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Il 40% del Pd, un saluto cordiale a tutti

Ve li ricordate quelli che il leader mai e poi mai, meglio la ditta, Berlusconi al Nazareno no, la vocazione maggioritaria per carità, meglio con Grillo (o con Di Pietro) che da soli, e mamma mia che orrore le capolista "veline"?

Roma – Un saluto cordiale a tutti quelli che avevano detto che no, no, no e no, per carità, il leaderismo è una malattia mortale, mettere il leader prima del partito è una sciagura totale, dare troppo peso al leader è una sventura micidiale e la ditta viene prima di ogni altra cosa e viene anche prima del leader che non può certo essere il valore aggiunto di un partito. Un saluto cordiale anche a tutti quelli che avevano sempre detto che no, no, no e no, per carità, Matteo Renzi è il figlio del berlusconismo, è un Berlusconi sotto mentite spoglie, è un cavallo di troia del centrodestra, e la sua avanzata, la sua scalata nel centrosinistra, avrebbe creato un duplicato del centrodestra, e un elettore intelligente, dovendo scegliere tra un clone del centrodestra e un leader di centrodestra, non avrebbe avuto difficoltà a scegliere il centrodestra originale.

Un saluto ancora più cordiale, poi, a tutti coloro che hanno teorizzato per anni che la sovrapposizione delle cariche, la giustapposizione tra presidenza del Consiglio e segreteria del Pd, avrebbe creato un cortocircuito, distrutto il partito, impoverito la ditta, sacrificato l’organico, e portato inevitabilmente il Pd a schiantarsi contro un muro. Un saluto ancora più affettuoso a tutti coloro che hanno sempre sostenuto che il Pd che sposta il suo mirino verso il centro, e non verso la sinistra, è un Pd che rischia di essere percepito come un partito di centro, e non di sinistra, e che così facendo corre il rischio di non prendere né gli elettori di centro né quelli di sinistra. Un saluto ancora più cordiale, se possibile, a tutti coloro che hanno sempre detto che la vocazione minoritaria del Pd corrisponde alla vocazione all’autosufficienza, corrisponde alla vocazione al suicidio e corrisponde al voler rendere il Pd un partito molto trendy, molto cool, molto salottiero ma poco incline a vincere le elezioni.

Un saluto ancora più cordiale, poi, a chi sosteneva a gran voce che l’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi al posto di Enrico Letta sarebbe stato un disastro per Renzi perché gli elettori mai e poi mai avrebbero perdonato Renzi per aver pugnalato Letta, mai e poi mai avrebbero perdonato il segretario del Pd per aver preso il comando del governo e mai e poi mai avrebbero perdonato l’ex sindaco di Firenze per essere arrivato a Palazzo Chigi senza passare per le elezioni. Un saluto cordiale poi (questo saluto è dedicato anche all’autore di questo articolo) a chi sosteneva che le fanciulle, le “veline”, candidate da Renzi alle Europee si sarebbero trasformate in un boomerang e avrebbero inesorabilmente compromesso l’immagine del segretario, del Pd, del governo, e avrebbero fatto perdere il sud al presidente del Consiglio.

Un saluto cordiale a chi sosteneva che aprire le porte del Nazareno a Berlusconi avrebbe ucciso il Pd e violentato il corpo del Partito

Un saluto cordiale a chi sosteneva (do you remember D’Attorre?) che aprire le porte del Nazareno a Berlusconi avrebbe ucciso il Pd e avrebbe violentato il corpo del Partito democratico: perché non è vero che il berlusconismo si sconfigge con l’anti antiberlusconismo e non è vero che aprire le porte del Pd a Berlusconi era un modo come un altro per aprire le porte del Pd agli elettori del centrodestra (che un po’, non tanti, ma un po’, hanno votato per il Pd a queste elezioni). Un saluto cordiale, ancora, a chi sosteneva che un governo aperto al centrodestra avrebbe ucciso il Partito democratico, perché la “bbbase” non capisce, gli elettori non capiscono, e con la destra non si governa, e con Grillo era più bello, con Casaleggio ancora meglio, e con il governo del cambiamento quante cose belle saremmo riusciti a fare, signora mia.

Infine un saluto cordiale, soprattutto, a tutti quelli che hanno sempre sostenuto che la sinistra, per superare se stessa, per sfondare il muro del 33 per cento, per conquistare una maggioranza relativa del paese, aveva bisogno delle stampelle. Degli aiuti esterni. Di molte alleanze. Di un Casini per conquistare i centristi. Di un Di Pietro per conquistare i giustizialisti. Di un Vendola per conquistare il Teatro Valle. Senza capire che le alleanze ci stanno, naturalmente, in alcuni casi sono inevitabili, ovvio, ma che un partito a vocazione maggioritaria, in verità, riesce a esprimere la sua unicità e la sua vocazione a rappresentare una parte importante del paese se non si ammanetta ad alleati impresentabili. Pensateci. Quante persone, in passato, non è vero Walter?, non hanno votato Pd perché il Pd era alleato con il partito delle manette?  E quante persone, in passato, non hanno votato il Pd perché il Pd era alleato con il partito di Nichi-Ma-Che-Stai-a-Di’? Oggi, complice il proporzionale, il Pd alle elezioni è andato da solo. Senza alleati. Senza manette. E chissà se quel 40 per cento sarebbe arrivato lo stesso, al Pd di Renzi, se sulla scheda elettorale ci fosse stato, accanto il Pd, il simbolo di qualche vecchia stampella.

 

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