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I libri del 2013

Dalla redazione e da amici collaboratori di Studio, la classifica (secondo ognuno) dei migliori libri dell'anno, in forma di lista o in forma più narrativa, con qualche eccezione alla regola del 2013.

Non c’è bisogno di molti preamboli, visto che è dicembre e da qualche anno dicembre è sinonimo di liste e classifiche delle cose migliori o peggiori dell’anno appena trascorso. Questa, quella dei libri, era nata inizialmente come una “top 5″ di scelte tra elementi della redazione di Studio e alcuni dei collaboratori. Ma non siamo riusciti a mantenere la disciplina, e la “top 5″ si è trasformata in top-quello-che-preferisci. Quindi troverete anche libri del 2002, o del 2012, o degli anni ’50. Alla fine sono sempre libri che vi consigliamo, quindi male non può fare, anche se non abbiamo rispettato tutte le regole. Solo un’anticipazione: rispetto allo scorso anno (classifica qui) perde qualche posizione la non-fiction in favore della fiction. Grande successo per Clancy Martin, Denis Johnson e Donald Barthelme. Ecco tutto il resto, nella forma che preferite e in ordine di autore casuale:

Tim Small

Iniziamo con i libri usciti in italiano nel 2013. Uno dei romanzi che mi ha divertito e allo stesso tempo impressionato di più è stato NW di Zadie Smith (Mondadori). Un romanzo corale, modernista, potente, estremamente credibile, saggio esfaccettato nella sua evocazione di una metropoli contemporanea e molto più asciutto e secco di quanto me l’aspettassi, soprattutto rispetto alla panna montata che strabordava dalla pagina in Denti Bianchi. Sorprendente ed entusiasmante. Train Dreams di Denis Johnson (Mondadori) è un piccolo gioiello di libro: poetico e struggente, è un elegia per il ventunesimo secolo e per il selvaggio confine americano, una favola violenta e sconvolgente, ed è solo 110 pagine: cosa che ne rende più snella la rilettura costante. Sarebbe anche corretto, per quanto paraculo, segnalare l’uscita di Adulterio in America Centrale di Clancy Martin (Indiana), la traduzione italiana di Travels in Central America, novella che editai e pubblicai l’anno scorso all’interno del terzo numero di The Milan Review: la traduzione di Costanza Prinetti è impeccabile, Matteo B. Bianchi ha intervistato Clancy per la postfazione, e io ne ho scritto un’introduzione quantomeno leggibile. Sul resto non posso esprimermi se non dicendo che l’ho pubblicato perché ci credevo moltissimo. Detto questo, credo anche che Dieci Dicembre di George Saunders (minimum fax) sia probabilmente la miglior collezione di nuovi racconti uscita nel 2013, mentre La vita in città di Donald Barthelme (sempre minimum fax), come ogni collezione di racconti di Barthelme, è la miglior collezione di racconti del paese in cui è uscita nell’anno in cui è uscita, anche se Don la pubblicò originariamente nel 1970. Penso che Saunders non si offenderebbe se gli dicessi che Barthelme lo batte, anzi.

Purtroppo è mia terribile abitudine leggere molto in inglese; fortunatamente mi è stato consigliato di non limitarmi a libri usciti in Italia, quindi devo dire che The Residue Years di Mitchell S. Jackson (Bloomsbury) è il romanzo definitivo per quanto riguarda sia il crack che l’esperienza afro-americana nel Pacific Northwest. È anche una storia d’amore e di riabilitazione, piena di grandissime frasi (Mitch è uno studente di Gordon Lish), e poi è sempre bello leggere romanzi dove sullo sfondo si articola la storia di Freeway Rick Ross, piuttosto che, che ne so, Berlinguer. Un nuovo libro di poesie di Frederick Seidel, in questo caso Nice Weather (FSG), è sempre un’occasione da celebrare, e questa collezione non è da meno. Seidel è un vero poeta, un sociopatico quanto raffinato celebratore della vita, l’unico poeta che conosco capace di infilare questi due righi: «Think of our Ducati racebikes screaming / We drank hypersonic grappa» in una poesia in cui parla del suo corpo che invecchia. Tutta la collezione parla di morte e malattia e tempo che passa: Fred non è più giovanissimo e non lo nasconde. Sarebbe meraviglioso se qualcuno si decidesse a pubblicare le sue poesie in traduzione italiana, ma dubito che accadrà mai, a differenza di Speedboat di Renata Adler (NYRB), uno dei casi letterari dell’anno a New York, che dovrebbe uscire a breve per Mondadori. La Adler possiede una voce femminile forte, colta, ironica, sofisticata, acida, tagliente come un rasoio, una talmente dura che fa sembrare Joan Didion una scrittrice di chick-lit, con tutto il rispetto per la Didion. Non per dire, ma la Adler è nata a Milano.

