Iscriviti alla newsletter: scopri tutte le storie di Studio!

Attualità Cultura Stili di Vita

Seguici anche su

+60k
+16k
+2k
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Invia una e-mail

I dischi del 2013

La migliore musica dell'anno, secondo redattori, collaboratori e amici di Studio: liste, classifiche, nuove entrate, riscoperte e le inevitabili chicche buone per gli acquisti di Natale.

La musica più bella dell’anno, le canzoni migliori, gli artisti da riscoprire, continuare a venerare, da dimenticare. In un’epoca in cui i tormentoni stagionali si son fatti più sfuggevoli, forse seguendo il destino delle mezze stagioni (che notoriamente non esistono – o non sono mai esistite, come i “bei tempi” di Vonnegut), è utile stilare un bilancio: può servire ad aggiungere nuove stelline su Spotify o dare idee-regalo per Natale.

Il 2013 è stato un anno interessante, non solo perché sembra essere durato tre mesi: un’annata fortunata musicalmente, ma non solo. Ci sono tanti gruppi e artisti di cui parlare: c’è il trionfo odialo-amalo di Yeezus, un tramonto più o meno generale delle chitarre vecchio stile e l’ascesa continua dell’elettronica e dell’hip hop. Molti nomi “nuovi”, le vecchie glorie convincono poco (LOL Daft Punk), e una domanda rimane su tutte: dove sono gli italiani?

Buon ascolto, qui trovate la playlist COMPLETA su Spotify.

Davide Coppo

Olympia – Austra: è il loro secondo disco ed è abbastanza simile al loro primo, che si chiama Lose it. C’è sempre la voce bellissima di Katie Stelmanis, e le basi elettroniche molto tranquille che si adattano perfettamente a un viaggio in macchina di notte, su una macchina tipo quella di Supercar.
Overgrown – James Blake: lo metto perché è perfetto da ascoltare distrattamente mentre si lavora. Ho letto (non ricordo dove) che il genere del disco sarebbe “soul-step”, che è un nome molto bello. A volte il disco ha passaggi (per me) molto angoscianti.
Albala – Samba Touré: mi sono preso una sbandata con la musica africana: la Public Library inglese ha messo online lo scorso anno centinaia di registrazioni della Decca West Africa, canzoni registrate (male) in West Africa tra il 1948 e il 1958, e sono entrato in un meraviglioso tunnel di calypso, mambo, quickstep da cui non riesco a uscire. Uno dei miei dischi preferiti sul genere è Marvellous Boy – Calypso from West Africa, ma è uscito nel 2009. Quest’anno invece è uscito Albala di Samba Touré, che è del Mali. È un disco blues con fortissime sonorità di musica africana tradizionale, ritmico ma molto cantilenato.
Trouble will find me – The National: non posso non mettere i National, senza spiegazioni, solo perché sono i National e fanno solo dischi che mi piacciono tantissimo.
Modern Vampires of the City – Vampire Weekend: il migliore tra i loro dischi. Ha una copertina in bianco e nero con una città (NY?) avvolta nella nebbia, ma il disco comunica cose completamente diverse, come tutti i dischi dei VW: camicie azzurre Oxford, cocktail con la frutta, un pianeta alieno ricoperto di seersucker bianco e azzurro.

Pietro Minto

Impersonator – Majical Cloudz
«La voce di Devon Welsh libra leggera su basi eteree e pianoforti senza tempo», scriverei se fossi una persona orribile. “This is Magic” una delle canzoni migliori dell’anno.

Obsidian – Baths
Uno dei must dell’anno, che ve lo dico a fa’.

Yeezus – Kanye West
Parte superbamente per poi afflosciarsi dopo la quinta traccia: non è un capolavoro – almeno non stando alla definizione del termine – ma è comunque l’album dell’anno, che piaccia o no. Frank Ocean che chiude “New Slaves” è uno dei miei souvenir del 2013.

Doris – Earl Sweatshirt
“Sunday” è una delle mie canzoni preferite di quest’anno (c’è ancora il Frank Ocean di turno, che qui però reppa) e uno degli album che ho consumato di più.

Bent Nail EP – Palehound
Bravissimi: testi moderni e musiche perfette. “I Got Clean” tra le mie preferite dell’anno.

Loud City Song – Julia Holter
Ovvero: come fare un disco fatto di grazia oggi.

Migliore ristampaSuperpowerless – Dump
È strano: non riesco a smettere d’ascoltare questo album del 1993 firmato dal gruppo del bassista degli Yo La Tengo. Non ricordo nemmeno come l’ho scoperto. “Secret Blood” adesso è una delle mie canzoni preferite di tutti i tempi, per dirne una. Non lo so il perché, non ne ho idea. La mia vita è allo sbando.

