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Gli strascichi del terrorismo mancato

Polemiche tra il sindaco di New York, Nypd e i media: quanti attentati sono stati sventati dal 9/11?

In Francia non si è ancora chiuso il caso Mohammed Merah, lo stragista che lo scorso marzo ha ucciso 8 persone nel sud del Paese prima di morire sotto i colpi delle forze speciali, nel suo appartamento a Tolosa. Gli strascichi polemici e giudiziari continuano, e lievitano in questi stessi giorni sotto la pressione di Le Monde, del settimanale Express e della rete televisiva TF1. Daniele Raineri, su Il Foglio, offriva pochi giorni fa un preciso resoconto del pasticcio dell’intelligence transalpina, tuttora ricco di nodi non sciolti: i rapporti tra l’assassino e i servizi segreti, in particolare con l’ufficiale che conosceva Merah dal novembre 2011, e che era a conoscenza dei suoi viaggi in Afghanistan e Pakistan, le otto telefonate avvenute tra la sede di Tolosa e Merah dal suo ritorno in territorio francese.

Altra storia negli Stati Uniti, dove dopo l’undici settembre 2001 non ci sono più stati attacchi terroristici legati all’estremismo islamico, qaedista e non. Merito, dice il New York Police Department, del proprio nucleo anti-terrorismo: sul sito della polizia cittadina è apparsa tempo fa una lista di 14 “plots” (cospirazioni, piani) per portare il caos nella Grande Mela. È dagli anni ’70, scrive il Nypd, che New York non vive dieci anni consecutivi senza attacchi terroristici. Un fiore all’occhiello, da mostrare orgogliosi al mondo. Un vanto, per la città più duramente colpita nella storia.

 

Peccato che Pro Publica, associazione no-profit specializzata in giornalismo investigativo (e premiata nel 2010 con il Pulitzer), abbia deciso di rompere le proverbiali uova nel paniere con un lungo articolo pubblicato martedì e da subito al centro di un triangolo di polemiche tra lo stesso media, il Nypd e il sindaco Michael Bloomberg. L’inchiesta di Pro Publica è partita da una lunga intervista (caldamente consigliata) al Commissario Ray Kelly pubblicata da Newsweek lo scorso mese, in cui il giornalista Christopher Dickey scriveva ancora del fatale numero 14: «[A]t least 14 full-blown terrorist attacks have been prevented or failed on Kelly’s watch». In più, nel mese di marzo, lo stesso Bloomberg aveva dichiarato: «Abbiamo il miglior dipartimento di polizia nel mondo, e credo lo dimostrino ogni singolo giorno. Abbiamo sventato 14 attacchi dall’undici settembre, fortunatamente senza nessuna vittima». Eloquente la risposta di Justin Elliott di Pro Publica: «Is it true? In a word, no».

Il giornalista prende in analisi i 14 attentati sventati, così come presentati sul sito del Police Department: di questi, soltanto tre corrispondono – nell’analisi di Pro Publica – a un reale pericolo per la città o, meglio, a un reale salvataggio da parte del Nypd. E gli altri? Sarebbero pericoli causati in primo luogo dagli infiltrati, che hanno in taluni casi provveduto a fornire finte bombe o grosse quantità di denaro soltanto per “innescare” un capo d’accusa (nel 2010 quattro uomini furono arrestati per aver messo delle bombe all’esterno di alcune sinagoghe nel Bronx. Le bombe erano finte, e arrivavano dagli infiltrati); oppure non avrebbero costituito una vera minaccia terroristica, anche secondo il parere di alcuni agenti federali; o ancora, non ci sarebbe stato in altri casi nessun tipo di complotto, ma soltanto qualche raffazzonata idea abbandonata subito dopo il parto, spesso da mitomani (è il caso di Russell Defreitas, cittadino americano originario della Guyana, 63enne, che due anni fa voleva far esplodere dei silos di benzina al Jfk Airport. L’attacco, secondo l’uomo intercettato in alcune conversazioni, avrebbe dovuto essere “in stile ninja”). O, in ultima ipotesi, non sarebbero stati sventati in alcun modo dalla polizia newyorchese (come il caso del liquido esplosivo trovato sulla linea British Airways in partenza da Londra per il Nord America: tutto risolto dalla polizia statunitense).

 

È a questo punto che accade qualcosa di bizzarro, una specie di cortocircuito nel normale rapporto tra media e istituzioni: il vice Commissario della polizia Paul Browne ha deciso di sbrigarsela da solo, senza uffici stampa né comunicati ufficiali, e si buttato in prima linea nella sezione di Pro Publica dedicata ai commenti:

The NYPD never said it stopped 14 terrorist plots. We’ve repeatedly said that New York City was the target of at least 14 terrorist plots since 9/11 because it is a fact. Critics want others to believe that terrorists who failed were not threats. If you believe that, we have a bridge to sell you – one that al-Qaeda hoped to destroy.

A contrastare la tesi di Browne c’è la pagina del sito ufficiale del Nypd e altre dichiarazioni, come quella di Mitchell Silber, Director of Intelligence Analysis, che lo scorso marzo ha dichiarato:

We built an intelligence and counterterrorism program that has served as a deterrent and has helped to protect the city from fourteen terrorist plots since September 11, 2001.

O quella del Commissario Kelly, pronunciata alla cerimonia per il diploma dei nuovi ufficiali:

Together our Federal partners, the Police Department has helped defeat 14 terrorist plots against New York City.

 

Il “pasticciaccio” mediatico si conclude con l’intervento del sindaco di New York Bloomberg, il quale, intervistato a proposito dal canale news NY1, ha dichiarato:

Well, you know, you pose a question that there is no ways to prove one way or another. But let me point out to you, we haven’t had one. Let’s assume it’s one they thwarted instead of 14. And it could very well be 28, because nobody really knows how many people. We have to be right 100 percent of the time. The terrorists only have to be right once, and you’re dead.

 

Il terrorismo fa danni anche senza bombe. Soprattutto se in collaborazione con una pessima gestione delle notizie.

 

Foto: Spencer Platt/Getty Images

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