Iscriviti alla newsletter: scopri tutte le storie di Studio!

Attualità Cultura Stili di Vita

Seguici anche su

+60k
+16k
+2k
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Invia una e-mail

I dischi del 2012

La migliore musica degli ultimi 12 mesi, al netto di Gangnam Style, compilata da amici e collaboratori di Studio. Per prepararsi al 2013.

Il 2012 è stato un buon anno, musicalmente parlando. Ma anche un anno anomalo, che verrà ricordato anche per via del suo più grande tormentone che, nato come internet meme, si è diffuso dalla remota Corea del Sud ed è finito a stringere la mano a Obama. “Gangnam Style”, quindi, ma non solo. Per chiudere l’anno in bellezza abbiamo quindi pensato di ripercorrere il 2012 e selezionare i migliori dischi che ci è capitato di ascoltare. E siccome siamo in periodo natalizio, lo abbiamo fatto con collaboratori e amici di Studio, seguendo il format già utilizzato per scegliere i migliori libri del 2012 (che potete leggere qui). Ognuno l’ha fatta a suo modo: chi ha consigliato tanti album, chi ne ha selezionati un paio; chi ha spiegato dettagliatamente il motivo della sua scelta, chi è stato di poche parole.

Ecco quindi la migliore musica del 2012: tutta roba da rispolverare per bene nei prossimi giorni per non arrivare impreparati al 2013. Buon ascolto.

 

Cesare Alemanni

Frank Ocean – Channel Orange: Il talento vocale di Frank Ocean è sconfinato e questo album ne è la prova. “Pyramids” e “Pink Matter” sono probabilmente le due canzoni che ho “mandato indietro” più volte quest’anno.

Kendrick Lamar – good kid, m.A.A.d. city: Per quanto riguarda la musica rap, con gkmc Kendrick Lamar ha prodotto l’unico vero “Classico” uscito quest’anno. È tutto perfetto, dai beat alle liriche.

Godspeed You Black Emperor – Allelujah! Don’t bend ascend: Anche se continuo a pensare, come ho scritto qualche tempo fa, che suoni leggermente troppo “datato”, resta pur sempre il nuovo disco dei Godspeed, e questo è sufficiente a porlo diversi spanne sopra la media.

Shakleton – Music for the quiet hour: È un disco di elettronica sperimentale, tra la dubstep e l’abstract techno. Lo puoi mettere in sottofondo per ore senza nemmeno accorgerti della sua presenza o viceversa prestare la massima attenzione alla quantità di dettagli che Shakleton mette nelle sue composizioni. Non ho testato personalmente ma credo che volendo si accompagni molto bene con una certa quantità di “sostanze”.

Lambchop – Mr. M: È il mio album da “momenti tristi” preferito del 2012. Consiglio in particolare “2B2″ e “Nice without mercy”.

 

Davide Coppo

The Tallest Man On Earth – There’s No Leaving Now
È stupefacente cosa riesca a fare, con voce e chitarra, questo svedese classe ’83 che si è scelto un nome buffo (con molta autoironia, vista la sua non-altezza) ma continua a fare dischi enormi. In questo (la strumentazione ridotta all’osso) ricorda Nick Drake, per il resto continua a pedinare il mito di Bob Dylan. Come nel precedente (e inarrivabile) The Wild Hunt, anche quest’album è fatto di canzoni tristi da ascoltare quando si è felici.

First Aid Kit – The Lion’s Roar
L’onda lunga del folk (brutto morbo di cui ci siamo ammalati in tanti negli scorsi anni) continua (e non me l’aspettavo) a produrre cose buone, belle e giuste. Le First Aid Kit sono tra queste, hanno voci potentissime e atmosfere un po’ epiche (per quanto del folk possa essere epico) e un po’ tristi (di quella tristezza da campi di grano in Virginia che sfumano alla fine di un film d’amore agrodolce).
The Maccabees – Given to the Wild
Amo i Maccabees, fino da quando ho scoperto il loro primo Ep (mi pare) che si chiama You Make Noise, I Make Sandwiches. Erano cazzoni che sapevano suonare bene e facevano divertire e muovere le gambe. Poi è arrivato il capolavoro Wall of Arms, introspettivo e musicalmente altissimo, e anche in quest’ultimo le atmosfere cupe continuano a crescere alternandosi improvvise cavalcate di chitarra, tra Arcade Fire e Wild Beasts. Ah, una volta ho fumato una canna con Orlando Weeks, il cantante. Era il 2008 mi pare e lui indossava il cappello di Topolino in Fantasia. Dovevo dirlo.

