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Gif: nascita e sviluppo di un medium

Come uno dei formati più desueti del web è diventato un mezzo di comunicazione e d'espressione, anche artistico. Dalle gif a Vine, ci sono sempre più immagini in movimento.

All’inizio erano macchie piene di pixel che si contorcevano sugli schermi di computer: sembravano disegni affetti da spasmi, con le loro coreografie scoordinate, lente e fuori ritmo. Chi ricorda un internet più giovane e naïf, ricorda anche che spesso i siti preistorici – in HTML rigido con sfondi che rendevano tutto illeggibile e anni ‘90 – venivano dotati di GIF. E a ripensarci oggi, nel nostro 2013 così all’avanguardia, ci si domanda il motivo di quella scelta – perché optare per un disegnino a bassa qualità quando si poteva usare un’immagine? Le GIF sono per la rete quello che il mullet è stato per la moda: ci si guarda indietro e ci si chiede “com’è possibile che ci sia stato un momento in cui quelle cose piacevano?”. A differenza del mullet però, queste immagini si sono sapute reinventare e hanno seguito l’evoluzione tecnologica uscendo dal cul de sac delle animazioni orribili e fuori luogo arrivando a conquistare vaste porzione del web e spingendo Matthew Rader, artista nel duo Reed + Rader, a dichiarare al sito Mashable la frase «Credo che le GIF siano il vero mezzo artistico di internet» rimanendo serio e senza perdere la faccia per sempre.

Quella di Rader può sembrare una provocazione, una presa di posizione volutamente estrema: è invece più fondata di quel che sembra, e oggi vi racconterò come le GIF sono passate dall’orrido al cool in poco più d’un decennio.

Partiamo ovviamente dall’inizio: la sigla GIF sta per Graphic Interchange Format ed è il nome di un formato per immagini creato nel 1987 da Steve Wilhite per la CompuServe, la prima azienda commerciale di servizi online degli Stati Uniti. Era un’invenzione pensata per il web in un tempo in cui il web era ancora in fasce: consentiva l’utilizzo massimo di 256 colori, particolarità che la rendeva utile nel settore grafico. Ma aveva un superpotere nascosto, poteva “contenere” numerosi fotogrammi diversi, permettendo la creazione di animazioni. Il formato fu anche protagonista di una battaglia legale tra la Compuserve e un’altra società, Unisys, che dichiarò di averlo brevettato nel 1985, conclusasi nel 1994 con un accordo per il quale quest’ultima consentiva ai privati d’utilizzare il formato previo pagamento. Seguì da parte di molti artisti e utenti il boicottaggio del formato, che li portò a preferire il PNG, altro formato nato nel 1996.

Non c’è puntata di Game of ThronesMad MenThe Daily Show che non sia sviscerata in fotogrammi, trasformata in GIF e pubblicata online, dove viene condivisa, diventa virale e contribuisce a rendere familiari sempre più persone con questo goffo formato

Ma torniamo al movimento, torniamo alle GIF. Inizialmente, l’invenzione di Wilhite fu utilizzata perlopiù per addobbare siti e comunicare con i visitatori: una dei generi più diffusi dell’epoca era l’“UNDER CONSTRUCTION”, di cui facevano parte immagini che rappresentavano un mini cantiere con i tradizionali colori da “lavori in corso” giallo e nero. Servivano a indicare, appunto, un sito “in costruzione”. Andavano forti anche le sirene della polizia – che giravano magicamente su se stesse e si illuminavano – e una cassetta delle lettere con busta in entrata per indicare l’angolo della posta. Era il periodo-mullet delle GIF, come sappiamo, quello della loro gestazione. Col tempo, sarebbero cresciute.

Raccontare l’evoluzione del formato è impossibile senza citare Tumblr. È su Tumblr che queste immagini in movimento sono diventate mezzo di comunicazione duttile e creativo: qui si sono sviluppate le reaction GIF (utilizzate per “reagire” ai contenuti altrui in una conversazione vernacolare fitta di richiami a film, serie tv e meme) e il lato artistico del mezzo. Non c’è puntata di Game of ThronesMad MenThe Daily Show che non sia sviscerata in fotogrammi, sottotitolata per supplire la mancanza di audio del mezzo, trasformata in GIF e pubblicata online, dove viene condivisa, diventa virale e contribuisce a rendere familiari sempre più persone con questo goffo formato. Esistono GIF di gatti buffi – vera linfa vitale della cultura online –, di Obama che danza sensualmente su un corpo fumettistico e piccole installazioni video perenni, opere d’arte create da artisti digitali che hanno subodorato da tempo le potenzialità del mezzo. Chi vuole pubblicare un contributo visuale su internet, in effetti, può normalmente scegliere tra due opzioni opposte: la fotografia o il video. La GIF permette di piazzare un filmatino in loop in una pagina e lasciarlo lì, vivo, a muoversi senza chiedere agli utenti di schiacciare il pulsante play.

La scalata al successo del medium non poteva avvenire senza il timbro d’apprezzamento del New York Times: la grey lady, vecchia gloria della carta stampata che ha saputo mantenere intatta la reputazione nella giungla digitale, ha cominciato nel 2012 a usare GIF per illustrare dei suoi articoli. E nell’aprile del 2012 un’animazione di mostriciattoli a corredo di un pezzo sui videogame ha conquistato l’homepage del suo sito, nytimes.com, nel riquadro centrale, ovvero il punto in cui ogni giorno compaiono le migliori illustrazioni e il miglior fotogiornalismo del mondo.

