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Fabrizio Corona

Prima parte del viaggio di un ex progressista romano tra i cafoni del nostro Paese. Si comincia col fotografo dei VIP, un tipo simpatico, che fa ancor più male.

A noi cafoni c’hanno sempre chiamati. 1.

Questa serie in quattro parti sui cafoni italiani è scritta dal punto di vista di un ex giovane progressista romano che negli anni Novanta guardava i programmi della Dandini con i Guzzanti, leggeva Cuore e guardava film d’essay al Mignon e al Quattro Fontane e usciva con ragazze con le gonne lunghe. Liceo classico, laurea alla Sapienza. La formazione politica grazie a Ken Loach e Moretti. L’ex giovane progressista romano si aspettava, in base alle promesse ricevute durante la formazione, di diventare in modo molto naturale un puro e onesto lavoratore intellettuale: parte classe dirigente parte amico del popolo. Il popolo gli avrebbe consentito di farlo, la sua leadership illuminata sarebbe stata retribuita.

Dal punto di vista di questo personaggio, che ho frequentato intimamente per tutta la mia privilegiata giovinezza, e con cui vado a confondermi da questo momento in poi, l’imporsi definitivo del cafone glamourous è la novità più scioccante portata dal nuovo secolo insieme all’insicurezza professionale.

Prima parte: Corona.

http://ondemand.mtv.it/serie-tv/il-testimone/s04/il-testimone-s04e01-vip-corona

Cominciamo da Fabrizio Corona, che fa più male di tutti: è un ragazzo simpatico, che cerca il tuo consenso. È solido, nonostante sia pieno di tic e complessi (ed è incapace a citare frasi memorabili di film). Ha cento idee su come fare soldi.

http://youtu.be/lQSt4E8kkyw

“Io sono il Robin Hood della gente” ha detto nel documentario Videocracy. Per spiegare il suo lavoro con i paparazzi spiega che le persone famose sono famose grazie alla gente ma se ne fregano della gente, lui no, e vuole dare alla gente qualcosa in cambio.

La cosa migliore per capire Corona, uno di quei coatti che hanno strappato l’Italia dalle mani del giovane speranzoso di sinistra e hanno fatto proprio lo Zeitgeist con una tale intensità che è quasi più chic amare lui e X Factor che Moretti e Cattelan (come invece usava un tempo), è guardare la puntata su Corona della trasmissione di MTV Il Testimone, in cui Pif, un giornalsita siciliano, ex Iena, lo segue per diversi giorni in giro per lavoro e a casa sua, per riprendere il bagno in cui fa l’amore con Belen.

Per tutti coloro che hanno visto Videocracy, diciamo che la voce narrante di Pif è più simpatica e meno ridicola di quella del narratore di Videocracy. In Videocracy, poi, bastano pochi minuti per capire che Corona è un criminale. Nel programma di Pif, invece, bastano pochi minuti per capire una cosa molto più inquietante: Corona è simpatico, fa tenerezza, è bello, vuole che lo apprezzi, ha tante cose da dire, è perfino un po’ autoironico.

Segno qui di seguito alcuni punti della trasmissione di Pif in cui ho provato simpatia per Corona. Figlio di un giornalista, Corona andava a scuola con l’autista, suo fratello fa il regista. Il suo personaggio coatto è un’invenzione. Corona è colui che mentre i figli dei progressisti si aspettavano di approdare a un’età adulta che fosse un incrocio improbabile fra un’assemblea dell’ONU e il Lollapalooza aveva capito cos’era l’Italia ed è diventato un italiano vero. (Se questa cosa i milanesi l’hanno capita da un pezzo grazie alla moda e al proprio senso innato di cosa è street, per i romani è diverso: per i romani questa rivoluzione tamarra è stata uno choc. Il coatto per i romani era al massimo un Ricky Memphis, un Claudio Amendola. Niente di faticoso. Il tamarro di avanguardia, come Corona, ha distrutto l’autostima dei borghesi progressisti di Roma Nord. I licei di sinistra si sono pian piano riempiti di fascisti. I genitori radical chic di questi fascisti ancora non ci hanno capito niente.)

