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George Clooney, regista

Da davanti a dietro la macchina da presa, passando per qualche mese da "fidanzato d'Italia", Clooney stupisce ancora

Lo dico solo ed unicamente per fare il fenomeno e per dare l’idea a voi lettori di essere uno estremamente famoso. In una delle mie rare apparizioni televisive, sono stato chiamato in qualità di critico cinematografico per parlare di George Clooney. La trasmissione era Artù: era condotta da Gene Gnocchi ed è andata in onda in seconda serata su Rai Due nel lontano 2007. Si trattava di un programma piuttosto surreale, dove alcuni ospiti considerati “non vip” (da qui la mia presenza) discutevano di un tema. Nel mio caso insieme a – se non ricordo male – il sindaco di un piccolo comune della Lombardia, uno vestito da Gormito e Ivana Spagna, abbiamo analizzato il tema “George Clooney ha rotto le palle”. Non è incredibile? Io, Ivana Spagna, un Gormito e un sindaco. Che bei momenti. Ricordo anche di aver chiacchierato nei camerini con Ivana Spagna, che però non è stata molto simpatica. Ok, capisco che la cosa non sia per voi interessantissima, per cui concentriamoci sul dato importante: nel 2007 George Clooney aveva rotto le palle. La sovraesposizione dell’attore era all’epoca veramente spaventosa. Soprattutto per noi italiani, a causa dell’infinita ed insopportabile telenovela della sua villa al lago e tutta l’aneddotica che ne consegue (“Sai che una volta George Clooney è venuto a casa mia a chiedere lo zucchero”). E pensate che parliamo del periodo pre fidanzamento con Elisabetta Canalis, per cui non avevamo ancora visto nulla. Però, dato di fatto, nel 2007 George Clooney era sulla bocca di tutti. Per una serie di motivi che tenteremo ora di evidenziare.

George Clooney le ha tutte. È bello ed elegante. Bello ed elegante in maniera quasi fastidiosa. Vi sfido a trovare qualcuno che non sia d’accordo con questa affermazione. Clooney piace alle ragazze giovani, piace a quelle più in là con l’età e, per finire, piace anche agli uomini che lo trovano simpatico. Ed effettivamente l’attore è molto simpatico. Fuori dal set ha la battuta incredibilmente pronta, mentre al cinema lo abbiamo visto recitare in qualsiasi ruolo: dalle “commedie leggere” dei fratelli Coen, alle pellicole action popolari come La Tempesta Perfetta o The Peacemaker. Ha rivoluzionato il concetto di coolness insieme a Steven Soderbergh grazie a Ocean’s Eleven e ai suoi seguiti e s’è fatto vedere anche in pellicole “impegnate” come Syriana o Micheal Clayton. Clooney, dal 2000 in avanti, è stato il simbolo di una Hollywood in pieno stato di grazia, capace di conquistare un pubblico assolutamente trasversale: coloro che al cinema vogliono divertirsi e quelli che invece vogliono il film “intelligente”. Mi ricordo di una puntata de Le Invasioni Barbariche in cui Daria Bignardi intervistava Lucrezia Lante della Rovere. Era il 2007 e l’attrice s’era prestata a recitare a SMS – Sotto Mentite Spoglie, pellicola piuttosto deludente diretta da Vincenzo Salemme. La Lante della Rovere s’è trovata nella scomoda posizione di dover difendere il suo film di fronte all’intervistatrice, la quale metteva SMS a confronto proprio con Michael Clayton. La Bignardi insisteva sul fatto che il film di Salemme fosse una sciocchezza, un filmettino da nulla, soprattutto se paragonato a “quel bel film intelligente che è Michael Clatyon”. Ora, si può pensare di tutto delle commedie di Salemme, ma metterle in relazione verticale con altri film, parlando di cinema “alto” e “basso”, ci sembra operazione scorretta. Non solo nei confronti della povera Lucrezia Lante della Rovere che s’è trovata ovviamente in imbarazzo di fronte a questo parallelo, ma anche nei confronti di un’industria larghissima come quella cinematografica. Il cinema spazia ovviamente tra prodotti di intrattenimento ben più bassi di quelli di Salemme e film ben più impegnati di Michael Clayton. Infine ci sembra ingiusta nei confronti del pubblico che deve sentirsi libero di vedere qualsiasi titolo senza che dalle loro scelte dipenda la loro considerazione agli occhi di una critica che si bulla della propria scaltrezza. Ma questa era (e in parte ancora è) la situazione: George Clooney potrebbe anche recitare in un remake de I ragazzi della 3°C e tutti penderebbero dalle sue labbra. E in molti troverebbero geniale questo rivolgersi a un passato ormai dimenticato fatto di pubblicità molto poco occulto al Raider (ricordate?) e di Sciur Zampetti. Ma la colpa, come detto, non è sua.

