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Il Trump che c’è in Alec Baldwin (e in noi)

Intemperante nella vita privata, offre il volto all'imitazione perfetta di questa campagna presidenziale: dal matrimonio con Kim Basinger a 30 Rock, ritratto di un progressista turbolento.

Alec Baldwin si lascia talmente andare nelle interviste che più volte ha detto: non ne farò mai più una, mai. Nel luglio del 2015, era in tour promozionale per il suo ultimo film, Mission: Impossible – Rogue Nation, in cui interpreta il capo della Cia, quando andò ospite da Howard Stern. La candidatura di Donald Trump stava allora prendendo forma, ma nessuno ci credeva, era il periodo – che poi è durato tantissimo – in cui tutti, esperti, commentatori, cantanti, tronisti e passanti, sostenevano che Trump fosse uno scherzo. Alec Baldwin, in quell’occasione, disse: «Se Trump ottenesse la nomination del Partito repubblicano, se vincesse le elezioni, sarebbe esattamente quel che ci meritiamo oggi nel sistema in cui viviamo. C’è una parte di me che vorrebbe vedere Trump vincere, perché i soldi hanno distrutto la politica americana». Caspita, un endorsement da parte di uno che voleva lasciare l’America quando fu eletto George W. Bush, un superobamiano convinto che tutti i politici siano “posseduti” monetariamente da qualcuno. «Mi sta dicendo che voterebbe Trump?», chiese Stern. Baldwin non rispose in modo esplicito e continuò a parlare della necessità di una riforma dei rapporti soldi e politica.

Quei commenti furono catalogati tra le intemperanze dell’attore oggi cinquantottenne che sono tante e che hanno da sempre un che di trumpiano, se così si può dire, perché Baldwin è uno che dice di non considerarsi un ricco, di essere nato «per sputare addosso a Rupert Murdoch», e tra le molte frasi e avventure che hanno alimentato la sua immagine turbolenta ed eccentrica c’è anche una sua “tweetstorm” in cui se la prendeva con una fastidiosa manifestazione serale contro i salari troppo bassi che aveva causato un ingorgo del traffico sotto casa sua, nel cuore di Manhattan. Oggi Alec Baldwin viene celebrato per la sua spettacolare imitazione di Donald Trump ai dibattiti – in onda durante il Saturday Night Live (SNL) – e questo suo trumpismo naturale appare come la nemesi di Baldwin, di Trump e della campagna elettorale americana intera.

L’imitazione, l’avrete vista, è perfetta: Baldwin sembra Trump, anzi, all’ultimo dibattito – il terzo, quello in cui il candidato repubblicano ha detto di non essere sicuro di voler accettare il risultato delle urne e ha dato a Hillary di “nasty woman”, generando un filone di merchandising provvidenziale per la candidata democratica – Trump sembrava Baldwin. C’è qualcuno che ha addirittura pensato che Trump stesse facendo l’imitazione di Baldwin, in un rovesciamento surreale delle parti, della realtà e della finzione, che è anche in qualche modo il leit motiv della stagione elettorale americana. Baldwin tiene la bocca semiaperta come Trump, muove la mano destra su e giù come Trump, passeggia come un orso come Trump, rotea gli occhi come Trump. Ha la faccia di Trump, insomma, e questa somiglianza, assieme al personaggio che Baldwin interpreta nella serie tv 30 Rock, Jack Donaghy, un repubblicano che vuole “make the America great again” (lo dice nella seconda stagione, c’è chi si dice convinto che Trump si sia ispirato a Donaghy e a 30 Rock, dove si parla anche di un muro da costruire con il Messico), ha rafforzato l’idea del trumpismo latente che vive in Baldwin, e forse un po’ in ognuno di noi.

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Basti pensare alle donne, la materia che ha incendiato la campagna elettorale di Trump, condannandolo forse alla sconfitta. Baldwin è stato sposato con Kim Basinger: si conobbero nel 1990 sul set di Bella, biondae dice sempre sì, lui interpretava un playboy e lei una cantante di nightclub, e tutti quelli che lavoravano sul set riferirono che la “tensione sessuale” tra i due fosse palpabile. Altrettanto palpabile era la competizione, e le liti divennero gossip permanente: porte sbattute, sedie lanciate, telefoni sbattuti giù, «sembravano due ragazzini che gareggiavano per scoprire chi fosse il più viziato». Erano fatti uno per l’altra insomma, ma il primo tentativo di matrimonio andò a monte, perché Baldwin andò a cena con una sua ex fidanzata e la Basinger gli disse: «Tu ormai sei storia». Come spesso accade con gli ultimatum delle donne, quella dichiarazione-sentenza non era vera e nel 1993 i due si sposarono a East Hampton, sette minuti di cerimonia, paparazzi ovunque. La madre di Baldwin disse: «Era uno zoo con i giornalisti». Nel 1995 nacque la loro unica figlia, Ireland, e tornando a casa dall’ospedale Baldwin malmenò un fotografo, buttandolo in un bidone della spazzatura e rompendogli gli occhiali.

