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Guida all’esplorazione urbana

Come funziona Verlocal, il servizio di una startup californiana che offre visite personalizzate e affidate a guide amatoriali in loco: percorsi hipster, gite a Stanford e tour in limousine. Saranno le app come questa a costringere all'oblio le Lonely Planet?

Ci incontriamo sotto la bandiera arcobaleno nel quartiere gay di San Francisco, Castro. Christopher indossa un vestito celeste e un collana di brillanti. Ogni tanto incespica sui tacchi: «Devo ammetterlo: è dura essere una ragazza». Il trentacinquenne che di giorno lavora nell’area design di una compagnia di un social media, la notte diventa una guida turistica e dà sfogo al suo miglior personaggio, Queen, un «insider» nel quartiere più colorato e sfacciato della città, ma anche quello dove i particolari e alcuni locali seminterrati si perdono a occhio nudo.

Camminare al fianco di una Drag Queen da bar a bar, da show a show (questo tour finirà con una visita alla sfilata annuale delle Drag ispirato a Lady Gaga), è parte dell’esperienza: Christopher è una star su Youtube le cui esibizioni registrano una media di 55mila visitatori al mese e tra queste vie è fermato e fotografato. Non che gli dispiaccia («Dici che ho bisogno di una ripassata di rossetto?»), ma il suo obiettivo oggi è farmi sentire di casa, o meglio: darmi l’impressione di aver toccato da vicino lo spirito di questo quartiere. Queen è una delle guide di Verlocal, una startup fondata per chi viaggia a San Francisco alla ricerca di autenticità, e desidera sentirsi per qualche ora parte della città. Ci fermiamo davanti al Castro theatre: «Sapevi che è stato costruito con soli 300mila dollari?». Cristopher, originario di Boston, racconta che ha un passato da insegnante alle elementari e ha sempre avuto il gusto di ricercare la storia delle cose. «Questo tour vuole dare anche qualche informazione storica» – spiega – «ma ora entriamo a berci qualcosa qua». E ci infiliamo dentro il terzo bar di questo tour, The Edge, un tempio tra i bar omosessuali di questo quartiere.

«Noi non siamo turisti, siamo viaggiatori», erano le parole di Debra Winger e John Malkovich nel Tè del deserto, con una frase che fece scadere per sempre nella mediocrità i dépliant patinati di viaggi, ma anche qualunque sezione “avventura” della Lonely Planet. È una regola da boy scout: i viaggiatori non si affidano a una mappa ma seguono le dritte dei locali. San Francisco non è il Sahara, ma è ugualmente un panorama che si inaridisce seguendo solo le indicazioni date ai turisti (detto chiaro: fare la fila in centro e salire sul famoso tram rosso delle cartoline non è la migliore esperienza di viaggio in California, anche se lo consigliano tutte le guide). Ispirati dalle cose autentiche, il gruppo di ragazzi della Bay Area che ha fondato Verlocal aveva in mente un progetto: c’è una città sommersa che scomparirebbe sotto i vostri occhi se non ci sarà qualcuno a illuminare la strada. «Abbiamo iniziato con dei tour a Stanford: studiavo e mi rendevo conto di quanti stranieri morissero dalla curiosità di visitare un campus universitario come questo con qualcuno che lo vivesse dall’interno», spiega Will W. Lee, trentatré anni, nello studio della sua nuova azienda nel quartiere industriale di Dogpatch, una startup dormitorio (in questo loft di design vive e lavora con gli altri due co-fondatori di Verlocal). «La parte più eccitante dell’inizio è stata proprio trovare i profili giusti di persone locali che potessero offrire un viaggio interessante nella realtà che li appartiene».

Un viaggio urbano in luoghi nascosti o insoliti. Un pomeriggio tra gli hipster che passano le ore a vagare tra mostre e caffè (un’istituzione) accompagnati naturalmente da un hipster autentico (ma che non vuole essere definito tale).

Un viaggio urbano in luoghi nascosti o insoliti. Un pomeriggio tra gli hipster che passano le ore a vagare tra mostre e caffè (un’istituzione) accompagnati naturalmente da un hipster autentico (ma che non vuole essere definito tale). Un trekking appena fuori città alla scoperta di piante rare e per un breve corso su quali siano le bacche commestibili con un attivista per la difesa dell’ambiente ed esperto di microsistemi. Una notte con un ragazzetto benestante con una bella macchina che accompagna i visitatori nelle discoteche e mostra come ci si comporta tra divanetti e champagne e con le ragazze (fa questo di mestiere). Sono tour anti-turistici che attraversano l’anima di una città, guidati da chi respira quotidianamente quello smog urbano. Non solo. Tra le offerte anche parecchia Silicon Valley, per chi sogna di entrare a fare un tour a Google (tra gli insider c’è un impiegato della compagnia e, al momento, i ragazzi di Verlocal stanno cercando qualcuno interno a Twitter che offra un tour).

Le guide fanno parte della giungla locale: studenti, imprenditori, disoccupati, appassionati di storia o di storie, nerd impiegati in grandi aziende della tecnologia. Tariffe varie (da zero a duecentocinquanta dollari per una “escursione”). C’è un sito a cui iscriversi e un ventaglio di interessi degni dell’indice di una guida turistica: arte, cibo, storia, natura, tecnologia (of course).

«A differenza di una società di guida turistica, non abbiamo stabilito una cifra ma lasciamo che siano i nostri addetti ai lavori a dare un prezzo al tour. Sono loro a scegliere quanto vogliono farsi pagare e per quanto tempo durerà l’esperienza», spiega Will. «Se gli utenti sono interessati all’esperienza, possono contattare direttamente la loro guida. Su ogni escursione Verlocal prende il 10 per cento di commissione». Adam Becker, 24 anni, che si appena laureato in astrofisica ma è appassionato di aritmetica e letteratura, ha introdotto un tour “metafisico”. «Mi incontro con chi è straniero in città in un caffè e gli racconto la mia San Francisco», dice Adam, che è tra i co-fondatori del progetto – È una chiacchierata: un modo di dare una mano, un benvenuto, una mappa sincera a chi capita da queste parti». Gratis.

E in fondo chi, viaggiando, non ha mai desiderato un simile atto di generosità da parte di qualche locale (e al prezzo di un espresso)? Cristopher sta facendo spazio nel suo calendario in vista del Gay pride prossimamente a San Francisco: «Ci aspettiamo che arriveranno tanti stranieri per quest’evento», dice. Sono sicura che tanti di loro avranno bisogno di una luce per orientarsi. «Queen» splenderà per loro.

 

Nell’immagine, veduta aerea di San Francisco. Ezra Shaw/Getty Images

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