 

Pietro Minto

Lambchop – Mr. M
L’ho nominato album migliore dell’anno a inizio anno, appena uscito. Lo è rimasto, a mio avviso. Indimenticabile.

Mature Themes – Ariel Pink’s Haunted Graffiti
Ariel Pink è un pazzo assolutamente necessario in questi tempi e il suo ultimo lavoro riesce a essere “l’album della raggiunta maturità dell’artista” rimanendo contemporaneamente uno meno prevedibili che ci siano in giro.

Kendrick Lamar – good Kid M.a.a.d City
Lo troverete in molte top 5 di quest’anno ma vi giuro che non ci eravamo messi d’accordo. È che è un album molto bello, tutto qui. “The Art Of Peer Pressure” il pezzo migliore.

Father John Misty – Fear fun
Il signore in questione, Joshua Tillman, noto come Father John Misty, ha una voce invidiabile, ha fatto un album stupendo e ha girato un video con Aubrey Plaza. Potrei limitarmi ad odiarlo per tutto questo ma è Natale, quindi eccolo in questa classifica.

Hundred waters – Hundred waters
Nicole Miglis ha una voce bellissima e canta su musiche bellissime perché la sua band è eterea e fantastica. Effetto finale: va tutto molto bene.

Perfume Genius – Put your back n 2 it
Semplice, triste e brutale. “Normal Song” tra le migliori canzoni dell’anno.

Heroin in tahiti – Death surf
C’è un punto in questo album in cui un giro di chitarra rock’n’roll fa capolino su una base da fine del mondo, e quel punto vale il prezzo del biglietto. Una delle rivelazioni del 2012.

Deerhoof – Breakup song
Io non lo so quando è successo. Non lo so quando i Deerhoof hanno deciso di abbandonare questo universo basato sul carbonio per entrare in una realtà in cui il tempo non esiste e i colori sono pentadimensionali, ma continuate così, raga.

 

Vincenzo Marino

LV – Sebenza
Londra elettro e meticcia (vi presento la mia suoneria da mesi): se si parla di scegliere roba che suoni “2012” allora questo è probabilmente l’album dell’anno, nel senso proprio di “album dell’anno” – sempre che la parola ‘album’ nel decennio di SoundCloud, dei rapper coreani e del dover guardare XFactor abbia un senso. Pitchfork, che è fonte che si cita o si evita di menzionare in base a chi ascolta, dice che effettivamente è proprio così che questo anno avrebbe dovuto suonare, quindi il signor Pitchfork è d’accordo con me. Giù quelle balestre.

The Weeknd – Trilogy
E se non vale perché è un triplo prodotto fra 2011 e 2012 allora il mixtape Echoes of Silence, che è del dicembre scorso. E se non vale neanche così allora chiedo perdono perché scelgo e scrivo mentre fuori nevica e la cosa condiziona l’intera selezione e bisogna metterlo dentro. Un po’ San Valentino, un po’ RnB, un po’ Michael Jackson con amicizie presentabili. “The Fall” e “Initiation” lassù alte.

Captain Murphy – Duality
Captain Murphy è un’entità-rapper molto malvagia manovrata da Flying Lotus e spuntata fuori quest’anno con un video-mixtape. È un suono stiloso e cattivone che sa offrirci quel tiro – come qui, roba di produzione TNGHT – che piace tanto a noi giovanissimi per muovere le parti del corpo a ritmo della musica. Rientra nel girone “Come dovrebbe suonare il 2012″.

Men in Burka – War / Magic
E anche l’omonimo Men in Burka, uscito sempre quest’anno, dal quale sono tratti alcuni remix dell’ultimo: voi prendete del Medioriente a caso e comprate un paio di jack per collegarli ai campionatori – chiaramente a Denver. Il 21 del mese, all’ora stabilita dai Maya, farete partire “Bismillah” e riderete di Giacobbo ballando dolcemente una hakken (fate molta attenzione perché il 2013 è l’anno del gabber, quindi danza, tante fibre e giacchetti Australian). Gruppo #suono2012.

Vorrei citare Atoms for Peace, il progetto di Thom Yorke, per un misto di abitudine e affezione ma la presenza di Flea mi disturba. Menzione d’onore per le produzioni di casa West, intendendo Cruel Summer – e non Kim Kardashian – per quando vi va di fare i truzzoni, e per l’onnipresente good Kid, M.A.A.D City di Kendrick Lamar che viene bene sempre e ha fatto la parte dell’Open di Agassi del rap (letto con la “a”). Chitarre non pervenute ma di certo non è colpa mia che ce l’ho messa proprio tutta.