Prima di salutarvi: menzione speciale per la non-fiction a L’avversario di Emmanuel Carrère. L’ha ripubblicato Adelphi quest’anno ed è un capolavoro assoluto, il miglior libro di non-fiction che abbia mai letto, scorre meglio di molti romanzi e vi resterà in mente per molto, molto tempo. E infine: The Last Of Us(Naughty Dog, per Sony PS3) è un videogioco, certo, ma che videogioco. È scritto in maniera eccelsa, con personaggi complessi, dialoghi perfetti e una trama di una potenza straordinaria che si sviluppa per un anno, quattro capitoli, quattro stagioni, fino a una conclusione che mi ha lasciato di stucco, pietrificato sul divano, e un’atmosfera che mi porto ancora dentro. È la prova finale che non solo i videogiochi ormai si sono elevati a un’arte (che noia ripeterlo, lo so) ma che in alcuni casi sono molto, molto avanti rispetto ad altre forme di narrazione di massa, e non solo per divertimento, evasione e spettacolarità: parlo di effetto, poesia, riflessione morale, empatia, complessità. Il campo da gioco della letteratura vera.

Cristiano de Majo

Mi sembra che quest’anno non ci sia stato il libro che mette d’accordo tutti, e non succederà quello che per esempio è successo con Limonov, ma ho letto almeno cinque libri usciti nel 2013 che non dimenticherò.

Sicuramente Speedboat di Renata Adler, uscito nella bellissima collana di classici moderni della New York Review of Books (e riportato in Italia da Mondadori, che lo manderà in libreria nel 2014, dopo una vecchia apparizione nel catalogo Guanda con il titolo Fuoribordo). È un libro elegante ed enigmatico e soprattutto nuovo, nonostante uscì per la prima volta nel 1976. Si compone di brevi paragrafi non strettamente collegati, che suonano come flashback e flashforward della vita di una donna americana, giornalista, inviata, tra viaggi e società culturale. Un impasto misterioso di fiction e autobiografia che trasmette una luce fredda che ipnotizza.

La seconda citazione la dedico a un altro libro altrettanto enigmatico, Diglielo da parte mia (edizioni e/o) di Joan Didion ripubblicato dopo anni dalla sua unica traduzione italiana. La trama fa ripensare alla Pastorale americana di Roth (la storia di una madre di una figlia d’America che mette in pratica un attentato terroristico), ma qui c’è tutta un’atmosfera centroamericana di borghesia corrotta e allo sbando. È un romanzo che ha il suono limpido e fluttuante della prosa di Joan Didion. Più che leggerlo, si dovrebbe metterlo nello stereo.

Restando in Centro America, consiglio, anche se l’ho letto nella sua prima versione originale uscita nel 2012 per The Milan ReviewAdulterio in America Centrale di Clancy Martin tradotto nel 2013 da Indiana Editore. Una novella scolpita con una prosa essiccata e tagliente, e condita da sesso e alcol a fiumi. Un Sotto al Vulcano nell’epoca della speculazione immobiliare.

Mi sono piaciuti molto anche Versioni di me di Dana Spiotta (minimum fax), Città aperta di Teju Cole (Einaudi) e The Faraway Nearby di Rebecca Solnit (Viking). Il primo appartiene al genere, da me prediletto, “biografie immaginarie di falliti” e ha il grande pregio di essere ambientato a Los Angeles, che continua a essere la città che ho più voglia di leggere in un romanzo. Gli altri due sono interessanti e originali variazioni sul Tema Sebald. Libri di flânerie e divagazioni, ma mentre quello di Cole in una matrice dichiaratamente romanzesca, nel caso della Solnit in una versione più sbilanciata verso la memorialistica.

Tra gli italiani I segnalati di Giordano Tedoldi (Fazi). E poi certo, L’avversario è stato ripubblicato da Adelphi, ma io l’ho letto dieci anni fa e non baro.