In Breve: Molly Drake – Molly Drake; Anxiety – Autre Ne Veut; Nepenthe – Julianna Barwick; Twelve Reasons To Die – Ghostface Killah; Rap Album One – Jonwayne; Raime – Quarter Turns Over a Living Line.


Gianluigi Peccerillo

The Internet – Feel Good
Syd the Kyd e Matt Martian arrivano dalla Odd Future, la crew di Tyler, The Creator, Frank Ocean e Earl Sweetshirt – giusto per citare i più noti – e con Feel Good hanno alzato di parecchio l’asticella in quel calderone di suoni a cui possiamo dare come coordinate da un lato il neo soul e dall’altro il funk. Le produzioni sono affidate alla parte meno conosciuta dei Neptunes, Chad Hugo; la sensazione, dopo l’ascolto, è quella di tornare a mangiare del pane salato dopo mesi di insipida astinenza.

Did – Bad Boys
Disco italiano che non ha vergogna di fare un viaggio all’estero e mostrare il passaporto. Parecchia attenzione ai suoni, ogni brano è ricco di effetti e curato nei minimi dettagli. I ragazzi saggiano i beat più disparati con voci effettate e groove decelerati di chi non ha fretta. E fanno bene, tanto un posto sul podio degli album italiani ce l’hanno a mani basse.

M+A – These Days
Altro disco italiano che se proprio deve mostrare il passaporto, deve farlo in Italia. Alessandro e Michele hanno impacchettato un album che può essere racchiuso in un unico aggettivo: bello. Sia esteticamente che musicalmente. Ogni cosa è nel giusto posto, solo la mente non riesce a star ferma e viaggia su quei tappeti di suoni tessuti con innata maestria.

FKA Twigs – EP2
Il perfetto equilibrio tra mistero, hype e qualità del prodotto facevano di Twigs, ora FKA Twigs, l’artista da tenere d’occhio ad inizio 2013. EP2 conferma che l’addizione voce vellutata su beat influenzati dalla scena uk underground dà risultati maggiori della somma delle singole parti. «I wanna kiss you in Paris, i wanna hold your hand in Rome», con lei al timone non c’è nulla da temere.

Kanye West – Yeezus
Potrebbe esserci Jon Hopkins, potrebbero esserci i Boards Of Canada ed invece c’è Kanye West. Parlo dei dischi con bassissima probabilità di essere fuori dalle top di fine anno, categoria qui rappresentata dall’album più discusso del trio, Yeezus. Qualsiasi arringa troverebbe favorevoli e contrari più per partito preso che per altro. Io lo riascolto ancora più che volentieri e motivo così la sua inclusione. Un po’ alla Kanye, giusto per restare in tema.

Nomfup feat. DJ Ricky

Billy Bragg – Tooth and Nail

Bill Callahan – Dream River

Lady – Lady

Gregory Porter – Liquid Spirit

Superchunk – I Hate Music

Torres – Torres

Unknown Mortal Orchestra – II

Virginiana Miller – Venga il regno

Yo La Tengo – Fade

Jonathan Wison – Fanfare

Filippo “Tiffy” Nicolini

Chance the rapper – Acid Rap
Strilli, falsetto, urli…Chance the rapper ha la voce di un cantante soul applicato al rap. Un lavoro brillante grazie a produzioni, sample e featuring azzeccatissimi.

Fka Twigs – Papi Pacify
Talento unico nel tirare fuori la parte più emozionata di chi ascolta grazie alla capacità di assemblare elementi sonori differenti su una base trip-hop .

Knxwledge – Wraptaypes. Prt. 6
È capace di mixare qualsiasi suono e rendere perfino Rick Ross uno facile da ascoltare.

King Krule – 6 Feet Beneath the Moon
Ha un timbro vocale che non ti aspetti e il primo disco riesce ad essere scuro, stiloso e profondo esattamente come la sua voce.

J Cole – Born sinner
«Siamo tutti peccatori / siamo tutti santi»: forse alla lunga può sembrare noioso ma nel complesso è un bel disco, studiato in ogni dettaglio.

Vincenzo Marino

Autre Ne Veut – Anxiety
L’altro giorno ascoltavo l’inno della Polizia di Stato perché avevo scoperto che si chiama “Giocondità”. Ho letto che è stato composto negli anni ’20 e ho pensato: perché ci portiamo dietro queste melodie vetuste, composte con strumenti così antichi? Anxiety è tutto un inno di cose moderne e forse andrebbe bene per la Guardia di Finanza. Dal vivo comunque è stato così così quindi forse niente parate.

