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Harry a pezzi

Gli adulti lo liquidano come roba per ragazzine, e un po' hanno ragione: Harry Styles è l'ultimo di una lunga serie di Mark Owen, quelli di cui le teenager sono costrette a innamorarsi. Ritratto di un fenomeno pop contemporaneo.

Da piccolo volevo essere Harry Styles. Invece pesavo svariati chili più di lui e mettevo golf beige di McKenzy che manco il mio prof di chimica. Ma adesso non c’entra. Ricapitolando. Harry Styles è il frontman degli (o dei: la sgrammaticatissima stampa italiana da sempre si divide) One Direction. Harry Styles è, al momento, il personaggio più desiderato, followato, spettegolato, memezzato del mondo. Di recente lo ha battuto solo il culo di Kim Kardashian.

Gli adulti lo liquidano come roba per ragazzine: sono costretti a portare le figlie ai raduni della band, roba da rimpiangere le code di mezzanotte per il ventisettesimo capitolo di Harry Potter, che almeno poi potevano leggersi pure loro. I ragazzini lo liquidano come roba per ragazzine: le foto che queste appiccicano sopra al letto (le Smemo esistono ancora?) raccontano le solite fantasie di capelli lunghi, camicie di flanella post-grunge e due rondinelle tatuate sulle clavicole. Pure qualche brufolo è concesso – a Harry.

Come sempre, hanno ragione le ragazzine. Sono loro che mandano avanti il mondo. Loro e quelli a cui vanno dietro: i Mark Owen, apripista di tutti gli Harry Styles correnti. Mark Owen non è un ex – no, un attuale, anche se è molto difficile crederlo – Take That: è una categoria del pensiero. Mark Owen è, per ragioni che restano piuttosto imperscrutabili, quello di cui tutte si innamorano sempre. Efebico, rassicurante, con quell’eterna aria di uno a cui non si coagula il sangue. «È il tipo che inconsciamente tira fuori il tuo lato materno: un bambino che ti fa tenerezza, che vorresti sprofondasse dentro le tue tette», mi disse un giorno un’attrice che gli faceva le poste sotto casa quand’era lei ragazzina.

Su Instagram mette solo fotine in bianco e nero, per darsi un tono. Un po’ alla Sebastião Salgado, con però i donut al posto dei profughi ruandesi.

Harry Styles vuole sprofondare dentro le tette di qualcheduna, di certo non vuole essere roba per ragazzine. Su Instagram mette solo fotine in bianco e nero, per darsi un tono. Un po’ alla Sebastião Salgado, con però i donut al posto dei profughi ruandesi. Tra le ultime postate, si trovano scatti del tempio di Vesta e del Colosseo. Lo scorso weekend era a Roma per uno speciale prodotto dalla Fascino di Maria De Filippi che andrà in onda su Italia1 il 18 dicembre. Selfie con le sole duecento fan dodicenni ammesse (e di conseguenza impazzite): non pervenuti.

You have a nice view out of your window. @delanovegas thank you

A photo posted by @harrystyles on

Anche per non essere roba per ragazzine Harry Styles ha mollato Taylor Swift. Che su di lui ha scritto quasi un intero disco – il campione di vendite 1989 – e da roba per ragazzine è diventata roba per intellettualini hipster (e per me; ma adesso non c’entra). Lui ha pensato bene di fuggire prima dal rischio di avere folle di ragazzine moltiplicate per due tra Londra e New York. Taylor ha dedicato a Harry circa quattrodici dei sedici pezzi totali dell’album, del resto non è una che ama mettere le cose tra le righe: lei compone retroattivamente. Uno di questi l’ha intitolato Style. Non scherzo. Recita così: «Ho sentito dire che esci con un’altra, ma io non riesco a smettere di pensare a noi due». Non si esce vive dai Mark Owen.

Anche Leonardo Di Caprio è stato una categoria del pensiero. Il Leonardo Di Caprio di Titanic, non il venerato Marlon Brando di adesso. È stato il Mark Owen del cinema di metà Novanta, la piscina di Romeo+Giulietta in cui annegarono tutte, altro che Jack nell’Atlantico. Come Leonardo, pure Harry ama la compagnia delle modelle di Victoria’s Secret (pardon: si chiamano angeli) e di dive e divette assortite dell’era Instagram. L’altra sua fidanzatina famosa è stata Kendall Jenner, tra le top model più richieste dell’ultimo anno, ma nota soprattutto per essere sorellastra di Kim Kardashian. Lui e il culo, si diceva.

Harry è un cazzone. Anche per questo tutti da piccoli volevamo essere lui. Da bravo testimonial della famigerata contemporaneità, trolla chiunque gli capiti sotto tiro. Un grande tormentone sul suo conto è che, in fondo in fondo ma manco troppo, sia gay: ai George Clooney è capitato attorno ai quarant’anni, lui comincia fin da subito. «Ci sono molti pettegolezzi che mi riguardano, lo so», gongolava un paio di settimane fa sul divano di Ellen Degeneres. Lui sta nel mezzo. Dribbla. Cazzeggia. Si diverte a far credere di (poter) essere “bi”, rilanciando una moda che sui rotocalchi non si portava più da un pezzo. Replica (più o meno) «non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco» relativamente alle allusioni sull’allegra vita cameratesca sua e dei suoi quattro compagni di Red Bull e limousine.

Anche qui Harry si smarca dalle ragazzine e dai Mark Owen e s’avvicina a un altro illustre predecessore: Robbie Williams. Un giorno mollerà i compari – si dividono le fan, ma ciascuno di loro da solo non fa notizia come lui – e si metterà in proprio. Gli altri quattro tenteranno reunion, faranno figli a nastro, lui da solista vincerà tre Grammy. È già scritto.

Harry è un cazzone. Anche per questo tutti da piccoli volevamo essere lui. Da bravo testimonial della famigerata contemporaneità, trolla chiunque gli capiti sotto tiro.

Ho un pensiero ricorrente, e non riesco a togliermelo dalla testa. Sogno che Harry e Harry, inteso come principe d’Inghilterra, diventino amici inseparabili. Anche il roscio, da piccolo, voleva essere Harry Quell’Altro, ne sono certo. «Non è stata una cosa degna di un principe», ha dichiarato di recente il secondogenito Windsor a proposito delle arcinote foto biotte nella suite di Las Vegas. Quello che Styles fa più o meno ad ogni tappa di ogni tour. Li immagino insieme, i due Harry. Il cantante di boy band con ansie di nobilitazione letterale (si consideri come prova anche il suo sguardo mentre allunga la mano verso la duchessa pop Kate Middleton, al recente Royal Variety Show); il principino finalmente libero di darsi a gare di rutti e scoregge, ma in club di prima categoria. Sarebbero felici.

L’ultimo singolo di Harry e soci s’intitola Night Changes. Cantano pressoché all’unisono: «Sto solo diventando vecchio, piccola. […] Come cambia in fretta la notte. Tutto quello che avevi sognato svanisce quando ti svegli. Ma non c’è niente di cui avere paura». Il tempo è scaduto. Harry ha compiuto vent’anni lo scorso 1° febbraio. Oggi probabilmente direbbe che anche lui, da piccolo, voleva essere Harry Styles.

 

Nell’immagine in evidenza: Harry Styles ai British Fashion Awards. Londra, 1 dicembre 2014 (Pascal Le Segretain/Getty Images).

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