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W la Fitness tv

«Run fat bitch run». O del perché le tv che trasmettono programmi di fitness alla fine sono meglio delle palestre (con racconto esperienziale).

C’è una puntata di Girls in cui Adam, il fidanzato un po’ psicopatico dell’ossessivo-compulsiva Hanna, la costringe ad andare a correre per buttare giù la ciccia tatuata (se ci fosse riuscito, di cosa avrebbero parlato i fini sociologi che scrivono di Girls?). In questa occasione, Hanna, carni bianche inchiostrate che ballonzolano nell’arietta niuiorchese e sneaker da scettico, gli grida dietro che quelle endorfine che da un certo punto in poi renderebbero così eccitante l’esercizio fisico, beh, lei non le ha. A lei quella cosa non scatta proprio.

Anch’io, che vivo in prossimità di una grossa pista ciclabile percorsa a ogni ora da frotte di salutisti invasati, e con un marito che scarica le app di corsa, mi sentivo esattamente come Hanna. Avevo trovato la perfetta formulazione del mio scetticismo verso la religione del fitness nello status di una cara amica editor: “Una volta eravamo tutti sfatti, adesso siamo tutti runner, astemi, vegetariani.”

Questo, prima di scoprire le fitness tv.

La conversione è iniziata a ottobre dell’anno scorso, quando, per andare in contro tendenza rispetto a tutti gli amici che, pur scrivendo per la tivù, dicevano di essersi sbarazzati del petulante elettrodomestico, ho fatto installare un grosso televisore su una parete visibile da qualsiasi punto della casa. Sempre per andare in contro tendenza rispetto a qualcuno a caso, non mi sono abbonata a Sky. Così, una delle prime cose che ho scoperto accendendo il gigante è stata l’offerta di fitness sul menù dell’on-demand che compare schiacciando il tasto arcobaleno. Ho cominciato a fare esercizio così a crudo, direttamente sul pavimento senza tappetino, una mattina qualunque mentre i bambini ruminavano cereali di forme strane: sopra ai miei addominali arrugginiti, si è subito spalancato un mondo di surreali maestrine con rudimenti di filosofie orientali, geniali sceneggiatori amanti della ginnastica, e futuribili palestre inodore con musica sincronizzata ai movimenti.

Le trainer usano un linguaggio convenzionale ma caloroso, preciso ma affettuoso come un bagnoschiuma, accostando la terminologia scientifica a un pot pourri di paroline dolci per tutti i gusti e i livelli di autostima.

La scelta di esercizi era vastissima, dallo yoga per i pettorali, alla sfida degli addominali, passando per il pilates dei glutei, il “legs slimmer and toner”, il per niente pretenzioso “red carpet body” e soprattutto il convenientissimo total body in ten, cioè un allenamento globale di dieci minuti il cui claim era “basta scuse!”. A una prima scorsa del menù, l’offerta appariva capace di rassicurare qualsiasi rotolo di ciccia proponendo tutte le combinazioni possibili di zone del corpo potenzialmente flaccide. L’ottimo script-writing alla base di Exercise tv risiede sia nel lessico delle trainer, che nello studio dei loro personaggi. Le trainer, oltre al godere del plus di non poter rompere le palle ai poveri allievi in quanto registrate, usano un linguaggio convenzionale ma caloroso, preciso ma affettuoso come può esserlo un bagnoschiuma, accostando la terminologia scientifica a un pot pourri di paroline dolci per tutti i gusti e i livelli di autostima.

I profili delle insegnanti – rappresentative nel loro complesso dell’universo umano – sembrano disegnati da gente abituata a gestire con maestria almeno diciotto account di twitter. C’è Meredith Miller, il temperamento mascolino in tuta nera unsexy infeltrita, capace di parlare eseguendo sforzi che lasciano i neofiti chini in una pozza di sudore e assetati di gatorade e vendetta. C’è Nicole Stewart, la rossina minuta che al 100% fa il compost, pratica yoga, e ammette nella sua vocina stridula da segreti tra donne che “il pilates ha cambiato completamente la forma delle mie gambe” lasciando intendere al pubblico che prima era “una di noi.” C’è Jessica Smith, la ragazza dello step accanto che tonifica un po’ di tutto con esercizi che coinvolgono ogni muscolo (compreso i sessanta famosi muscoli del sorriso) e, mentre mi agito con polsiere da 1 chilo legate agli arti torpidi di sonno, mi psicanalizza con frasi tipo: non credere alla tua amica (non sto accusando te, parlo della tua amica) che dice di non avere tempo di allenarsi, perché per restare tonici non servono ore di palestra, bastano dieci minuti al giorno senza neanche uscire di casa.

