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Kimye: la genesi

Cosa c'entra il matrimonio di Kanye West e Kim Kardashian con l'Italia di Renzi? Fenomenologia della coppia del momento, com'è nata e perché fino a ieri da noi non se la filava nessuno.

È arrivato prima Kanye West o Matteo Renzi? Kim Kardashian o Maria Elena Boschi? Le duecentocinquantamila copie (meno del previsto) del numero di Vogue America con West e Kardashian in copertina o il 40,8% (più del previsto) del Partito Democratico alle ultime Europee?
Ma soprattutto: è venuta prima la cupola del Brunelleschi o il culo di Kim? Non che sia stata una rivelazione, ma in quella foto c’era la chiave di tutto. Kim fotografata di spalle su una terrazza di Forte Belvedere, dove poche ore dopo avrebbe sposato Kanye. Davanti a lei, tutta Firenze. La cupola e il culo. Il Rinascimento di ieri e quello di oggi.

Visto che la Storia (pure quella dell’arte) sono loro, qualche breve cenno biografico su K&K, in Italia per molti un mistero ad oggi irrisolto: siamo un popolo ancora fermo alle Kris & Kris.
Lui, Kanye, è un rapper e produttore musicale (semplificando molto) da primi posti in classifica, famoso da noi principalmente per le collaborazioni con altri: Alicia Keys, Madonna, Katy Perry, fino all’amico Jay-Z, che gli regala luce bling bling riflessa. Nel frattempo diventa pure stilista di scarpe tamarre e costose, socialite (oggi si dice così), uno dei tanti un po’ più bravo dei tanti ma con fregole da icona come pochi altri: per una copertina di Rolling Stone del 2006 si fa fotografare con corona di spine e lacrima cristologica. Più di recente, si fa impiantare dei diamanti al posto dei denti dell’arcata inferiore.

In ogni puntata Kim e le sue sorelle fanno shopping, cambiano fidanzato, organizzano feste principesche, soprattutto piangono molto. Obama dice che sono un pessimo modello per la nazione. L’America vota Barack, ma non cambia canale.

Lei, Kim, è la secondogenita di Kris e Robert Kardashian, colui che aveva portato all’assoluzione O.J. Simpson, chiassosa famiglia di origini armene dove tutti hanno nomi che iniziano con la “k”, come a casa di Orietta Berti tutti cominciano con la “o”. Hanno la “k” pure dove non ci starebbe, Kourtney, Khloé, più le sorellastre Kendall e Kylie, avute dalla mamma in seconde nozze col botulinato Bruce Jenner. Si salva solo Robert Kardashian Jr., da brava tradizione mediterranea nei confronti del maschio. Nullafacenti fino alla maggiore età e oltre, le varie Kappa trovano nell’azienda di famiglia i primi lavoretti. Papà le mette a fare se stesse nel reality Keeping Up with the Kardashians (da noi arrivato su E! con il titolo Al passo con i Kardashian). In ogni puntata Kim e le sue sorelle fanno shopping, cambiano fidanzato, organizzano feste principesche, soprattutto piangono molto. Obama dice che sono un pessimo modello per la nazione. L’America vota Barack, ma non cambia canale.
Kanye e Kim si conoscono tramite amici comuni già dieci anni fa, quando lei è sposata con tal Damon Thomas, produttore musicale pure questo. Restano amici, lei fa in tempo a risposarsi con il giocatore della NBA Kris Humphries (si chiamano tutti Kris, per complicare la vita ai blogger), poi un cameo in un video di lui, quindi la storia, i paparazzi, una figlia nata esattamente un anno fa: North, di cognome West, poi noi ci lamentiamo di Chanel Totti.

Com’è che, dal non cagarli in Italia pressoché nessuno, i neoconiugi West si sono ritrovati in evidenza sui nostri quotidiani online? Credo che la risposta sia davvero Matteo Renzi, volevo dire: Renzie. In tempi di premiership fatta di tweet (pure da noi: moriremo democristiani, ma te lo vedi Fanfani con l’iPhone?), anche i 140 caratteri degli altri iniziano ad avere un peso diverso.
Il presidente del Consiglio posta direttamente sul suo account il commento ai risultati elettorali, senza passare dalla sala stampa? Allo stesso modo Kim Kardashian condivide su Instagram il bacio da newlywed con Kanye West, senza aspettare l’esclusiva del People di turno. Va a finire che il tweet di Renzi vale più di mille interventi di esponenti di partito intercettati al Nazareno (a parte il ministro Boschi con la treccia: ma quella è un’altra storia); e che la foto di Kim diventa l’immagine più laicata nell’intera storia di Instagram.

Da perfetti sconosciuti ai più, Kimye, come da puntualissima crasi, sono all’improvviso un tema caldo nel famigerato colonnino destro.
C’era stato un precedente a generare un po’ di clic anche da noi: il videoclip del pezzo di Kanye intitolato Bound 2, con lui nudo a cavalcioni della moto insieme alla futura moglie, biotta pure lei su sfondo di Monument Valley e puledri selvaggi. Ma eravamo ormai con un piede nell’era successiva, nell’epoca attuale: Kimye erano già la più grande soap mai vista, quella che da noi avrebbero dovuto interpretare Fabrizio Corona e Belén Rodriguez (li avremmo chiamati Fabrén?) nel reality che non è mai stato prodotto. Purtroppo.