 

Michele Boroni

Frank Ocean – Channel Orange
Senza alcun dubbio il disco dell’anno e qualcosa di più. Per qualità delle canzoni, profondità dei testi, interpretazione e scarto rispetto alla media della produzione soul/r’n’b possiamo tranquillamente definirlo il “What’s goin’ on” di questi tempi. E poi per il basso profilo che sta tenendo, Frank Ocean è destinato a durare.

Kendrick Lamar – Good kid, M.A.A.D. City
Hip-hop di prima qualità. Garantisce Dr. Dre. Lo storytelling applicato all’hip-hop. Basi e flow strepitosi. Insomma, un altro talento.

Donald Fagen – Sunken Condos
Sono fageniano da tempi non sospetti. Quindi ogni uscita solista del vecchio Donald – la quarta in trent’anni – viene qui salutata stappando la riserva buona. Peraltro questo disco merita davvero. E poi la Fagen music la sa fare bene solo lui.

Balthazar – Rats
Questa band belga è una scoperta degli ultimi mesi. Attirato dalla bella copertina à la Norman Rockwell, sono stato poi catturato da questo bel pop sinuoso e un po’ malato. Ed è iniziata la dipendenza.

Fiona Apple – The idler wheel is wiser than the driver of the screw and whipping cords will serve you more than ropes will ever do
Dicono che faccia sempre lo stesso disco. Tormentato, intenso, inquieto, profondo, minimalista, dissonante. Dicono che Fiona Apple faccia sempre lo stesso disco. Per fortuna.

 

Filippo Sensi feat. DJ Ricky

Calibro 35 – Ogni riferimento…
Cody ChesnuTT – Landing On a Thousand
Colapesce – Un meraviglioso declino
Dirty Projectors – Swing Lo Magellan
Bill Fay – Life Is People
Goat – World Music
Michael Kiwanuka – Home Again
Spiritualized – Sweet Heart  Sweet Light
Shannon Stephens – Pull it Together
Sharon Van Etten – Tramp

 

Filippo Papetti

Frank Ocean – Channel Orange:
La sintesi pressoché perfetta di tutte le grandiosità e le contraddizioni che caratterizzano la black music oggi, nell’esordio ufficiale di Frank Ocean. L’alta fedeltà delle grandi produzioni R&B che incontra lo spleen casalingo tipico della Youtube-Era, ma soprattutto le canzoni, bellissime: “Sweet Life”, “Lost”, “Pyramids” e potrei aggiungerne altre. Per chi scrive: il disco dell’anno.

Kendrick Lamar – good kid, m.A.A.d city
Un rapper intelligente è pericoloso, molto pericoloso. Crea scompiglio, e obbliga tutti gli altri a provare ad arrivare al suo livello. Oggi è il turno di Kendrick Lamar, con un disco che rimarrà a lungo negli annali: bilanciato com’è nella potenza dei singoli e nella qualità delle liriche. “Swimming Pools (Drank)” è in questo senso il brano hip hop del 2012.

Dargen D’Amico – Nostalgia Istantanea
Poteva farsi due lire con l’ennesimo singolo di rap italiano modalità tormentone scemo, e invece Dargen D’Amico è uscito fuori con questo splendido album in vinile contenente due lunghissimi spoken-word da circa venti minuti l’uno. Una roba tutto parole e musica, con addirittura pochissima batteria, e anche molto interessante dal punto di vista narrativo.

Burial – Kindred Ep
Prima che la dubstep fosse sbranata dal senso comune per diventare questa specie di nuovo nu-metal merdoso – grazie Skrillex! –, Burial ne ha scritto pagine indimenticabili. Nel 2012 è uscito con una manciata di Ep, tutti di notevole fattura. Questo è il migliore, ed è il solito mix ultra-emozionale di batterie sconnesse, cut-up vocali e atmosfere plumbee. A quando un nuovo album?

Dean Blunt & Inga Copeland – Black Is Beautiful
Ora che l’hype attorno all’hypnagogic pop sta lentamente scemando, com’era prevedibile, resta che sono stati prodotti ottimi dischi e che l’estetica nel suo complesso rimane significativa e pregnante. Dean Blunt & Inga Copeland, fino all’anno scorso conosciuti come Hype Williams, ribadiscono la bontà delle loro intuizioni con un lavoro tanto essenziale quanto ricco di spunti interessanti.


(Immagine: Malcolm Sargent dirige un’orchestra, 1965 – Erich Auerbach, Hulton Archive / Getty Images)

54da1fe3c06675ff4ccfe97c_undici-logo-white.jpg