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Gattini alla ricerca del Pulitzer

Ben Smith ci racconta il suo passaggio da Politico a BuzzFeed, futuro del giornalismo

Prima di cominciare a scrivere questo articolo ho dato un’occhiata alla homepage di BuzzFeed.com. Accanto alla top ten dei migliori vestiti fatti con materiale riciclato e a delle irresistibili foto di gattini incastrati in cestini di plastica, compaiono articoli sul rapporto tra Obama e il fronte antiabortista, o analisi sul peso elettorale della comunità mormone statunitense. È questa la normalità per il sito fondato nel 2006 da Jonah Peretti, che l’anno prima aveva co-fondato l’Huffington Post, il superblog che nel 2011 ha superato il traffico del sito del New York Times, diventando il news site più visitato al mondo. Per anni BuzzFeed è stato snobbato dai puristi del giornalismo poiché la sua funzione ufficiale è di scandagliare il web alla ricerca di contenuti simpatici, adorabili o bizzarri affinché gli utenti li facciano rimbalzare da un social network e l’altro. La parola d’ordine del sito è viralità: trovare contenuti che divampino nel web e spopolino su piattaforme come Facebook e Twitter.

Ben Smith prima di Politico

Mentre BuzzFeed nasceva e si ricavava un cantuccio nell’affollato web mondiale, il reporter politico Ben Smith si faceva strada nel giornalismo Usa. Prima al New York Observer, poi al New York Daily News e infine a Politico, il sito tutto-dedicato-alla-politica-americana che dal 2008 si è imposto come miniera di scoop ed esclusive sulla Casa Bianca e non solo. Smith è un giovane giornalista-blogger: il suo blog su Politico.com è stato il punto di riferimento per insider politici, giornalisti e appassionati di politica americana. Con più di 60 mila follower su Twitter, Smith è un’agenzia di stampa con le scarpe: è seguito e rispettato, oltreché uno dei punti di forza del giornale e un astro nascente del giornalismo statunitense. Un giorno di fine 2011 la firma 35enne è stata contattata da Jonah Peretti di BuzzFeed, che gli ha chiesto se voleva diventare editor-in-chief (direttore generale) del suo sito. La proposta sarebbe sembrata folle a molti professionisti, che avrebbero sghignazzato e rifiutato. Ben Smith invece ci pensò un po’ su e alla fine accettò con entusiasmo.

La testata d’informazione perfetta per i tempi in cui viviamo

Per capirci qualcosa di più lo abbiamo contattato via e-mail in una giornata politicamente calda oltreoceano, tra candidati repubblicani scatenati e caucus in bilico. «All’inizio ero sorpreso del fatto che Peretti mi avesse contattato»,ha spiegato Smith a Studio, «ma una volta capito che non si trattava di un qualcosa di futuristico ma della testata d’informazione perfetta per i tempi in cui viviamo – quelli di Facebook e Twitter – tutto mi è sembrato aver senso». Anche per lui, quindi, c’è stata un’impasse iniziale. Ad aiutarlo nella scelta, c’è stato sicuramente il precedente dell’Huffington Post che da bizzarro ibrido tra blog e giornale online in sei anni è finito per essere acquistato dal colosso Aol per 315 milioni di dollari, facendo della sua direttrice Arianna Huffington un guru dei media osannato e temuto – e carico di verdoni. Con l’assunzione di Ben Smith, BuzzFeed ha inaugurato la seconda fase della propria vita: dopo aver ricevuto 15 milioni e mezzo di dollari da vari investitori (tra cui il colosso della carta stampata Hearst), ha strappato a Rolling Stone Doree Shafrir, che curerà la sezione cultura ma, soprattutto, ha aperto la sezione “Politics”, tutta dedicata alla politica e alle elezioni americane di quest’anno. I risultati non si sono fatti attendere: a pochi giorni dal suo insediamento, Smith e il suo staff di reporter politici hanno messo in saccoccia il primo scoop: l’appoggio di John McCain, candidato repubblicano alle elezioni del 2008, a Mitt Romney.

Il “nuovo” BuzzFeed punta a produrre più contenuti originali e inediti puntando sempre sulla viralità e l’effetto passaparola sui social network. Una foto di un barboncino con un buffo cappello in testa è “viralissima”, certo, ma una notizia su Obama può esserlo? «Credo che la politica sia molto divertente, per quanto seria», sostiene Ben Smith, «e il suo lato culturale spesso di diffonde viralmente». Il focus – o, potremmo dire, l’ossessione – del sito rimangono gli scoop: Peretti ha detto al New York Times che «non c’è nulla di più virale di una notizia che nessun altro ha» mentre Smith ha spiegato come «a nessuno importa se arriviamo con la notizia quattro ore dopo lo scoop di qualcun altro». L’importante è esserci prima degli altri, altrimenti meglio non provarci neppure.