Davide Coppo

Innanzitutto La letteratura nazista in America, di Roberto Bolaño, e Stella distante, di Roberto Bolaño. Sono due libri, ma possono stare sulla stessa riga perché, come accade spesso con i libri di Bolaño, non sono mondi separati, storie che non si incrociano e che vivono da sole, anzi sono uno la matrioska dell’altro, o il pop-up dell’altro. La letteratura nazista in America è una raccolta di ritratti e biografie immaginarie di scrittori e poeti operanti nell’ambito dell’estrema destra americana, sia sud che centro che nord. È divisa per scuole, o pensieri, o ambiti tematici o geografici. L’ultimo capitolo è dedicato a un solo poeta nazista, Carlos Ramírez Hoffman, l’infame. E Ramírez Hoffman, l’infame, aviatore e poeta avanguardista, futurista, assassino e torturatore nel Cile di Pinochet, è il protagonista di Stella Distante. Entrambi i libri sono stati ripubblicati da Adelphi nel 2013 (insieme anche a Un romanzetto lumpen, che è un’altra storia, ambientata a Roma, dove Bolaño visse solo per scrivere un libro ambientato a Roma).

Ho letto molte altre “cose” sudamericane ri-edite quest’anno (c’è un ritorno al Sud America, questa volta non ideologizzato?), tra cui I sette pazzi di Roberto Arlt, uscito in Argentina nel 1929 e pubblicato in Italia ora da Einaudi (e già prima da minimum fax), nella bella e colorata collana “Letture” che gli ha regalato una copertina tutta viola pastello. C’è sempre un’atmosfera irreale e magica: un uomo con grossi problemi finanziari, disperato e ricercato, nella Baires dei primi del ’900, incontra una setta che non ha ancora capito se definirsi comunista o fascista, che vuole sovvertire l’ordine. Non ci sono distopie o cattivi presagi, solo una scrittura, quella di Arlt, che è descritta perfettamente dal giudizio di Beatriz Sarlo, scrittrice argentina che la definì «bricolage casuale e miracoloso». Ancora in Argentina: Julio Cortázar, Animalia, Einaudi. Non è propriamente un libro di Cortázar. È un libro fatto di racconti di Cortázar, ma che Cortázar non aveva mai unito in un volume: è stata la prima moglie, Aurora Bernárdez, a scegliere storie tratte da nove libri dell’ex marito e unirli qui. Di solito provo un certo scetticismo nei confronti delle operazioni come questa, fatte prescindendo dalla volontà dello scrittore, defunto e quindi incapace di dire «no! Questa cosa non la voglio fare». Però, alla fine, qui ci sono venti racconti, tutti a tema faunistico, di uno degli scrittori più bravi (nel senso di scrivere incredibilmente bene – frasi che leggi, poi leggi ancora, ti fermi e dici «wow!») e visionari (nel senso di vedere e inventare cose che altri non vedono o non hanno ancora inventato) del Novecento, e non vedo tutta questa necessità di mettermi la maschera di lettore duro e puro. Uno su tutti: “Lettera a una signorina a Parigi”, in cui il protagonista, affittuario di una bella residenza parigina, scrive disperate lettere alla padrona di casa raccontando la sua inguaribile malattia: vomitare coniglietti vivi. Se Bolaño dipinge il Male come pochi altri, Cortázar fa la stessa cosa con l’angoscia.

Vincenzo Latronico, Narciso nelle colonie. Un altro viaggio in Etiopia (Quodlibet) è invece un reportage di viaggio ambientato in Etiopia. È anche una ricerca familiare à la Ogni cosa è illuminata, solo che i nonni in questione non erano ucraini ma residenti, appunto, ad Addis Abeba. E soprattutto è un libro con immagini descrittive fortissime e riflessioni molto interessanti sul nostro passato coloniale e la nostra memoria troppo corta. Di tutto questo avevo parlato con lo stesso Vincenzo in questa lunga intervista qui. Infine, Jonathan Wilson, Il portiere (Isbn edizioni): uno dei migliori giornalisti-narratori sportivi in circolazione racconta la storia del ruolo del portiere, che nasce ben prima del gioco del calcio. Per dire: il portiere è l’evoluzione contemporanea e ludica della rappresentazione del diavolo. Ne avevo già parlato nella lista dello scorso anno, ma ora è uscito anche in italiano.