-2,33 “Una volta eri un bel ragazzo, come ti sei ridotto?”

-3,13 “Ma ti rendi conto sto cazzo di sindaco di Torino? Sai se io gli metto un paparazzo oggi al sindaco di Torino che tutte le sere andrà a puttane e a trans… con quell’altro culattone di Lapo. Ma chi è il sindaco di Torino?”

Bicchieri di petali di rosa finti.

-4,32 “Mi è rimasto un pezzo di… posso mettermi il dito?” e si pulisce i denti col dito.

-5,03 “Venni bocciato alla maturità perché presi per il culo un professore che era un ciccione grasso omosessuale. Che non era Lele Mora”.

-5,26 “Sono partito per Miami con un book da modello e dopo tre giorni guidavo una Corvette… La patente la comprai anche ai tempi… coi soldi che ho vinto al casino a Cannes…”

-6,59 Mentre uno dice in un locale di Desenzano: “Grazie a Corona tenteremo di portare il modo di divertirsi di Milano a Desenzano”, la faccia furba di Corona che tira dalla sigaretta sorridendo. Poi dice: “Ma io posso stare in un posto dove c’è freddo?” E poi a un’artista S/M che presenta il numero per la serata: “Tu chi sei? Presentati, dai”. “Sono Miss Morgana?” “Chi?!” e si volta verso Pif ridendo e gli fa: “Presentati, Pif”. E poi quando lei dice: “Sono una Mistress”, Corona chiede a Pif: “Cos’è una Mistress, Pif?” Poi guardano insieme lo spettacolo sadomaso. Matte risate. “Ma tu ti rendi conto?” Poi: “Se io vado là e gli do un calcio in faccia fortissimo?”

In tutta la vicenda, Corona cerca lo sguardo di Pif come lo studente bocciato che fa l’alleanza temporanea col secchione.

-11,50 Sera tardi, al telefono con Belen, in macchina con Pif: “Amore mio grande mio!” (Sic) “Cos’è che ha detto?” “Ha detto Non è lui [Pif] che è brutto sei tu che sei troppo bello”. Poi a Belen: “Ti metto in viva voce, non è che puoi dargli un bacio?”

E Belen: “Divertitevi, eh, non fate i cazzoni”.

Poi Corona chiama la mamma per salutarla. La sveglia.

-13,35 “Nella mia vita non ho mai voluto apparire, ho sempre voluto fare l’imprenditore. Poi mi è successo che mi sono ritrovato, dopo dieci anni di lavoro e tantissimi soldi guadagnati, senza niente. Perché mi hanno sequestrato tutto, senza motivo. Allora ho dovuto fare di necessità virtù, ho recuperato quello che avevo fatto in dieci anni, in due anni. Quando è scoppiata l’inchiesta, sui giornali è uscita l’indagine, Corona e Lele Mora indagati, chiamai il mio braccio destro… Studiati un marchio domani… Feci una riunione, dissi, vedrete che questo marchio i prossimi tre anni farà la storia. Mi arrestarono, uscii, e il primo anni feci contratti per quattro milioni di euro di minimo garantito”.

“Tu sei di destra o di sinistra”.

“Me ne frega un cazzo”.

…e infine: “Saviano è un grande scrittore, ma è uno esattamente come me, cioè lui si è creato un personaggio che non è. Non è vero che volevano uccidere Saviano. È tutta una storia che si è inventato lui. Questo si dice nell’ambiente. Nella malavita che purtroppo ho frequentato. Uscito dal carcere purtroppo sono entrato a contatto con tutta la malavita italiana”.

Questo è un italiano. I nostri mercoledì al cinema con il biglietto scontato non ci hanno portati a fare l’Italia, l’Italia l’ha fatta lui. Era borghese, aveva l’autista, ha capito che in fondo veniva da Catania, ce la poteva fare a non sembrare un fighetto. Ora può dire la sua su Saviano, la malavita, Scarface, Blade Runner, Fabio Fazio, la politica italiana, e com’è farsi Belen in una casa con 20mila euro di mutuo al mese.

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