Il 2012 è stato davvero l’anno di svolta per questo tipo di immagine: oltre all’endorsement grafico del Times, in ottobre un’altra gloria giornalistica come ilGuardian ha stretto alleanza con Tumblr per “coprire” le elezioni Usa creando GIF ad hoc. L’Oxford English Dictionary, il dizionario per eccellenza della lingua ingleseha nominato il verbo “to gif” (creare una gif) «parola dell’anno» – riconoscimento perfetto perché proprio il 15 giugno 2012 ricorreva il 25esimo compleanno dell’invenzione. Inoltre a maggio il Museum of the Moving Image di New York, di solito occupato a celebrare “le immagini in movimento” tramite film e cortometraggi, ha dedicato la prima mostra celebrativa del formato. Come ha spiegato in quell’occasione il curatore museale Jason Eppnik al sito The Verge, tali immagini rientrano perfettamente nella collezione del museo perché «sono come flipbook», quei libricini che vanno scorsi velocemente per vedere l’animazione su carta prendere vita. La mostra si chiama “We Tripped El Hadji Diouf” e consta di decine di “opere” basate su un “fenomeno” del web, il calciatore senegalese El Hadji Diouf che in una partita simulò un fallo subito in un modo piuttosto atletico e svergognato, finendo per cadere da solo come se un fantasma gli avesse fatto un fallo clamoroso. La prima GIF di Diouf apparve sul forum Something Awful (insieme a 4Chan e Reddit, il sito in cui la cultura di internet si è riprodotta) e da lì invase la rete. Furono realizzati più di cento fotomontaggi, poi scremati e raccolti dal museo newyorchese, in cui il giocatore cadeva scoordinatamente in contesti sempre più assurdi e incredibili: il lavoro fu svolto dalla community del sito. Era nato un meme.

«Ora quando vedo un’immagine voglio che si muova, mi aspetto che lo faccia», ha confessato Jack Dorsey, dimostrando quanto la seduzione delle immagini in movimento sia irresistibile

In questo caso a diventare arte non sono le opere in sé – volutamente piuttosto rozze – quanto il lavoro collettivo di memeificazione del breve filmato, digerito e riprocessato dagli utenti internet e trasformato in un’icona. Ci sono invece molti casi in cui le GIF sono arte, punto. A tal proposito, prima abbiamo accennato agli artisti digitali che da tempo si divertono con il medium: Peter Marquez, per esempio, è un fotografo che ha scoperto relativamente tardi il prodotto digitale ma se ne è innamorato a tal punto, ha raccontato a Wired, da dedicare alle GIF la sua tesi di laurea, in cui associava il formato «alla ripetizione dei ricordi e a come il nostro cervello ricorda le cose». Una volta scoperto il nuovo mondo («Pensai: porca puttana, è la cosa più bella del mondo») ha co-fondato il collettivoGiffriends, specializzato in concerti e altri eventi musicali. «La GIF è un medium super popolare e attrae l’attenzione» e quindi è perfetto per “coprire” eventi che normalmente verrebbero fotografati o ripresi tradizionalmente. L’impatto, sostiene Marquez, è stato potente: «Alle volte riguardo un po’ di mie vecchie foto e trovo qualcosa che mi fa dire, ma come avevo fatto a non farci una GIF?».

Il recente successo di Vine, l’applicazione di Twitter che consente di produrre brevissimi filmati, sembra basarsi sul boom delle GIF. Ogni Vine è un loop video – sei secondi di registrato ripetuti continuamente – con l’aggiunta dell’audio, invece assente dal formato. Sembra che Vine – e la recente evoluzione di Instagram che ha iniziato a produrre anche video, oltre che foto – sia figlio della diffusione di queste buffe immagini in movimento che sono diventate mezzo di comunicazione tra gli smanettoni per diventare alla portata di tutti. E ora sono nelle nostre tasche, “fabbricabili” in pochi secondi, e subito pronte per essere condivise con i propri amici. «Ora quando vedo un’immagine voglio che si muova, mi aspetto che lo faccia», ha confessato Jack Dorsey – fondatore di Twitter (e quindi direttamente interessato al successo di Vine) – dimostrando quanto la seduzione delle immagini in movimento sia irresistibile.

Il 2012, quindi, è davvero l’anno di grazia delle GIF e il 2013 continua a sorridere al formato. Come abbiamo visto, lo è stato anche per Tumblr, social network sofisticato diventato un affare miliardario, e non è davvero un caso che queste due parabole ascendenti si siano incontrate – altissime – proprio negli ultimi mesi. Lo zeitgest ha deciso. Vuole vedere movimento dappertutto.

Postilla. A maggio, Steve Wilhite, il citato Creatore Delle GIF, è stato premiato agli Webby Awards di New York, sorta di “Oscar di internet” in cui si premiano eccellenze, nuove promesse e, come in questo caso, si celebrano carriere decennali. A consegnare l’agognata statuetta a Wilhite è stato un giovane che stava per strappare un affarone miliardario a Yahoo!, vendendo il suo sito supercool a un vecchio carrozzone dato per spacciato che così sta provando a rilanciarsi.

Chi era il giovane che ha celebrato l’inventore del formato? Ovviamente David Karp, il fondatore di Tumblr. E chi altri, sennò?

 

Immagini: Paul Sandby, The Lanterna Magica (circa 1760, via); Małgosia Woźnica, ARXITEKTON I (2013, via); tutti i “pitch” del giocatore di baseball Yu Darvish raccolti da un utente di Reddit; una delle creazioni del Tumblr “Animated Texts

 

Dal numero 15 di Studio

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