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Johnny a pezzi

Da attore più bravo del mondo a star in crisi, Depp è arrivato al quinto episodio dei Pirati con una domanda: si può essere divi "come una volta" nell'era di Instagram?

Era vent’anni fa esatti quando Johnny Depp diresse Marlon Brando nel suo primo (e a oggi unico) film da regista, Il coraggioso. Nessuno si sceglie i modelli a caso. Depp non era come gli altri. Non era una star romantica, o una star romantica che doveva far dimenticare a tutti di esserlo stata (vedi alla voce: Leonardo DiCaprio). Non era un divo action o da commedia estiva. Johnny era quello strano, era Tim Burton, la biacca in faccia e le forbici al posto delle dita. Era il migliore della sua generazione, ma chi non lo è stato, a un certo punto. Nessuno si sceglie i modelli a caso, dunque Johnny sceglie Marlon e già vent’anni fa (ne aveva trenta e qualcosa) ci sbatte tutto davanti agli occhi. Ne Il coraggioso fa dire a Brando: «L’ultima frontiera del coraggio è stare in piedi davanti alla morte». Anche questa è una dichiarazione di intenti, più che di poetica. Johnny è il maledetto, il dark, il voglio vivere pericolosamente, il non me ne frega niente, è paura e delirio ovunque si trovi.

Nel numero di The Hollywood Reporter dedicato al Festival di Cannes ora in corso, quello con in copertina Isabelle Huppert e Jessica Chastain, c’è anche un lungo pezzo su Johnny Depp. Il titolo è “A Star in Crisis”, una star in crisi. È il resoconto dettagliatissimo dei suoi conti correnti, delle spese, delle cause che ha intentato contro il suo ormai ex staff, tutti fatti fuori perché, sintetizzando, gli avevano detto che stava spendendo troppo. Ovvero: due milioni di dollari al mese solo di spese vive, se per spese vive si contano anche le opere d’arte comprate per rimpolpare la collezione già zeppa di Klimt e Modigliani. L’articolo esce alla vigilia dei Pirati dei Caraibi capitolo 5, e la domanda più o meno tra le righe è: il filmone dell’estate riuscirà a risollevare la star in crisi oppure la star in crisi affosserà anche questo blockbuster?

'Black Mass' Press Conference - 72nd Venice Film Festival

La maledizione della prima luna, primo episodio di uno dei franchise più fortunati della storia del cinema (al momento l’incasso totale è stimato a 3.7 miliardi di dollari), è pure l’inizio della maledizione di Johnny Depp. Con il film del 2003 Johnny si era scoperto divo per le folle, finalmente, aveva ricevuto la prima candidatura agli Oscar dopo troppe sviste da parte dell’Academy (i soldi fanno sempre piacere, si sa), aveva invertito il corso tutto nero, tutto gotico, della sua carriera fino ad allora. Johnny si diverte, Johnny fa il pagliaccio, Johnny fa un film ispirato a un’attrazione di Disneyland (!), Johnny va nelle scuole travestito da corsaro (ultimamente ha ripreso a farlo, visti i tempi di vacche magre).

La maledizione della prima luna sul breve raggio gli porta una gran fortuna, esce Neverland (filmetto, ma buon risultato al botteghino e soprattutto altra nomination), poi La fabbrica di cioccolato, quindi arrivano i successivi capitoli dei Pirati, Johnny è il più pagato su piazza, Johnny salverà gli studios. Secondo The Hollywood Reporter, Johnny ha guadagnato circa 40 milioni di dollari per ogni titolo della saga Disney, tra paga iniziale e percentuale sugli incassi. Con quei soldi ha comprato case, isole, macchine, quadri, yacht, gioielli per le fidanzate di ieri e di oggi, ha stipendiato decine di persone ogni mese. Poi è arrivata la maledizione quell’altra, i suoi film hanno smesso di incassare, specie negli ultimi anni Depp è diventato “box office poison”, come vuole il gergo hollywoodiano. Un disastro via l’altro, da The Lone Ranger a Transcendence, da Mortdecai a Black Mass, fino al colpo di grazia: Alice attraverso lo specchio, sequel dell’Alice di Tim Burton brutto ma fortunato (Johnny, scrive sempre Thr, ci ha cavato circa 55 milioni in tutto), è la pietra tombale. Il pubblico volta le spalle al Cappellaio Matto, basta Johnny, ormai ti diverti solo tu.

European Premiere of Pirates of the Caribbean: Salazar's Revenge

Ma si divertiva davvero? O lo faceva per i Klimt? Per il vino (30 mila dollari al mese in bottiglie: che invidia)? Per le ragazze? L’epilogo lo sapete: Amber Heard, conosciuta sul set di The Rum Diary (altro flop, ma dai) e sposata dopo la separazione da Vanessa Paradis, si presenta in tribunale con gli occhi pesti, lo accusa di violenza domestica, internet va in visibilio, è il colpo di grazia privato. Johnny torna ad essere dark, ma nell’accezione che piace alla stampa pettegola. Johnny picchia la moglie! Johnny è un femminicida! No, Johnny è stato raggirato! Vanessa e la figlia Lily-Rose lo difendono! Ma dai, si vede, Johnny è un violento! Johnny sale sul palco ubriaco! Johnny è sempre stato Marlon Brando, ma ora lo diventa definitivamente. È sfatto, sbaglia i film, gira col cerone in faccia, beve, fa un po’ quel gli pare senza chiedere scusa (a chi, di cosa? Di essere Johnny Depp, forse).

La domanda antropologica è: si può essere divi come una volta anche negli anni delle storie di Instagram, degli sputtanamenti pubblici ancora più facili, del buonismo social di ritorno? La domanda esistenziale è: che cosa fareste voi, se foste la star più famosa del mondo? Non ci credereste? Sapreste amministrare in maniera esemplare la vostra vita e le vostre finanze? In ultima istanza: non saremmo tutti un po’ Johnny Depp, se avessimo l’occasione di essere Johnny Depp? L’ultima domanda è: cosa diventerà Johnny Depp domani, e domani ancora? Il 9 giugno compirà 54 anni. Dicono che ha una nuova fidanzata. Uscirà il remake di Assassinio sull’Orient Express, dirige Kenneth Branagh, Johnny è uno dei tanti passeggeri. E poi? Gli anni in cui comprava castelli in Francia sono finiti. Ma non si fatica ad immaginarlo in un europeissimo film d’autore, come Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi, e da lì una sfilza di titoli riabilitativi almeno presso il pubblico dei festival. O forse scomparirà per un po’, circolerà il comunicato “Johnny Depp è entrato in rehab”, la stampa tornerà ad amarlo, anzi lo amerà ancora di più, mica come noi con Lapo Elkann. O forse girerà i Pirati numero 27, continuando a vivere al di sopra delle proprie possibilità, come resistere a un altro Andy Warhol. Sarà un simpatico vecchio pazzo e beone, i soldi per questa gente non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano, e tornano i successi e i fiaschi, le donne e gli scandali. Perché, se nasci Johnny Depp, probabilmente è quello che devi fare di mestiere.

Immagini Getty Images
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