Fuoricorso: Adam Gopnik, In principio era la tavola (Guanda, 2012), non è solo il libro di cucina più bello che io abbia letto, ma uno dei libri di non-fiction più belli letti negli ultimi anni. È la storia della ristorazione dalla Rivoluzione francese a oggi, e la storia della cucina e del rapporto tra l’uomo e il cibo da sempre. È un libro pieno di storia e pieno di riflessioni, e se vi servisse una lettera di raccomandazioni per comprarlo, vi dirò che Gopnik è staff-writer per il New Yorker.

Pietro Minto

Dieci Dicembre, John Saunders, minimum fax
È probabilmente la raccolta di racconti dell’anno: da non perdere le chicche “Victory Lap”, “Al Roosten” e “Fuga dall’Aracnotesta”.

Train Dreams, Denis Johnson, Libellule Mondadori
Mi è piaciuto talmente tanto che adesso lo rileggo.

Rontel, Sam Pink, Lazy Fascist Press
Sam Pink è sempre un’esperienza notevole ma se anche voi, come me, non avevate apprezzato appieno il suo Person (2010) per motivi di cui non discuto qui per mancanza di spazio, troverete in Rontel l’opera “matura” che vi aspettavate da questo matto.

Cronache della famiglia Wapshot, John Cheever, Feltrinelli
In Italia ci siamo arrivati tardi, a quanto pare, e pure io ho recuperato Cheever solo nel 2013. Ora ne sono un un consumatore soddisfatto.

Young Americans, Jordan Castro, Civil Coping Mechanisms
“È poesia”, “no che non lo è”, eccetera. Sentite, io non me ne intendo ma questa raccolta di POESIE è sconvolgente e divertente, due aggettivi molto distanti che per tenere insieme occorre essere bravi, e Castro lo è.

Leaving the Atocha Station, Ben Lerner, Coffee House Press
Ci sono parti di questo libro che ti rimangono stampate in testa: la solitudine del personaggio, il suo hashish, le sue letture pubbliche, le tragedie, le chat, le sue tristi visite ai musei di Madrid. Uno dei miei libri preferiti dell’anno, e adesso c’è anche in italiano!

Alfred Jarry. Una vita patafisica, Brotchie Alastair, Johan & Levi
La biografia bellissima e documentata di Jarry, il padre della ‘patafisica, il libro che aspettavo da tempo. L’ha scritto il fondatore di Atlas Press e parla del Jarry bambino discolo, Jarry filosofo, del Jarry scrittore e del Jarry patafisico. Merdre.

Taipei, Tao Lin, Vintage
Per gli amanti dell’”about nothing”, la storia di Paul che vive a New York, va a qualche festa, incontra qualche ragazza, prende pillole e va su internet. Potrebbe piacere anche a chi non piace Lin.

The Apple Store, @Seinfeld2000, autopubblicazione (Smashwords.com, poi Gawker.com)
È abbastanza inspiegabile ma ecco la storia di questo libretto: @Seinfeld2000 è un geniale account meta-parodistico degli account parodia della sit com Seinfeld. Il genio che sta dietro a tutto questo ha scritto un libro e se l’è autoprodotto su Smashwords. Poi però Smashwords ha ritirato il tutto temendo querele dalla Nbc. Così gli eroi di Gawker l’hanno pubblicato in tre parti (123) sul loro sito. E ve lo potete leggere gratis.

Bonus:
Rape Joke”, Patricia Lockwood, The Awl
La poesia che ha chiuso per sempre la questione delle battute sugli stupri e sull’umorismo applicato a quella cosa lì. Lockwood c’ha messo una pietra sopra, per sempre.

Cesare Alemanni

LIBRI USCITI IN ITALIA NEL 2013 ANCHE SE ANTERIORI:

Richard Ford – Canada (Feltrinelli)
C’è una radiazione di fondo nei libri di Ford, attribuibile in parte alla purezza e alla semplicità del suo stile, tra le più inquietanti della letteratura contemporanea. Ha a che fare con l’ineluttabilità degli eventi traumatici che ci modificano per sempre e con la malinconia. Anche per questo Canada ti fa addormentare un po’ meno sereno e svegliare un po’ più maturo.

John McPhee – Tennis (Adelphi)
Un capolavoro della golden age del new journalism impreziosito da una copertina favolosa di Adelphi, nonché uno dei testi di sport migliori mai letti. L’equazione per il regalo perfetto a quel vostro amico con il pallino del tennis.