Machinedrum – Vapor City
Come doveva essere il promo del disco: un uomo porta a spasso il cane di notte e arriva a piedi in Vaticano. Sente suonare “Gunshotta” dalla finestra del Papa e sorride compiaciuto per il fatto che F. non si sia arreso alla dubstep. Copertina (bella).

Kanye West – Yeezus
Kanye West è un forcone (ricco).

Oneohtrix Point Never – R Plus Seven
Anni fa ero a scuola e mentre mi canticchiavo in testa “Idioteque” ne ho capito il VERO significato: ad ogni parola, intonazione di Yorke, sfumatura dei suoni, corrispondeva un preciso messaggio che alla fine veniva fuori coerente. Ho avuto paura dell’abisso e ho dimenticato tutto. Più o meno mi è successa la stessa cosa qui, con la differenza che la profondità del sottotesto al quale ero arrivato è stata ridotta a “Ti piacciono gli anni 90, eh? Coglione”.

Ghostface Killah – Twelve Reasons to Die
Ha lottato fino all’ultimo contro gli Arcade Fire (in quota *Rock Ciao*) per accaparrarsi una citazione in questo elenco, solo che in Reflektor ci sono due o tre tracce che di solito mi rallentano la produzione del bolo alimentare – quindi ho fatto bene.

Bonus e Premi 2013: Earl Sweatshirt – Doris (Premio Intensissimi 2013); Nick Cave & The Bad Seeds – Push The Sky Away; Yung Lean – Unknown Death 2002 (Premio LULZ 2013); Jessy Lanza – Pull My Hair Back; Drake – Nothing Was The Same (Premio Rabbia Gratuita 2013)

Fabio Chiusi

No Joy – Wait to Pleasure
Il duo delle canadesi Jasamine White-Guz e Laura Lloyd rivede e aggiorna lo shoegaze dei My Bloody Valentine, senza raggiungerne le vette ma regalandoci perle come la disperata “Uhy Yuoi Yoi”  e la furia di “Lizard Kids”.

King Krule – 6 Feet Beneath The Moon
Classe 1994 ma già artisticamente maturo, King Krule convince con l’arma più semplice e al contempo difficile di tutte: la semplicità e il genio compositivo del grande cantautorato. E il vero capolavoro ha tutta l’aria di essere ancora di là da venire.

Poliça – Shulamith
Un disco né innovativo né perfetto, ma la voce di Channy Leanagh e la sezione ritmica (due batterie e basso all’unisono) ricordano i migliori Everything But The Girl, e ai migliori Everything But The Girl non si comanda.

Toro Y Moi – Anything in Return
Le influenze sono le più varie, dalla house al pop fino a Flying Lotus, ma la miscela è unica e misteriosamente facile da metabolizzare. “High Living”, poi, è semplicemente stupenda.

Mount Kimbie – Cold Spring Fault Less Youth
Il primo nome che mi è venuto in mente ascoltandolo? I Death Cab For Cutie. Ma c’è molto altro, a partire dai due pezzi – superbi – cantati da King Krule, per l’occasione in versione quasi-rap e con toni da quasi-crooner.

Costanzo Colombo Reiser

1. Il primo posto di solito lo riservo a dischi in grado di trascendere gli stilemi classici del genere, di andare oltre la ristretta cerchia dei fan più accaniti pur non perdendo l’identità di fondo. L’anno scorso abbiamo avuto Kendrick Lamar, l’anno prima A$AP Rocky, e quello prima ancora Kanye West. Quest’anno – spiace dirlo – nulla di simile. Non si tratta di un anno perso perché il materiale di qualità comunque c’è, ma se il rap vuole mantenere la sua influenza e la sua freschezza, sarà meglio che il 2014 ci porti qualcosa di nuovo. Anche solo un Good kid m.A.A.d. city 2 andrebbe bene.

2. KA – The Night’s Gambit
Sodale di Roc Marciano, KA è l’equivalente in rima del Noodles di C’era una volta in America. Testimone del degrado di Brownsville della fine degli anni ’70 fino a giungere alla gentrificazione degli Anni Zero, in appena undici pezzi riassume la disillusione ed il cinismo di un veterano che, riflettendo sulle proprie esperienze, narra la parabola di una intera città.

3. Boldy James & Alchemist – My 1st Chemistry Set
Si potrebbe definire come il gemello di Albert Einstein: stesso produttore, certo, ma anche un flow simile da parte dell’esordiente Boldy James. Il tutto è però reso più particolare dall’accento di Detroit e dalle varianti paracriminali che può offrire una città al collasso economico e sociale. L’allegria sta altrove, quindi, ma del resto l’hip hop allegro è in 9 casi su 10 una porcheria. Cinicamente, quindi, tanto di guadagnato.

