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Impressioni dal MFF

Tre redattori e le loro riflessioni alle uscite dalle sale che hanno ospitato il Milano Film Festival

Siamo stati – da giornalisti, da media partner della sezione Vernixage, ma anche da semplici spettatori – al Milano Film Festival che si conclude oggi. Ecco le impressioni raccolte dalla redazione all’uscita di ogni film:

All My Friends Are Dead. Gran figata. Specie per chi come me da anni si chiedeva cosa ci azzeccassero gli zombie “finti” (quelli che ti mangiano il cervello nei film Hollywoodiani) con gli zombie “veri” (quelli degli stregoni africani). Niente risposte, solo qualche domanda e una buona colonna sonora. (a.m)

Wasted Youth. Esco dall’auditorium San Fedele con l’impressione di potere finalmente dare un volto umano alla crisi greca. Ma anche di avere visto lo stesso film un po’ troppe volte. Solo che in altre occasioni era ambientato in Spagna oppure in Francia. (a.m)

Blackthorn. L’idea di un Western sulle Ande boliviane non è male, peccato per qualche scena un po’ troppo melodrammatica (troppo, almeno, rispetto a quanto Eduardo Noriega potesse reggere). L’Irlanda può andare fiera di Stephen Rea. (a.m)

Scarecrow. Prima della proiezione Randall Poster ci ha detto di avere inserito questo road movie del ’73, con due giovanissimi Al Pacino e Gene Hackman, per il semplice piacere di vederlo. Sono andata allo Strehler per la stessa ragione. (a.m)

Il Capo. Se un corto di 16 minuti ambientato in una cava di marmo di Carrara vi può sembrare una palla, siete fuori strada. Forse, pensandoci bene, una simile sinossi potrà sembrare una palla a molti, ma Yuri Ancarani ha confezionato questo gioiellino apposta per farvi cambiare opinione. Una potenza estetica (e fotografica) sbalorditiva. (d.c)

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