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Il numero 13 di Studio

Arriva il nuovo Studio. La storia di copertina ci conduce alle porte dell'Europa; un viaggio nel nostro presente e nel nostro futuro.

Ci siamo: trovate in edicola e in libreria il nuovo numero di Studio, il tredicesimo (particolarmente importante per noi, compiamo due anni e abbiamo provato a trarre un bilancio qui).

In copertina, un’eterea immagine del porto di Rotterdam, il più grande d’Europa, catturato dall’obiettivo del fotografo olandese Freek van Arkel, che per venticinque anni ha documentato le evoluzioni della zona portuale della città olandese. La foto simbolizza la storia principale del numero, un viaggio a Rotterdam, Marsiglia e Amburgo, raccontate rispettivamente da Nicola Bozzi, Massimo Morello e Cesare Alemanni. Tre grandi porti continentali, le porte dell’Europa. Perché dedicare loro la copertina? Nel numero lo spieghiamo così:

Quando ci si ritrova, ultimamente con sempre più urgenza, a discutere di quale futuro si possa immaginare per la nostra “povera” Europa, al centro di una lunga e profonda crisi che è prima di tutto economica ma anche poi, non dimentichiamolo, politica e culturale, si finisce spesso per rifugiarsi nelle rassicuranti e comode braccia della teoria. “Bisognerebbe”, “dovremmo”. Eccetera.
Sempre di più, però, almeno da queste parti, abbiamo l’impressione che si faccia poco per toccare con mano, per raccontare e portare alla luce i tantissimi e positivi esperimenti reali che si stanno facendo in giro per il continente per provare a coniugare le nostre tradizioni – risorsa irrinunciabile per immaginare quello che saremo – con paroline magiche come innovazione, integrazione (fra pubblico e privato, fra cittadino e territorio, fra mercato e esseri umani, fra cultura e cittadinanza), rilancio.
È questo che ci ha spinto ad andare a visitare di persona, per poi raccontarvele, tre città di cosiddetta “seconda fascia”, che sono state per secoli le porte dell’Europa verso il mondo e viceversa e che, quindi, oggi, avrebbero tutto il diritto di prendersi un po’ di riposo e rifugiarsi in un fisiologico declino.
Bè, non è così: abbiamo trovato tre città che sono, citiamo in ordine sparso e a vario titolo, capitali della cultura, dell’innovazione energetica, dell’avanguardia urbanistica. E, last but not least, portatrici sane di nuovi posti di lavoro. Tutto questo senza rinunciare a contenere magnifiche sacche di antiche tradizioni e contraddizioni che ne aiutano a conservare egregiamente i sapori forti e i colori bellissimi. Già, perché oltre a tutto il resto, i porti sono anche molto belli.
Diceva a proposito il grande fotografo Gabriele Basilico, scomparso recentemente, rispondendo a Mario Calabresi in un dialogo riportato dallo stesso direttore su La Stampa di qualche settimana fa: «Cosa vorrei fotografare ancora? I porti. Tutte le città del mondo sono fotografate e allora vorrei ricominciare dai porti. Sono i luoghi in cui l’architettura e la natura si integrano e si contrastano: ci sono le mie strutture industriali, ma non su uno sfondo piatto, ma sul mare e sul cielo. Questa è la perfezione».

Ecco il perché della nostra storia di copertina (completata da un racconto prezioso di Michele Masneri).
Dentro il numero, come sempre, trovate molte altre cose.
Una nuova sezione, “Ultime dal Palazzo”, in cui Marco Ferrante, Gianni Riotta e Claudio Cerasa affrontano temi d’attualità politica raccontando rispettivamente l’eterna questione della borghesia che scende in campo, la lotta contro i vecchi e i nuovi populismi e il fallimento epico di Pierluigi Bersani e del suo gruppo dirigente.

E poi i consueti dispacci firmati da Giuliano da Empoli, Mariarosa Mancuso e Michele Boroni.
Una nutritissima sezione di “Altre Storie”:  Cristiano De Majo racconta l’autore di Limonov Emmanuel Carrère, Giuseppe De Bellis incontra per noi il giornalista sportivo televisivo italiano per antonomasia, Federico Buffa. E poi: la vicenda Ilva vista dall’interno, Anna Momigliano sulla crisi d’identità di Israele, Pietro Minto sul perché ridiamo così tanto di un brutto regime come la Corea del Nord, un ritratto di Tonia Mastrobuoni del neo banchiere centrale inglese che è, sorpresa, canadese; piccola inchiesta di Luigi De Biase sull’impero (al tramonto?) del colosso energetico russo Gazprom, Davide Coppo racconta il ruolo del portiere, a partire da un libro del giornalista Jonathan Wilson, Marco Rossari e Giovanna Silva ci portano nei sotterranei di Milano. Infine incontriamo un gruppo di personalità notevoli che l’edizione 2013 di MiArt, completamente rinnovata, porta a Milano.

E ancora, naturalmente, la moda e la consueta sezione finale “Studiorama”.

Vi aspettiamo in edicola e libreria, come sempre. Buona lettura.

 

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