Pausa. Ritorno su BuzzFeed.com. Ecco in bella vista delle foto di un gattino bianco che si chiama Nugget (Pepita) e «diventerà una star del web», secondo il sito. Affianco al felino, un articolo sul repubblicano Rick Santorum che si chiede perché la sinistra non si esponga contro l’Islam radicale in modo deciso.

Il modo in cui le persone leggono le notizie oggigiorno

Unire notizie leggere e divertenti ad argomenti politici è una caratteristica di molti giornali online (l’Huffington Post stesso ne ha fatto filosofia di vita e in Italia è pane quotidiano per le edizioni online di Repubblica e Corriere della Sera) ma generalmente c’è una gerarchia per cui politica e attualità occupano lo spazio principale e le curiosità qualche angolo a loro dedicato. BuzzFeed invece frulla tutto insieme tanto che Salon, sito culturale americano, ha pubblicato un articolo in cui si definiva «amorale» il fatto che sul sito di Peretti «le cronache sulla morte di Kim Jong Il siano affianco a video virali con protagonisti dei gatti». Un’accusa che abbiamo girato a Ben Smith: «Non credo che sia più amorale del tuo feed di Twitter: è solo il modo in cui le persone leggono le notizie oggigiorno». Chiunque sia iscritto a un social network, infatti, è ormai abituato al melange di opinioni, articoli, foto, fumetti e testimonianze giornalistiche che le reti sociali propongono continuamente al loro pubblico. La vita – sembra dire Smith – è fatta di alto e basso, di giornalismo d’inchiesta e dei video di un qualche autogol rocambolesco. Non c’è una distinzione tra questi contenuti: in un mondo in cui si può sapere in tempo reale la situazione sentimentale del tuo compagno di banco delle scuole medie, tutto è notizia. «[Su Facebook] una storia sulla Primavera araba appare vicina alla foto della figlia di tua sorella» ha detto recentemente Peretti. «Perché quindi non fare un sito che abbracci questi due mondi in collisione?» Ed è proprio quello che BuzzFeed ha deciso di fare.

“Non avrei ritenuto il Washington Post un passo in avanti”

Come? Per capirlo è utile spiegare chi sia questo Jonah Peretti, l’uomo che ha insegnato all’Huffington Post le magie della Search engine optimization (Seo), ovvero la creazione di contenuti ad hoc da parte di siti internet sulla base degli argomenti più “cercati” sui motori di ricerca. Ogni mattina, il team dell’HuffPo scansiona i dati di Google alla ricerca dei personaggi e degli eventi più caldi. Una volta individuati, la redazione comincia a scrivere articoli e raccogliere foto e video sugli argomenti, allo scopo di usare i motori di ricerca come “esca” per i lettori. Un’ottica di business tutta basata su Google e gli altri motori di ricerca. Una rivoluzione che ora Peretti ha deciso di tentare con BuzzFeed, utilizzando però i social network come cassa di risonanza e viralità. Tuttavia la sfida non è ancora aperta, perlomeno ufficialmente: Peretti ha ripetuto più volte che il suo sito non vuole fare concorrenza all’HuffPo – che dopotutto egli stesso ha contribuito a fondare. Sarà, però il suo obiettivo è di fare di BuzzFeed un qualcosa di nuovo per un panorama del tutto inesplorato («Credo ci sia in atto una trasformazione nel business delle notizie. Le vecchie gerarchie non sussistono più», ha spiegato Ben Smith a Studio) e c’è il rischio che il Far West online spinga le due testate allo scontro diretto.

Per ora il coro di pernacchie da parte dei colleghi giornalisti non si è ancora fermato ma, come ha scritto Jeff Sonderman del Poynter Institute citando il Mahatma Gandhi: «Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti fanno la guerra e alla fine vinci tu». È già successo all’Huffington Post (ignorato, sfottuto, sfidato e infine vittorioso). Ora potrebbe toccare a BuzzFeed.

Un tempo si sognava un posto al New York Times o al Washington Post. Oggi Ben Smith ha abbracciato BuzzFeed. Non è strano? No, perché «per esempio, non avrei ritenuto il Post un passo in avanti». Poi uno dice che il giornalismo non sta cambiando.

Aggiornamento (27/03/2012)

Dall’uscita in edicola di questo articolo sono successe molte altre cose, sul fronte di BuzzFeed. Per esempio, sono nate delle nuove sezioni nel sito: “FWD“, dedicata alla tecnologia, “Sports” e “Shift“, tutta al femminile. Prodotti che confermano quanto già detto, ovvero che lo staff del sito è occupato a creare molti contenuti originali, oltreché terzi. Anche il settore pubblicitario è in subbuglio, e una recente inchiesta di Bloomberg Businessweek ha raccontato come la natura social del news site cominci a fare gola agli inserzionisti. La creatura diretta da Ben Smith è in continuo movimento: per restare aggiornati sull’argomento potete seguire questo Tumblr, che quotidianamente risponde alla domanda: “BuzzFeed ha assunto qualcuno di nuovo oggi?”.

 

Dal numero 7 di Studio.

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