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Il caso Lucky McKee

Un regista e un film scandaloso. Le reazioni del pubblico, le reazioni del regista: The Woman, di Lucky McKee

Una delle serata più calde dell’ultimo Sundance Film Festival è stata quella che visto l’anteprima di The Woman , ultimo film di Lucky McKee. “Calde”, adesso che ci penso, forse non è il termine più adatto. Per due motivi: il primo è che il tutto è avvenuto il 23 gennaio 2011, e mi sa che a gennaio nello Utah fa molto freddo. L’angolo dell’umorismo. Il secondo è che sarebbe stato meglio usare termini quali “discusse”, “difficili” o addirittura “imbarazzanti” per definire quanto accaduto. Ma cosa è successo, esattamente? Alla presenza del regista viene presentato il film. La platea viene avvertita che la pellicola è piuttosto forte e che si tratta di un film disturbante. Lucky Mckee racconta due o tre aneddoti, fa il simpatico e invita il pubblico a partecipare a un Q&A a fine proiezione. Q&A che è rischiato di saltare, visto che uno spettatore s’è talmente inviperito con The Woman da insultare e riempire di improperi il regista. Le accuse: The Woman è un film misogino, degradante per tutte le donne del mondo. Un insulto alla femminilità. Addirittura è stata necessario l’intervento della security per allontanare il soggetto dalla sala. Poi il povero Lucky Mckee è salito sul palco e ha chiesto a tutta la sua troupe di raggiungerlo per “rassicurarlo”: il fatto di essere stato insultato e chiamato maschilista lo aveva sconvolto. Ma che noia, non trovate? Se volete vedere un video della presentazione in questione, cliccate qui.

Che noia, per due motivi. Primo: il povero pazzo che ha chiamato McKee “un maschilista malato di mente che ha fatto un film degradante per ogni donna del pianeta”, non andava allontanato dalla sala. Io mi chiedo: è un reato avere delle opinioni profondamente sbagliate? Anche all’interno del civilissimo Sundance? Ok, forse il soggetto in questione ha lievemente esagerato nella foga con cui s’è scagliato contro il film, ma ognuno dovrebbe avere il diritto di dire un po’ quello che crede, non trovate? Ma certo che sono d’accordo con voi che avete visto il film! Questo spettatore probabilmente ha un Q.I. sotto la media di quella dei criceti non particolarmente svegli! Ciononostante, allontanarlo dalla sala mi è sembrato un gesto incredibilmente esagerato. Secondo motivo di noia: amico Lucky McKee, veramente ti sconvolge così tanto essere chiamato “asshole”? Veramente ti senti in pericolo, tanto da richiedere la vicinanza fisica di tutta la tua troupe per un solo spettatore poco sveglio che non ha capito il tuo film? Non pensi di aver leggermente ingigantito la questione?

Lucky McKee è un regista di anni 36 che ha esordito nel 2002 con May, una pellicola che ha fatto gridare al miracolo a molti appassionati di genere. Dopo aver partecipato alla serie Masters of Horror con Sick Girl, nel 2006 ha firmato The Woods – Il Mistero del Bosco, deludente suo secondo lungo. Mentre tutti erano già pronti a togliergli il titolo di Master of Horror (guadagnato dopo un solo film), Mckee scopre Jack Ketchum, pseudonimo di Dallas Mayr e uno degli scrittori di genere più interessanti degli ultimi anni. Dai suoi libri hanno tratto molti film, tra cui citiamo almeno The Girl Next Door, The Lost e Offspring. McKee, insieme allo sceneggiatore e regista norvegese Trygve Allister Diesen, ha portato sullo schermo Red. Lì i due si sono conosciuti e hanno deciso di scrivere insieme questo The Woman. La storia è quella di una famiglia borghese composta da padre, madre e tre figli. Il padre, uno stimato avvocato (con quell’idea di maschilismo che possiamo immaginare essere alla base dei rapporti tra sessi in posti culturalmente avanzati come la più piccola e vecchia cittadina del Nebraska) incontra una donna durante una battuta di caccia. La ragazza è una completa selvaggia: è evidentemente cresciuta tra gli animali, non è in grado di parlare, di interagire con i suoi simili o di qualsiasi tipo di rapporto normale. Il padre la “cattura”, la porta casa propria e sotto gli occhi della sua allegra famigliola la lega nel seminterrato per “educarla”. Il suo concetto di educazione passa però attraverso quello che a prima vista parrebbe essere tortura, sopraffazione e umiliazione. La famiglia, per paura di contrariare l’evidentemente disturbatissimo padre famiglia, non dice nulla a nessuno e anzi in qualche modo tutti diventano complici di questa atrocità. Fino all’inevitabile disastro.

McKee ha fatto un ottimo lavoro. The Woman – nelle tematiche molto simile al già citato The Girl Next Door – è un film veramente disturbante che rende al meglio l’atmosfera dei romanzi di Ketchum. Ha un’aria da TV Movie quasi dimesso: il suo ritmo catatonico sembra inizialmente sbagliato, ha una serie di attori da filodrammatica (il padre, interpretato da Sean Bridgers, è la versione horror di Will Ferrell) e spesso cade nel ridicolo. Il problema è che non si capisce se tutto questo sia volontario o meno. O almeno è un dubbio che attanaglia lo spettatore fino a quasi la conclusione del film, quando il tutto esplode in una serie di sequenze che mettono realmente a disagio anche gli spettatori dallo stomaco più scafato. Certo, non vedere che il film va in direzione opposta a quanto supposto dallo spettatore furioso è assurdo, ma Mckee poteva anche trovare la forza per difendere il proprio cinema. Ah, The Woman non so se consigliarvelo: fa veramente male.

 

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