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Il mago del cinema italiano

C'era proprio bisogno di Tornatore che gira un corto-spot per Esselunga con un nostrano Willy Wonka?

Quand’ero piccolo i miei zii, intuito che ero drogato di cinema, mi regalarono la VHS di Nuovo Cinema Paradiso, film del 1988 di Giuseppe Tornatore. Il film era stato un successo clamoroso e aveva vinto l’Oscar come Miglior Film Straniero. Io all’epoca avevo 12 anni e per me il Cinema era solo a stelle e strisce. iniziava con Splash! Una Sirena a Manhattan e finiva con Karate Kid. Il cinema italiano era per me bambino, un’entita inesistente, foriera di probabile noia sinistra. Gente che lava i piatti versus sirene con il volto di Daryl Hannah. Ricordo ancora quando i miei genitori, in uno slancio culturale, mi portarono a vedere Bianca di Moretti al cinema: un’esperienza tra le più dolorose della mia infanzia. Incredibilmente però, Nuovo Cinema Paradiso mi conquistò. Di quel film apprezzavo, forse inconsapevolmente, l’incredibile magniloquenza, una realizzazione tecnica all’epoca inimmaginabile per il nostro cinema. Piani sequenza, gru, carrelli come se non ci fosse un domani. Mi colpiva quella aria da kolossal americano inserita in un contesto di pura italianità. Meglio: l’idea che un dodicenne di Rivolta d’Adda (CR) può avere di “pura italianità”. Un paese incredibilmente stereotipico con le piazzette dei paesini siciliani piene di vecchietti con la coppola e donne con vestitoni neri lunghi e grembiuli da cucina. Oggi direi un Italia cartolinesca. All’epoca mi sembrava innocente e sognante. Guardai Nuovo Cinema Paradiso fino allo sfinimento e mi sembrava il massimo della vita. Poi probabilmente Tornatore non s’è mai più espresso a quei livelli. O forse io sono invecchiato e sono diventato sempre più noioso. Risultato, oggi come oggi, Giuseppe Tornatore mi sembra uno dei registi più falsi e furbi in circolazione.

Ieri ho visto Il Mago di Esselunga, cortometraggio di una ventina di minuti scarsi realizzato da Tornatore e prodotto da Adnkronos e da Bernardo Caprotti, patron della catena di supermercati. Io l’ho visto su youtube, ma se proprio volete possedere questa perla trash, lo regalano in dvd in tutti i supermercati Esselunga. La storia è quella della famiglia Rossi – composta dal padre Antonio, la moglie Maria e l’insopportabile figlioletto Sandrino – che in una bella giornata autunnale esce di casa per andare a fare la spesa. I tre, felici e senza preoccupazione alcuna, si recano a fare la spesa come se fosse la cosa più bella del mondo. Il figlio vorrebbe andare al Luna Park, ma i genitori lo convincono ad andare “in un posto molto più divertente”. Mentre loro sono in macchina a ridere scherzare, sulle loro tracce c’è un misterioso signore, agghindato come un investigatore privato hard boiled (impermeabile e cappellaccio a falde larghe) che comunica via radio con una sorta di centro operativo e dice delle cose come “Attenzione! Si stanno avvicinando: preparatevi all’accoglienza!”. Contemporaneamente vediamo una lunga serie di camion dell’Esselunga che, come le ballerine acquatiche di Esther Williams, si muovono all’unisono, in uno tripudio di lucine e sgommate. Una volta arrivati al supermercato, mostrato come un’enorme cattedrale nel bel mezzo del nulla, vengono accolti dal misterioso investigatore privato che si rivela essere Il Mago di Esselunga. Immaginatevi un Willy Wonka con l’aggiunta di effetti cartooneschi modello Chi Ha Incastrato Roger Rabbit?, realizzati però nel 1981 con uno Specrtum ZX mezzo rotto. Il Mago accompanerà l’allegra famigliola tra gli scaffali del supermercato, svelando un mondo di simil Oompa Loompa che lavorano tutto il giorno per noi. L’Esselunga diventa quindi un luogo fantastico, dove tutti coloro che ci lavorano conoscono i nomi e i gusti dei clienti. Non solo: è un portale intradimensionale che mette in contatto diretto le corsie con i luoghi da dove viene la merce in esposizione. Per chiarire: alzi una confezione di mele e sotto ci vedi un bel prato del Trentino, pieno di gente intenta a raccogliere quelle mele che ti saluta felice. Sono tutti contenti: lavorano come se fossero i Sette nani di Biancaneve e lo fanno solo per noi, per renderci contenti. C’è anche una squallida sottotrama che vi risparmio (guardatevelo. Ne vale la pena) ma fondamentalmente è tutto qui: l’Esselunga è un luogo incantato, pieno di gente che lavora per noi e che ci vuole tanto bene.

Ripeto: guardatevi Il Mago di Esselunga. Ma poi, che titolo è Il Mago di Esselunga? Quanto suona male? Raramente mi è capitato di vedere una cosa così fuori di testa. In prima battuta per un motivo semplicissimo: è impossibile trovare accettabile la rappresentazione fiabesca del supermercato. Spacciare oggi come oggi, in un momento di crisi e frustrazioni come questo, un ambiente lavorativo come quello dell’Esselunga come magico, divertente, dove la gente ti conosce, ti aiuta e ti vuole bene è impossibile. Dopo due minuti di visione ti trasformi automaticamente in Er Pelliccia, c’è poco da fare. Il cameo del Signor Caprotti che, travestito da panettiere, regala un panino a forma di esse al bambino Sandrino dicendogli: “l’iniziale del tuo nome è nei nostri cuori!” fa venire voglia di invadere la Polonia. Tralasciando il fatto che poi Sandrino, in un momento quasi liturgico spezza il pane e rende grazie. Fa incazzare perché fare la spesa oggi per molti è tutt’altro che una festa e pensare che quelli che lavorano all’Esselunga sono lì per il nostro sollazzo, è da imbecilli. Ma quello che più stupisce, dal punto di vista comunicativo, è la scelta di Tornatore di rifarsi ancora una volta al cinema americano. La musica, la tecnica e l’aria de Il Mago di Esselunga sembra essere un omaggio al più rasserenante cinema anni Ottanta a stelle e strisce. J.J. Abrams rifà Spielberg e riporta in vita la Amblin con Super8. Tornatore per raccontare che La Spesa è Bella, rimette in scena il cinema pensato per la televisione dei primi Novanta. Avete presente quelle cose con Tim Allen che danno su Rete 4 al pomeriggio del 23 dicembre? Tornatore mette due campanellini in colonna sonora, fa qualche carrellone, due effetti speciali e tenta di applicare la zuccherosità posticcia targata Disney a un supermercato. Un prodotto semplicemente vergognoso che sbaglia strategia comunicativa sotto ogni punto di vista.

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