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Fra Isaac e la convention, il nulla

A Tampa città deserta, negozi chiusi, solo gente col pass al collo. Oggi finalmente si comincia

Tampa. Le strade del centro di Tampa sono deserte. Ad animarle sono i posti di blocco della polizia, la guardia nazionale in bicicletta e le centinaia di giornalisti che si muovono, con al collo l’accredito sventolante, nella labirintica recinzione eretta attorno al Tampa Bay Times Forum, dove oggi con un giorno di ritardo comincia la convention repubblicana. Un giornalista di Nbc si aggira per le strade vicine al palasport con un cartello. “Cercasi elettori indecisi”, si legge.
In giro di elettori ce ne sono molto pochi, fatta eccezione per alcuni silenziosi manifestanti fermi agli angoli delle strade, chi con un cartello per Gary Johnson o Ron Paul, chi con striscioni a favore della legalizzazione della marijuana.

In questi giorni di convention Tampa ha un aspetto spettrale. Complice la minaccia della tempesta tropicale Isaac, i negozi, i ristoranti e gli uffici di downtown sono rimasti chiusi, abbandonati in mano al popolo repubblicano. Ci sono membri dello staff, delegati, parlamentari e governatori. Consiglieri, assistenti, sondaggisti e qualche familiare. Tutti con al collo il proprio pass. Un camion di traverso sbarra la strada verso il palasport e il centro convegni che ospita la sala stampa. Qua si aggirano annoiati i giornalisti, intenti a trovare un modo di ingannare il tempo in attesa che la convention prenda definitivamente il via. Il primo passo è stato tuttavia fatto ieri dal presidente del partito repubblicano Reince Preibus, che alle due pomeriggio ha svelato l’orologio che conteggerà il debito pubblico federale e ha aperto formalmente la convention. Sulla città, scampata alla tempesta tropicale Isaac che ha puntato la Louisiana trasformandosi in uragano, cade una pioggia corposa e continua, accolta per lo più con rassegnazione. Gli spostamenti sono difficili, gli abiti estivi spesso bagnati.

Oltre al maltempo, il partito repubblicano sta subendo però le ultime scosse di assestamento prima delle elezioni presidenziali del prossimo 6 novembre. Le correnti del partito si stanno compattando attorno a Mitt Romney, considerato a lungo troppo moderato per i valori del partito conservatore. Domenica sera l’ex governatore del Massachusetts ha ricevuto il sostegno dei Tea Party, conquistati con la scelta di Paul Ryan come vice, ma anche l’avvertimento di due stelle dell’establishment repubblicano. L’ex governatore della Florida Jeb Bush e il senatore dell’Arizona John McCain hanno provato a suggerire una nuova linea, facendo presente a Romney di non scordare le minoranze, a cominciare da donne e ispanici, che potrebbero decidere l’elezione di novembre. Mentre le correnti conservatici convergono decise sul candidato alla presidenza, Ron Paul ha voluto invece prendere le distanze dall’ex governatore del Massachusetts. Il deputato texano si è rifiutato di far correggere il proprio discorso allo staff di Romney, ma soprattutto non ha voluto concedere al candidato repubblicano il proprio sostegno ufficiale. Nonostante il rifiuto di Paul, però, il partito repubblicano sembra ormai pronto a sostenere Romney.

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