dal ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble – al fine di riassestare l’economia ellenica, e il “modello Montenegro” che prevede la circolazione di una moneta parallela all’Euro, valida solo all’interno dei confini nazionali: l’alternativa al ritorno alla dracma potrebbero essere i “pagherò”. La moneta unica europea, invece, rimarrebbe la valuta in vigore per gli scambi internazionali.

Varoufakis, Yanis – Professore di economia passato dallo «scrivere placidamente oscuri testi accademici» alla notorietà internazionale, come recita la bio del suo seguitissimo account Twitter, il cinquantaquattrenne da poco ex ministro del governo Tsipras (si è dimesso per facilitare i negoziati, ha detto) è uno dei simboli del braccio di ferro con l’Europa. Lo scorso gennaio Gad Lerner l’aveva ribattezzato «il mitico, sbrindellato ministro che arriva in moto e sfratta la Troika». Oggi Maria Laura Rodotà sul Corriere lo definisce «un sex symbol improbabile» e commenta la sua vittoriosa conferenza stampa di ieri in maglietta.

Zorba il greco – Una settimana prima del referendum, il sito minimaetmoralia lanciava l’appello «non lasciare i greci da soli», invitando chi volesse a trovarsi davanti all’ambasciata greca «senza bandiere greche, solo con un paio di libri in mano, Zorba il greco di Nikos Kazantzakis e Per la pace perpetua di Immanuel Kant».

 

Nell’immagine in evidenza: l’ex ministro delle finanze greco Varoufakis all’ingresso della conferenza stampa successiva alla vittoria del No (Getty Images)
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