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I tempi duri di Iggy Azalea

Una depressione, un'intervista confessione, un disco in uscita, vita di una popstar che ha versato «più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte».

È risaputo che l’attività fisica può essere un ottimo coadiuvante nella cura del male oscuro. In un’intervista in cui parla dello «psychotic breakdown», che ha da poco superato, la rapper australiana Iggy Azalea racconta che cavalcare l’ha molto aiutata. L’altra cosa che l’ha salvata, dice, è la musica.

Amethyst Amelia Kelly è nata a Sydney 26 anni fa e cresciuta in un paesino dal nome ridicolo, Mullumbimby. Il nome d’arte è una combinazione tra il primo cane della sua infanzia, Iggy, e la strada in cui è cresciuta, Azalea Street, dove i suoi genitori abitano ancora oggi. Come me Azalea è cresciuta in una casa circondata da un enorme parco. Come me veniva derisa in tutto il paese per gli abiti che disegnava, cuciva con le sue mani e poi indossava per andare a lezione. Ma mentre io mi annoiavo e prendevo bei voti, Iggy si appassionava al rap, lasciava la scuola e si metteva a fare le pulizie negli alberghi insieme a sua madre per riuscire a pagarsi un biglietto aereo per la Florida. Ai genitori un po’ in ansia diceva che andava a fare una vacanza con un’amica: non era vero. Il biglietto era di sola andata.

«L’America mi ha attratto perché mi sentivo un’estranea nel mio stesso Paese. Ero innamorata dell’hip hop e l’America è la patria dell’hip hop, quindi ho pensato che più vicino sarei stata alla musica più sarei stata felice. E avevo ragione».

A sedici anni, quindi, Iggy è a Miami, da sola. Lì incontra qualcuno di Interscope Records che le suggerisce di spostarsi a Los Angeles. Lei si impegna a imparare l’accento della zona perché è quello dei rapper che ama e canta con quello che viene definito un “put-on dialect”. Il suo primo progetto è del 2011, uno stupendo mixtape che si chiama Ignorant Art.

Intanto per mantenersi fa la modella. Sì, perché un’altra differenza tra me e Iggy è che lei è di una bellezza assurda, anche nel senso di strana: altissima, lunghi capelli biondo platino, occhi scuri quasi orientali, bocca polposa, niente seno, vita strettissima e un culo davvero grosso. Nel corso degli anni ha lavorato per Levi’s, House of Holland, Bond, Steve Madden e, insieme al suo fidanzato Nick Young, giocatore dei Los Angeles Lakers e cugino di Kendrick Lamar, Forever 21.

Nel 2011 rivela il titolo del suo album di debutto, ancora più bello del primo: The New Classic. Nel 2013 annuncia che è quasi finito e per ingannare l’attesa apre tutte le date del tour di Beyoncé. Nel 2014 esce “Fancy”, il singolo che decreta il suo successo. Il video è ispirato a un film del 1995 che da piccola ho guardato decine di volte, Clueless, del 1995, con quell’angelo di Alicia Silverstone. Finalmente, nel 2014 e cioè dopo 3 anni dalla rivelazione del titolo, l’album esce. Ed ecco il tanto anelato successo. “Fancy” raggiunge il numero uno nella classifica Billboard Hot 100 facendo di Iggy la prima rapper donna numero uno nelle Hot 100. Quando anche “Problem” (featuring la teen star Ariana Grande) sale al numero due, Iggy diventa la prima artista dopo i Beatles a essere in prima e seconda posizione nello stesso momento. È anche la prima donna e rapper non americana a essere inclusa nella Top 10 Freshman List di Xxl. Nella mia playlist la sua canzone più bella è “Work” insieme a “Change your life”.

In questi due video Iggy è bellissima e la qualità di trucco, outfit e ambientazioni è entusiasmante. Altri video invece sono kitsch e disordinati, davvero brutti, come ad esempio l’indianeggiante “Bounce”. Nel giro di mesi fioccano collaborazioni con grandi star della musica pop: video e canzoni di cattivo gusto, come “Black Widow” con Rita Ora o la tremenda “Booty” con Jennifer Lopez: guardare per credere, il video lascia davvero sgomenti, Iggy sembra persino a disagio.