Donald Barthelme – La vita in città (minimum fax)
“Sì, un cane mi è saltato addosso dalla finestra di un piano alto. Credo fosse il terzo; o forse il quarto. O il terzo. Be’, mi ha buttato a terra. Avevo il mento sull’asfalto. Be’, mica aveva abbaiato prima di saltare. Era un cane silenzioso”

Denis Johnson – Train Dreams (Mondadori)
«Il dio in cui vorrei credere ha la voce e l’ironia di Denis Johnson» è di certo la cosa più sensata detta da Franzen negli ultimi anni. Train Dreams è una novella di 128 pagine – un’ “epica in miniatura” come è stata definita giustamente – la cui lettura procura svariati momenti di sana e consapevole libidine.

FUORI QUOTA O ANCORA INEDITI IN ITALIA (tra parentesi la mia edizione):

George Packer – Unwinding (FSG, 2013)
George Packer è una delle migliori menti del New Yorker, uno straordinario narratore della complessità, e Unwinding è un grande romanzo non-fiction sull’ America del ventunesimo secolo. Protagonisti, tra gli altri, Oprah, Jay-Z, Newt Gingrich e la Silicon Valley.

Wells Tower – Everything ravaged, everything burned (Granta, 2010)
“Retreat”, contenuto in questa antologia, è probabilmente il racconto più bello che ho letto quest’anno.

Brian Moore – Black Robe (Plume, 1985)
Per la serie “interessi bizzarri” a un certo punto dell’anno mi sono appassionato all’incontro/scontro tra puritani, missionari cattolici e nativi americani nel Nord America del ’600. Così ho comprato in una settimana questo libro (consigliato da un amico) e Fathers and Crows di Vollmann. Black Robe era decisamente il migliore tra i due.

Peter H. Wilson – Europe’s Tragedy, A New History of The Thirty Years War(Belknap, 2011) e Veronica Wedgwood –Thirty Years War (NYRB Classics, 2005)
Se l’attuale crisi europea vi mette ansia, qui ci sono 1800 pagine in due libri su quando le cose andavano davvero molto male, utili anche per capire perché comunque continuano ad andare malino. Consigliati a piccole dosi.

Michele Mari – Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi, 2002)
Ahimè questo è soltanto il primo libro di Mari che leggo ma non mi stupirei se l’anno prossimo la mia classifica dei libri più amati del 2014 diventasse un feudo “Mariano”.

Marco Rossari

Ben Fountain, È il tuo giorno, Billy Lynn! (traduzione di Martina Testa), minimum fax
Non solo uno dei tanti libri in arrivo sulla guerra in Iraq, ma uno straordinario tour de force narrativo nella testa di un ragazzo, prima ancora che di un reduce (o falso reduce, visto che grottescamente il protagonista dovrà tornare in prima linea), alle prese con i media, il paese, la famiglia: l’inferno sono gli altri a una partita di football esaltati e intimoriti dal fatto che hai ucciso dei bambini per difendere la pace. Capito, zio?

Michele Mari, Di bestia in bestia, Einaudi
Nella penombra baluginescente della biblioteca si percepiva soltanto il fruscio attutito del vento. Uscito a fine anni ’80 e mai più ristampato, è un testo che si può considerare nuovo, anche perché totalmente riscritto, ed è il tentativo impossibile di recuperare il senso di meraviglia trasmesso dalle letture infantili attraverso una lingua iperdotta, una miriade di citazioni fantastiche e un umorismo sottilissimo. Un omaggio a Poe, Stevenson, Verne, Lovecraft e al monstrum letterario che abbacinò il Mari bambino.

Antonio Moresco, La lucina, Mondadori
A furia di sbreghi e invasioni, ormai non si riesce più a vedere l’altro lato di Moresco, quello dei racconti di Clandestinità(ristampati nel Combattimento con una copertina spaventosa), delicati e stranianti, con cui esordì per Bollati Boringhieri. Qui la prosa è più rarefatta, ma sempre visionaria, atemporale. Adesso che Moresco è riuscito a imporre la propria figura, andrebbe come accantonato, demoreschizzato: bisognerebbe farlo leggere senza copertina, spacciarlo per un minore francese d’inizio Novecento, ricucire lo sbrego. Così questa storia avrebbe l’attenzione senza pregiudizi che merita.