Anzi, anche se ci sarebbero tutti gli elementi per trovarlo effettivamente insopportabile, George Clooney continua a stare dalla parte dei “buoni”. Se è vero che le sue bizzarre scelte attoriali ormai non ci stupiscono più, come regista continua ad essere incredibilmente interessante. Non furono in tantissimi all’epoca ad accorgersi di Confessioni di Una Mente Pericolosa, il suo esordio dietro la macchina da presa datato 2002. E fu un vero peccato. Un film stralunato, sceneggiato dal geniale Charlie Kaufman (post Essere John Malchovich, ma pre Eternal Sunshine of The Spotless Mind), con un cast eccezionale, che poteva vantare talenti come quelli di Sam Rockwell, Michael Cera, Maggie Gyllenhaal e Drew Barrymore. Clooney dimostra di essere un regista con le idee chiare, riesce a non strafare e si ritaglia una piccola parte da attore nel film che volutamente sembra non voler far leva sulla sua fama. Insomma, ne esce a testa alta e in attesa di consacrazione. Cosa che avviene tre anni dopo con Good Night and Good Luck. Clooney dimostra di essere un regista e sceneggiatore fenomenale. Il risultato è un film in bianco e nero, sulla vita di un giornalista indipendente durante il maccartismo con un protagonista per nulla di richiamo – ma superlativo – come David Strathairn. Good Night And Good Luck vince molti premi ai più prestigiosi festival di cinema in giro per il mondo e al tempo stesso bene va piuttosto bene al botteghino. Clooney diventa pressoché intoccabile: attore incredibilmente cool, di richiamo per le grandi produzioni e al tempo stesso raffinato auteur che si prende gioco della hollywood più fracassona e superficiale. C’è però poi un piccolo passo falso nella sua carriera dietro la macchina da presa: Leatherheads, in italiano tradotto come In Amore Niente Regole. Parliamo di una commedia sportiva sentimentale poco vista, ambientata nel mondo del rugby degli anni Venti. Sicuramente meno ambizioso dei suoi due progetti precedenti, Leatherheads rimane un episodio curioso. Non solo nel curriculum di Clooney, ma anche per il cinema a stelle e strisce di quel periodo, evidentemente poco interessato a un esercizio volutamente retrò. L’occasione per il riscatto Clooney l’ha colta con il suo ultimo film da regista, da oggi anche nelle nostre sale: Le Idi di Marzo. Il film ha inaugurato l’ultimo Festival del Cinema di Venezia e sembra aver convinto anche in questo caso sia critica che pubblico. Le Idi di Marzo è l’adattamento di Farragut North, lavoro teatrale del 2008 a firma Beaue Willimon. Il fulcro del film è la perdita dell’innocenza da parte di un portavoce di un candidato del partito democratico. Ancora una volta, un film capace di trattare temi non particolarmente “catchy” (un film sulla politica???), ma in grado anche grazie a un cast in stato di grazia (Ryan Gosling, Phillip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei) di conquistare tutti. Siamo nel 2011, quasi 2012, e George Clooney non ha ancora “rotto le palle”.


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