Nel 2014, all’apice del successo, annuncia che nel 2015 farà un tour chiamato “The Great Escape Tour” e anche un nuovo album. Ma nel 2015 fa soltanto un duetto con Britney Spears, che nel video appare ormai decaduta e priva dell’antica verve. La canzone si chiama “Pretty Girls” ed è a malapena gradevole. Attualmente siamo in attesa di Digital Distortion, il nuovo album. Il 18 marzo è uscito il singolo “Team”, per ora accompagnato da un bel video con ballerini tutti vestiti di jeans. La canzone è incisiva e arriva dopo un anno che, lei dice, vorrebbe cancellare dalla sua memoria. Il ritornello motivazionale recita: «Baby I got me / And that’s all I need / Yeah, that’s all I need / Only friend I see / Playing on my team».

Iggy sembra rabbiosa e potente, la sua voce ringhia e afferra il ritmo con una forza che mi sembra di riconoscere, quell’energia disperata che segue i lunghi periodi molli della depressione. Dopo essersi lasciate trascinare per settimane, le gambe si risvegliano muscolose e potenti, la debolezza e la paura si trasformano in aggressività e orgoglio. E infatti in un’intervista per Schön! Magazine oltre alle foto in topless, Iggy rivela che l’anno scorso ha pensato di suicidarsi. Non le piaceva come i media la descrivevano, non capiva più chi era. A un certo punto hanno iniziato a accusarla di “minstrelsy”, che significa qualcosa come comportarsi da nera senza esserlo. Ha ricevuto accuse di omofobia e razzismo per tweet come: «I ragazzi che si sussurrano cose all’orecchio mi sembrano gay» e «Le donne asiatiche abusano di ciglia finte». Britney Cooper di Salon la accusa di essersi appropriata delle sonorità nere, in particolare delle sonorità delle donne nere del sud degli Stati Uniti. E la bravissima Azealia Banks, (fautrice di quel capolavoro di “212”) un anno in meno di Iggy, si scaglia contro di lei su Twitter.

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Ma non è stata soltanto l’evoluzione negativa della sua immagine sui social, Iggy si è sentita sobbarcata di impegni: il tour mondiale, il matrimonio con Nick Young … «Capisci?», racconta a Schön! Magazine, «è troppa roba! Devo sposarmi, partire per una fottuta luna di miele e intanto…  organizzare un tour in tutto il pianeta».

Parafrasando Santa Teresa D’Avila, Truman Capote scriveva: «Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte». Nel momento che segue il successo, con un matrimonio e un nuovo disco alle porte, Iggy crolla, si lascia angosciare dal giudizio altrui, perde la percezione della sua identità. «C’è stato un periodo», racconta, «in cui avrei voluto smettere di vivere. A volte guidavo lungo i canyon per raggiungere i miei cavalli e immaginavo di continuare dritta, continuare a guidare dritta e lasciarmi precipitare giù dai canyon».

Di questi tempi duri parla anche nell’intervista lasciata a Power 106 FM il 18 marzo. Determinata, sincera e gonfia di botox (nell’ultimo periodo ha rifatto anche naso e seno, l’ha raccontato su Seventeen) dice che il suo uomo le è stato molto vicino (lei ha però deciso di posticipare il matrimonio dopo il tour) e che di grande aiuto è stato anche lavorare con i suoi amici (per comporre il nuovo album ha raggruppato la crew con cui aveva realizzato Ignorant Art) e poter contare sulla loro stima, solida e reale. Ma, ammette alla fine, la sua prima e unica ancora di salvezza resta l’amore per la musica, il motore principale che la fa andare avanti, e credo che chiunque senta dentro di sé il fuoco bello e doloroso di una passione si sentirà toccato, proprio come me, delle sue semplici parole: «È tutta la mia vita. È quello di cui mi occupo. Faccio rap da quando ho 14 anni ed è tutto quello che so. Potete pensare che io abbia del talento oppure no, ma io so che è il mio unico dono. Non sono in grado di fare nient’altro e non c’è altro che mi interessi fare».

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