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Nel nome di Mao

Prende piede a Shaoshan in Cina l'abitudine di farsi sposare dalla statua del compagno Tze-tung

Più passa il tempo, più i cinesi sembrano pronti a far rientrare la figura, le idee e il ricordo del Grande Timoniere nella loro quotidianità. Lo dimostra il fatto che il villaggio natale di Mao Zedong, Shaoshan, nella provincia dell’Hunan, sia stato trasformato negli ultimi anni in una meta di pellegrinaggio per migliaia di persone. Non solo: la novità di oggi è che la grande statua posizionata nella piazza principale del villaggio è diventata il simbolo di fronte al quale centinaia di coppie chiedono di essere sposate. Tutte insieme, “nel nome di Mao”.

Le prime cinquanta sono state accontentate alla fine dello scorso anno, e la loro unione è stata confermata legalmente dall’emissione di un “certificato rosso” timbrato e firmato dai funzionari locali del partito. Nel corso della cerimonia, invece, la piazza è stata circondata da soldati dell’esercito per ricreare un’atmosfera “rivoluzionaria”.

Da quando anche in Cina si respira aria di crisi, tante famiglie hanno iniziato a spronare i propri figli a farsi “sposare da Mao” a Shaoshan, visto che gli invitati, in un numero limitato, possono partecipare alla cerimonia gratuitamente, le coppie possono registrarsi online, e l’offerta da versare è di appena 500 yuan, pari a circa 60 euro. Niente rispetto alle spese più tradizionali che mettono, a carico del marito, l’acquisto della casa, le offerte per la famiglia e le amiche della sposa, e i costosissimi gioielli che quest’ultima dovrà indossare il giorno della cerimonia.

Alla luce del successo della prima celebrazione, le autorità dello Hunan sono convinte che i matrimoni “consacrati dal Grande Timoniere” possano trasformarsi in una nuova fonte di profitti per Shaoshan. Ecco perché hanno iniziato a investire in pubblicità, con slogan “rivoluzionari” come “ragazzi, cogliete l’occasione per cominciare la vostra nuova e felice vita insieme nella terra del Sacro Rosso”.

Nella Cina contemporanea, complici sia la difficoltà a trovare mogli per l’eredità lasciata da anni di applicazione della legge del figlio (possibilmente maschio) unico, sia la nuova abitudine di tanti giovani cinesi a scegliersi autonomamente i compagni della vita, annullando le unioni combinate nella maggior parte dei casi pianificate dai genitori a loro insaputa, sono tanti i ragazzi che, sfruttando le potenzialità della rete, potrebbero decidere di farsi sposare da Mao per coronare il loro sogno d’amore senza avere bisogno ne’ di tanti soldi ne’ del consenso dei parenti.

I cinesi più tradizionalisti hanno già soprannominato le unioni nella piazza di Shaoshan “matrimoni nudi”, talmente svincolati dalla tradizione da indurli a metterne in dubbio la legalità, nonostante la presenza di un certificato rosso in cui è ben evidente la figura del Grande Timoniere. Questo non significa che vogliano mettere in dubbio il carisma o l’autorità del Padre Fondatore della Cina, dell’uomo che ha costruito le fondamenta della grande potenza di oggi, ma, per quel che riguarda i matrimoni, preferirebbero rimanere fedeli alla vecchia abitudine delle “tre lettere e sei etichette”, vale a dire la lettera che conferma il fidanzamento, quella in cui la famiglia dello sposo elenca a quella della sposa i regali che le arriveranno una volta confermato il matrimonio, e quella che, nel giorno delle nozze, sancisce l’ingresso della ragazza nella famiglia del marito. Le sei etichette sono invece la proposta, lo studio delle date di nascita per verificare il quadro astrale della coppia, il prezzo della moglie, i regali di nozze, la scelta della data del matrimonio e la cerimonia nuziale. Certo, le donne cinesi che provengono da famiglie più moderne o che vogliono convolare a nozze con il compagno di scuola di cui sono innamorate dovranno probabilmente rinunciare a regali lussuosissimi e darsi da fare per aiutare il futuro marito a occuparsi della famiglia, ma saranno sicuramente soddisfatte di non dover mai più subire l’umiliazione di assistere alla contrattazione tra i genitori sul loro “prezzo di vendita”. Ancora una volta, grazie a Mao.

 

Credits Foto: STR/AFP/Getty Images

 

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