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Il signore dei giornali

A tre giorni dalla scomparsa di Erik Izraelewicz, un ricordo del direttore del Monde, che aveva capito quanto vale la carta negli anni del web.

È morto tre giorni fa “sul campo”, per un attacco cardiaco mentre si trovava in redazione, il direttore del Monde Erik Izraelewicz. Cinquantotto anni, figura molto rispettata in Francia, Izraelewicz era soprattutto un economista e un leader di giornali: nel 1985 aveva creato La Tribune, uno dei due fogli economici insieme a Les Echos (che pure diresse) e dal 1986 al Monde aveva fatto una veloce carriera, da caposervizio a corrispondente da New York e poi caporedattore centrale nel 2000. In quell’anno aveva lasciato per andare appunto a Les Echos (il Sole 24 Ore francese), per abbandonarlo otto anni dopo con l’acquisizione (molto) ostile del quotidiano da parte del ras del lusso Bernard Arnault: alle consuete rassicurazioni di non ingerenza della nuova proprietà, Izraelewicz oppose le meno consuete dimissioni, dopo una “battaglia omerica” come hanno riconosciuto nei giorni scorsi i suoi colleghi del Monde, per preservare l’indipendenza del quotidiano voluto da De Gaulle.

Tornò quindi alla Tribune, e poi nel 2011 arrivò la chiamata per salvare il Monde. Dal febbraio scorso infatti gli viene affidata la direzione da un terzetto eterodosso di imprenditori che stanno cercando di risollevare il giornale: il banchiere hipster della gauche, Matthieu Pigasse, il nuovo boss delle tlc Xavier Niel e l’ex partner di Saint Laurent, Pierre Bergé. Terzetto su cui molto si è scritto (anche qui su Studio) e che effettivamente ha raggiunto l’obiettivo grazie a una cura abbastanza drastica. I risultati li aveva descritti proprio Izraelewicz dieci giorni fa in un fondo firmato sul suo giornale insieme al d.g. Louis Dreyfus, e che adesso vale da testamento.

«Il giornale cartaceo ha un futuro» scriveva il direttore, e questa già sarebbe una notizia, «a patto che sappia trasformarsi». La ricetta di Izraelewicz riguardava il prodotto: «Uno sfoglio più semplice, supplementi rinnovati; un Monde Weekend (l’inserto del venerdì) rinforzato, con quattro Cahier periodici, e un magazine (M), reinventato, oltre alla creazione di un dorso Economia e impresa». Ma oltre alla qualità dei contenuti (che nei settant’anni di vita del quotidiano non è mai venuta meno), Izraelewicz aveva affiancato una rivoluzione sul fronte della produzione. A parte l’affondo sul digitale, molto è stato fatto sul processo di stampa: vero tasto dolente del quotidiano, con un sistema antiquato e ipersindacalizzato, per cui ad ogni computer introdotto bisognava assumere quattro operai; e costi del 40% superiori alla media europea.

In particolare al Monde le tipografie (anzi la tipografia, l’unica in attività, a Ivry Sur Seine, nel sudest della città) perdevano da sole 3 milioni di euro l’anno. Adesso, invece, la razionalizzazione. «Dal 25 ottobre» scrive Izraelewicz «si stampa anche a Tolosa, negli impianti della Dépêche du Midi», quotidiano locale; e «dal 20 novembre anche a Montpellier, nelle rotative del Midi Libre». E ancora, «da qui alla fine dell’anno altri impianti verranno utilizzati, per completare la nostra copertura del territorio», pronosticava. La multiproprietà delle stamperie (a cui guardano molti quotidiani non solo francesi) non serve infatti solo ad abbassare i costi ma anche a rendere il quotidiano disponibile fuori dall’Île de France «perché vogliamo che il Monde sia tutto a colori e in tutte le città francesi fin dal primo pomeriggio», e non il giorno dopo, come avvenuto finora. I risultati di questa cura sono un giornale rafforzato, con 300 mila copie vendute al giorno e, come confermò qualche mese fa Matthieu Pigasse a Studio, 2 milioni di euro all’anno di utili. Non male come eredità, soprattutto se si pensa ai destini paralleli di testate come France-Soir, Le Matin, la stessa Tribune: tutte malinconicamente scomparse dalle edicole, o seppellite solo onorificamente sul web.

 

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