Una delle ultime volte che ho messo piede in palestra ho notato che gli schermi trasmettevano Mtv e la puntata dell’Eredità, e la gente pedalava cercando di risolvere la ghigliottina senza volume.

I discorsi motivazionali delle protagoniste di Exercise tv sono praticamente una versione dolce e moderata delle esortazioni a non trovare scuse contenute nel saggio del 2012, Run fat bitch run. Sostengono, infatti, che non allenarsi può dipendere solo da cattiva fede e pessima volontà, in quanto bastano dieci schifosissimi minuti al giorno per ottenere il fisicaccio delle tizie in tutina. Ebbene, anche se messa così può suonare una sparata, il colpo di scena è che è vera. Sì. Jessica Smith mi ha convinto. Non tanto la parte dei dieci minuti, o del suo fisicaccio, quanto quella della cattiva fede. Insomma, la gente che per muovere il sedere ha bisogno di pagare la palestra, essere gratificata da un insegnante in carne e ossa, comprare il tapis roulant su cui inciampare ogni mattina, acquistare scarpe adatte, non ha veramente voglia di muoverlo, quel sedere, un po’ come l’amico che passa tutto il tempo a fare make-up al curriculum invece di andare a cercare lavoro.

Cioè, io magari non sono attendibile perché non sono una stronza cicciona (o almeno non le due cose insieme) e non preparerei mai un borsone per recarmi a sudare in un inferno agitato di pistoni che manco le caldaie del Titanic. Però, comunque la si veda, ricercare la situazione comunitaria della palestra, neanche fosse un centro di disintossicazione o preghiera, mi puzza di scarse motivazioni. In più, una delle ultime volte che ho messo piede in palestra (per accompagnare un’amica), ho notato che gli schermi trasmettevano Mtv e la puntata dell’Eredità, e la gente pedalava cercando di risolvere la ghigliottina senza volume (o buttando un occhio a Jersey Shore, che tanto è sottotitolato). Allora mi dico, anziché cercare aria di casa mentre si sollevano pesi con le chiappe, non è meglio fare “glutei” con Meredith a casa propria?

E qui si aprirebbe l’opzione Wii fit plus, ma personalmente penso che il Mii, il personaggino di te stesso che se sei sovrappeso ti sforma come un bignè, richieda o una maggiore voglia di cazzeggiare di quella che ho io dopo aver giocato a tutti i giochi della Djeco coi figli, o qualche problema clinico per cui tu la sera prima di fare i wurstel formato famiglia hai davvero voglia di sapere la tua massa grassa al mg. Io ho capito di avere esagerato con Exercise tv quando ho iniziato a sognare di incontrare le trainer in un aeroporto internazionale, o quando i bambini hanno cominciato a chiamarle per nome e a sollevare pesi durante Il favoloso mondo di Bo. Però, in fin dei conti, credo che, in termini di tempo, convenienza e simpatia, la ginnastica con la fitness tv batta dieci a zero l’allenamento fuori casa: prima di tutto, il pavimento di casa tua è più pulito di quello della palestra 20 hours anche quando non vede il mocio da un mese; in secondo luogo, gli sguardi dei vicini dei piani superiori sono molto meno inquietanti di quelli degli ultrà dello spinning non convertiti alla zumba, e infine, se praticata in due, la ginnastica unisce la coppia, poiché, oltre ad abbassare la probabilità di incontrare ventenni con caviglia slogata sulla pista ciclabile, fornisce momenti di solidarietà verticale e idee regalo (quanto mi piacerebbe ricevere un autografo di Nicole Stewart per l’anniversario).

Per finire, abbiamo dimostrato a noi stessi che anche tu povero TQ non tanto in forma che ti scarichi le serie tv e le puntate di Peppa da internet ti puoi mettere in casa l’elettrodomestico moribondo con porca soddisfazione.

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