Da perfetti sconosciuti ai più, Kimye, come da puntualissima crasi, sono all’improvviso un tema caldo nel famigerato colonnino destro.

Online si sprecano i dibattiti su chi avrebbe legittimato (o delegittimato) chi. Sul fatto che Kanye fosse un musicista migliore prima di mettersi con Kim, ma che gli servissero i fotografi, i commenti su Internet, una ragazza che si selfasse con lui; sul bisogno di Kim di smarcarsi da quell’immagine truzza, un po’ Selvaggia Lucarelli, e Kanye c’aveva i contatti giusti, poteva garantirle – mesi dopo – un abito da sposa cucito da Givenchy, mica i giacchini animalier dei negozi di Melrose Avenue a cui era abituata. C’è chi dice che, alla base, ci fosse una pura e semplice questione di soldi: i dischi (di lui) non vendono più come una volta, la famiglia ricca (di lei) sconta il momento di Crisi, sai quanto costa mantenere duemila metri quadri a Los Feliz? Mettiamoci insieme, tiriamo su qualche sponsor, e vedrai che le cose si sistemeranno. Due cuori e una buona connessione wi-fi, non serve altro.

Al massimo, possiamo contare su qualche amico famoso: il solito Jay-Z e moglie, ovvero una che genera ben poco interesse sul web, una che seguono e venerano in pochi, insomma una: Beyoncé Knowles. Invitati al matrimonio degli Anni Dieci, se non del secolo, i signori Carter hanno gentilmente declinato, previo post di congratulazioni su Instagram. Il motivo? La presenza alle nozze di Rachel Roy, stilista, pomo della discordia nella tarantiniana lite in ascensore tra Solange, sorella di Beyoncé, e il cognato, reo di aver fatto il piacione con la tizia. Ma mi fermo qui, diventerebbe una puntata di Keeping Up with the Kardashians: e Beyoncé, che gli Obama considerano il modello, si è ben guardata dal finirci dentro come guest star.

E dunque, a 2014 inoltrato, sono definitivamente giunti anche da noi Kim e Kanye sposi a Firenze, come Tom Cruise e Katie Holmes sul lago di Bracciano, come Justin Timberlake e Jessica Biel in Salento, lu mare e lu ientu. Un pacchetto “tutto compreso” come le gite dei pensionati a Livigno, dell’Italia vedono ben poco, giusto due friarielli e un Andrea Bocelli, non hanno manco il tempo di mangiare una pizza, anche se poi nelle interviste degli anni a venire diranno che è il ricordo ancora più nitido di quelle quarantott’ore a Capri.
Kim e Kanye bruciano tutto ancora più in fretta, dato che i festeggiamenti sono raccontati minuto per minuto sui profili online, senza l’ansia di dover aspettare l’edizione straordinaria in edicola. Su Facebook non ci sarà altro matrimonio all’infuori del nostro, era la premessa. La parete di fiori bianchi un po’ Gioco delle coppie di Marco Predolin teaserata nei giorni precedenti. I selfie con the last emperor Valentino Garavani, che la sera prima del sì ha ospitato a Parigi l’addio a nubilato e celibato insieme, 2×1, è la settimana del bianco. L’album di nozze direttamente postato su Internet, risposta di lusso (e da milioni di “mi piace”) ai filmini montati dagli amici degli sposi con le foto prese da Facebook, ormai la vera cifra di tutti i matrimoni d’oggigiorno.

Kim e Kanye si sono sposati in Italia il giorno prima che Matteo Renzi e il suo governo superassero il 40% alle elezioni. Poi sono andati in viaggio di nozze per l’Europa. Dopo Firenze, sono volati in Irlanda, quindi a Praga, l’altro giorno lei è tornata a Los Angeles senza il marito. Anche Matteo Renzi sonda i paesi del continente, cercando nuova legittimazione nazionale dopo anni di corna nelle foto ufficiali, proponendosi come ultimo baluardo del socialismo europeo [risate registrate del pubblico].

Immagino Matteo e i West-Kardashian che si incontrano per caso, in una tappa del loro viaggio, al Reichstag di Berlino: lui in visita di Stato da Angela Merkel, loro dietro la bandierina di una guida turistica che gli spiega com’è stata costruita la cupola di vetro. Immagino lui che si ferma, li saluta, «Vi ho fatto subito like alla foto su Instagram, che fìhi che eravate!». Loro che timidamente ringraziano, dicono che al Forte Belvedere sono stati benissimo, «Che buona la trippa alla fiorentina, era il piatto più gettonato del buffet». Sono cambiati i tempi. Ora è tutto un duepuntozero, tutto un mipiace, tutto un condividi.
Sono i tempi di Kim, la culona chiavabile. Nei selfie che metteva online portava pure la treccia rinascimentale, da Primavera del Botticelli. Come una Maria Elena Boschi qualsiasi.

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