Michele Masneri

1) Filippo Ceccarelli, Come un gufo tra le rovine (Feltrinelli)
Nell’anno della Decadenza e della fine del sistema bipolare (in senso psichiatrico) della seconda Repubblica, l’archeologo sociale di Repubblica raccoglie un libro solo di frammenti come un Satyricon, fatto di semplici ritagli di giornale e lanci di agenzie, che si rincorrono e dialogano tra loro in dieci misteriche categorie: PRESAGI/COINCIDENZE; GLORIA/BORIA; COMMEDIA/CIRCO; CORPI/VOGLIE; FEDE/VALORI; VANITA’/CAPRICCI; MERCI/CONSUMI; VISIONI/ALLUCINAZIONI; FINE/ATTESA; CRISI/PENITENZA. Per arrivare alla conclusione che la politica italiana è ormai un format, quello del cinepanettone (genere di cui il 2013 ha celebrato il trentesimo anniversario).

2)Claudio Martelli, Ricordati di vivere (Bompiani).
Autobiografia della nazione in Lancia Thema. Anni Ottanta in purezza, con largo uso di memorie pubbliche e private, tra Andrea De Carlo e Bret Easton Ellis: l’Hôtel Raphaël, non ancora famoso per le monetine, ma studentato socialista, con tanti viavai tra i piani. Bettino la sua suite, Martelli una stanzetta che occuperà per poco tempo (e una sera, mentre torna all’alba da una nottata memorabile, nella cella accanto Francesco Forte sta concludendo la sua Scienza delle Finanze(sic). E poi fasti pre-spending review, una villa sulla “Appia dei popoli”, scelta perché vicina all’aeroporto militare di Ciampino, per frequenti voli con Falcon di Stato senza sensi di colpa. «Un risparmio di tempo per me che dovevo volare come minimo due volte la settimana. Per l’affitto e per le spese ci volevano molti soldi, ma anche noi eravamo molti e benestanti, pieni di fantasia e di amici».

3)Émile Zola, Il mio viaggio a Roma (Intra Moenia).
Making of di Roma, secondo romanzo di Zola di una trilogia dedicata alle città (dopo Lourdes e prima di Parigi), è il diario di cinque settimane passate dal bestsellerista francese nella capitale italiana. Dove non gli va bene niente: i cardinali son tutti dei poveretti, quelli un po’ su non se lo filano per niente; la vita sociale è misera e volgare, e l’unica attività è già il consumo di suolo. Qui, tutti scatenati; i principi Ludovisi che sventrano l’omonima villa, poi cartolarizzata e cementificata da Gaetano Koch, un Rem Koolhaas dell’epoca che gli fa sopra la futura ambasciata americana, e poco più in là la Banca d’Italia, che Zola trova ridicola, perché edificata in grandeur nel mezzo di un boom edilizio in cui la stessa Bankitalia aveva investito e perso molto. Anche il papa Leone XIII, per niente pauperista, investe il suo “gran tesoro personale” nel real estate sognando rendimenti «del sei-sette per cento» ma perde anche lui quasi tutto: una trentina di milioni dell’epoca; dissipando metà delle finanze vaticane. Zola, assai deluso, registra che a Roma c’è molta miseria. «Ma è una miseria più paziente e più allegra della nostra, a causa del clima. Ci si accontenta di ben poco, non si hanno molti bisogni e si vive sotto un bel cielo».

Stefano Ciavatta

Tuttissanti, Teresa Ciabatti, Il saggiatore.
Viaggio d’interni nel potere e il carisma di Lele Mora. Peccato per chi “è solo gossip”, “non guardo mai la tv”.

Cosmologia portatile, Italo Rota, Quodlibet.
Meglio perdersi tra autentici visionari che trovare la strada tra neorealisti di maniera. Impossibile recensirlo, gli si farebbe un torto.

Il cielo è dei potenti, Alessandra Fiori, E/O
Sul ponte sventola Balena Bianca. Una confessione cruda e familiare nell’anno della morte del Divo Giulio.

Una vita controvoglia, Renzo Paris, Castelvecchi
Frenesie, sbadigli e impazienze di un grande annoiato. “Abbiamo nostalgia di Moravia” titolò il Foglio nel ventennale della scomparsa.

Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini, Einaudi
Dissimulare sempre, anche l’evidenza di essere la Regina del teatro italiano.

 

 

Nell’immagine, reclute della polizia del Lancashire intente a scrivere, l’8 novembre 1938. Fox Photos/Getty Images

Il logo del libro è disegnato da Charles Riccardi di the Noun Project

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