4. Prodigy & Alchemist – Albert Einstein
Sono due le buone notizie: la prima è che Alchemist prosegue nel raffinare il suo stile, la seconda è che Prodigy qui torna a scrivere in rima. Non saremo ai livelli di una “Apostle’s Warning”, ma quel che si trova qui è l’evoluzione naturale (e migliore) dell’immaginario dei Mobb Deep.

5. Roc Marciano – Marci beaucoup
L’MC/produttore di Long Island aggiunge un’altra opera priva di sostanziali difetti al suo carniere; uscito da poche settimane, è troppo presto per giudicare se si tratti di un capolavoro, ma già così si può tranquillamente annoverare tra le opere meglio congegnate del 2013.

6. A$AP Rocky – Long.Live.A$AP
Certo non avrà la freschezza del mixtape d’esordio, ma il connubio tra il sound di Houston e quello di New York continua a  funzionare. Qualche beat di Clams Casino in più non avrebbe guastato, ma già così LLA resta uno dei pochi dischi del mainstream a mantenere un’identità ben definita e una qualità media diverse spanne sopra alla media.

7. Marco Polo & Hannibal Stax – Seize the day
I problemi di PA2, ossia eccessiva lunghezza e scarsa coesione, vengono risolti nella collaborazione con Hannibal Stax, noto (si fa per dire) per esser stato membro della Gangstarr Foundation. È rap nuiorchese grezzo, semplice ed efficace nel rivisitare i topoi classici del genere.

8. MC Eiht – Keep It Hood EP
Complice il featuring sull’ultimo album di Kendrick Lamar, il nome del veterano di Compton ha riguadagnato parte della popolarità persa a causa della breve memoria storica tipica del genere. Con Keep It Hood Eiht mantiene la promessa del titolo, sfornando sette pezzi che non giocano sull’effetto nostalgia ma reinventano e aggiornano le formule che lo avevano reso uno dei maggiori esponenti del gangsta rap dei primi anni ’90.

9. Pusha T – My Name Is My Name
Poteva essere il disco dell’anno e invece soffre di sindrome da “disco per la major”: troppi ospiti, poca omogeneità del sound e la sensazione che sia più una raccolta di pezzi che un album vero. Avercene, però, di raccolte con dentro “Nosetalgia” o “Numbers on the board”.

10. Marco Polo – PA2: The Director’s Cut
Il beatmaker italocanadese si conferma come uno dei migliori produttori della vena tradizionalista. Rispetto al precedente Port Authority, PA2 manca però di varietà e, vista la cospicua tracklist, si giunge alla fine delle 19 tracce con una sensazione d’indigestione. Una delusione di buona fattura, insomma.

Michele Boroni

Kanye West – Yeezus
In un mondo in cui l’artista medio si è trasformato in un freddo calcolatore e imprenditore di se stesso, tutti noi siamo alla disperata ricerca dei folli. Non quelli affamati citati da Jobs, ma folli veri. Matti da legare. Se poi uno di questi, nel momento di massimo splendore commerciale dell’hip-hop, alza (ancora una volta) l’asticella e si mette a sperimentare, realizzando una sequenza di pezzi di rara potenza, beh, allora il gioco è fatto.

Virginiana Miller – Venga il Regno
La musica italiana (r)esiste ancora e non ce ne frega molto se si chiama rock, indie o d’autore. Qui ci sono canzoni che girano perfettamente, testi illuminati, una buona produzione, nessuna insinuazione “meta” e pure una dose salutare di pop.

Daft Punk – Random Access Memories
Forma e contenuto. Progetto e packaging. Retromania e contemporaneità. Robot umanizzati e vecchie glorie del passato rianimate. Esaltazione del formato album. Una sostanziale lezione di marketing. RAM è tutto questo e molto di più. E poi c’è “Get Lucky” (sì, lo so, c’è anche “Touch”, la canzone più insopportabile del 2013).

Arctic Monkeys – AM
Il disco rock del 2013. Non c’è molto altro da dire.

The Stepkids – Troubadour
Adoro questa band formata da tre virtuosi polistrumentisti che vengono dal Connecticut e che si divertono un sacco a mettere insieme l’R&B con il musical di Broadway, Steely Dan e l’hipster pop, passando per Prince. Per me sono la rivelazione dell’anno.

E poi ci sono anche i dischi di Eminem, David Bowie, Jonathan Wilson, Laura Mvula e John Grant. È stato un buon 2013, dai.

 

Ascolta la playlist completa su Spotify.

 

Immagini: il produttore di Yo! MTV Raps, Ted Demme con Ed Lover (a sinistra) e Dr. Dre (a destra), nel 1988. (Frank Micelotta / Getty Images); le icone dei giradischi sono di Pavel Nikandrov.

54da1fe3c06675ff4ccfe97c_undici-logo-white.jpg