Nel 2000, Baldwin voleva lasciare gli Stati Uniti perché George W. Bush stava vincendo le presidenziali e sua moglie esausta commentò in pubblico: «Mio marito è il più grande moralista che abbia mai conosciuto». L’anno successivo la Basinger chiese il divorzio, le differenze erano “inconciliabili”, e Baldwin era «un tiranno di infima qualità oltre che un bullo»: dandosi reciprocamente degli alcolizzati, Baldwin si oppose al divorzio. «Trovare un altro amore è per me inimmaginabile. Voglio Kim di nuovo nella mia vita». Ma non ottenne quello che voleva e anzi lì partì una lunga battaglia legale ed emotiva per la custodia di Ireland.

All’inizio si trovò un accordo; a lui toccarono: terapia per curare la rabbia, scuola di genitorialità, una finestra di 90 minuti al giorno per parlare al telefono alla figlia da una linea dedicata che Kim s’era fatta installare in casa a spese dell’ex marito, un’email settimanale di resoconto delle attività della figlia – ma non funzionò, o non lo fecero funzionare i due genitori furiosi. Baldwin porta di nuovo la Basinger in tribunale, ma nel 2007 tutto collassa quando viene intercettato e reso pubblico (da Kim, sostiene Baldwin) un messaggio in segreteria lasciato da Baldwin in cui insulta la figlia dodicenne. Cioè, lui voleva insultare la madre, ma il telefono era della figlia, e lei non rispondeva, e insomma il risultato è che lui insulta la figlia Il messaggio era: «Mi hai insultato! Non hai la dignità e il cervello di un essere umano! Salgo su un aereo e arrivo lì e ti faccio un culo così, ti farò capire per bene come mi fa sentire il tuo essere un piccolo maiale rozzo e incosciente». Baldwin si scusa, ribadisce che ce l’aveva con la Basinger, dice che i tribunali rovinano le famiglie, minaccia di lasciare il paese un’altra volta e anche di lasciare 30 Rock, non vuole più fare l’attore e anzi non vuole più fare niente. Nel 2008, Baldwin ha pubblicato un libro, A Promise to Ourselves: A Journey Through Fatherhood and Divorce, in cui racconta gli anni del divorzio e della sua difficile paternità, e se la prende di nuovo con tutti: «Non m’importa se i giudici o gli avvocati muoiono di crepacuore mentre fanno il loro lavoro. Sono corrotti, inefficienti, pigri, stupidi, le persone più brutte del mondo».

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I rapporti con Ireland e persino con Kim si sono con il tempo ricomposti: la ragazza ormai ventenne fa la modella, è stata ricoverata in una clinica di riabilitazione per un “trauma emotivo” ma si è premurata di dire che suo padre e la sua famiglia non c’entravano niente, «sono sempre stati dalla mia parte». Alec e Ireland hanno ironizzato su Twitter sulla questione del “piccolo maiale” e Ireland ha confermato che quella volta non se l’era presa, pensava che avrebbe richiamato papà presto dicendogli: scusa non potevo risponderti. Ora Baldwin è sposato, ha due figli piccoli con la sua nuova moglie e un terzo in arrivo, e pur essendo molto più pacato di un tempo continua a mantenere una certa predisposizione per le liti familiari.

Dopo le prime parodie di Trump al SNL, uno dei fratelli di Baldwin, Stephen, ha detto di non essere affatto divertito dallo spettacolo di Alec, dimostrando che il trumpismo, in famiglia, si esprime con modalità più o meno esplicite, ma è di casa. Così Alec ha deciso di prendere in giro anche suo fratello, e durante l’ultimo sketch, quando il moderatore-Tom Hanks gli chiedeva chi fossero gli ultimi suoi sostenitori, Baldwin-Trump ha elencato: «C’è Sarah Palin, c’è Chachi (il personaggio interpretato da Scott Baio in Happy Days) e c’è anche il migliore dei fratelli Baldwin: Stephen». Il SNL non registrava un successo così da tempo – la satira con Obama si è inceppata – e poiché l’unico rimpianto di questa campagna elettorale finalmente verso la fine è proprio Baldwin che fa Trump (ci manca già), per il 7 novembre, la sera prima dell’Election Day americano, è in programma un’edizione speciale del Saturday Night Live, con Baldwin naturalmente. E poiché nulla è a caso, in questa storia di mescolanze tra realtà e fiction, in questo trumpismo che sbuca dove non te l’aspetti, sembra quasi un cerchio perfetto che si chiude il fatto che un anno fa, esattamente il 7 novembre del 2015, il Saturday Night Live andò in onda con un conduttore d’eccezione: Donald Trump.

 

 

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