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Bello in modo assurdo

Chi è Fabio, il modello italiano di cui forse non avete mai sentito parlare, che in America ha creato l'estetica macho-cafona.

C’è stato un periodo in cui sono stata un’italiana d’America. In quella fase poteva capitare che qualche amico yankee imitasse il mio accento sfoderando un sorriso inebetito: I caaaan’t believe it is not buuuuutterrrrr. Io non capivo cosa c’entrava l’essere italiana con il burro, poi un giorno accesi la tv e mi trovai davanti un palestrato, che pareva uscito dalla copertina kitsch di un romanzetto rosa, intento a fare la pubblicità di una marca di margarina: «Non posso credere che non sia burro!». Mi documentai, scoprii che Fabio era a quei tempi (erano i primi anni Zero) l’italiano più famoso in America, e che era veramente uscito dalla copertina kitsch di un romanzetto rosa.

JoyceFabio Lanzoni, meglio noto come “Fabio”, è apparso su oltre duecento copertine di libri in stile harmony tra il 1987 e il 2001. Recentemente il Guardian ha ospitato una sua testimonianza definendolo «il primo top model maschio». Fabio è stato un modello, un esperto di fitness, una personalità televisiva e, a tutti gli effetti, un’icona che ha continuato a influenzare la cultura pop anglofona a decenni dalla sua uscita di scena. C’è chi sostiene che il film Zoolander sia di fatto ispirato a lui (infatti Fabio fa un cameo, non si sa se ci sarà anche nel reboot del 2016). Anello di congiunzione tra Arnold Schwarzenegger e John Travolta, il suo look pettorali al vento e capelli lunghi ha segnato l’estetica macho-cafona degli anni Novanta. In retrospettiva, Lorenzo Lamas era un Fabio senza accento italiano (e con la chioma un po’ meno unta). Al suo confronto, Steven Seagal era un sofisticato metrosexual.

Oggi Fabio ha superato la mezza età e i suoi giorni di gloria sono lontani. Ma la sua stella continua a brillare, ancora un po’. L’Huffington Post pubblicava con un discreto entusiasmo la notizia che il marcantonio italiano, a 55 anni suonati, «si sente pronto per il matrimonio». I siti d’informazione di seconda generazione, letti dai nati dopo la caduta del muro di Berlino, che probabilmente non hanno mai sentito parlare di Lorenzo Lamas, pubblicano di tanto in tanto tormentoni a tema “Fabio”. Esempio: “19 Things Fabio Is Actually Thinking On Romance Novel Covers” (BuzzFeed). Oppure: “These Hilariously Outdated Fabio Book Covers” (Jezebel). E ancora: “Fabio Might Have a Lamborghini but He Doesn’t Have Love” (Vice). O, infine:“Hey, Right Quick: Fabio Was on Just a Minority of Romance” (sempre Jezebel). Mi piace pensare che i millennial più giovani stiano riscoprendo Fabio come hanno riscoperto Seinfeld.

Fabio è l’estetica harmony. Mi era bastato vivere qualche tempo negli Usa per concludere che quel tizio della pubblicità I caaaan’t believe it is not buuuuuterrrrr sembrava uscito fuori da una copertina romance. Ho scoperto che esiste persino un sotto-genere letterario, “Fabioesque Historical Romance”, che sono romanzi rosa di ambientazione storica che hanno, o potrebbero avere, Fabio in copertina.

LinsdayL’identificazione tra Fabio e cover degli harmony è talmente radicata che Jezebel si è sentita in dovere di puntualizzare: beh, non è che proprio che tutti i romanzi rosa hanno Fabio in copertina. Quello che forse è meno noto, in quel mondo di millennial anglofoni, che ruota intorno a siti della generazione BuzzFeed, è che Fabio non ha sempre fatto copertine kitsch. C’è stato un momento in cui ha avuto una carriera serissima nel mondo della moda.

Come ricordava recentemente l’Observer, è stato il modello maschio di punta dell’agenzia Ford, la stessa che gestiva Brooke Shields e Naomi Campbell. Lo stesso Fabio, nato a Milano nel 1959, racconta di essere stato scoperto da Oliviero Toscani quando aveva 14 anni. Il fotografo l’ha notato, manco a dirlo, in palestra: «Credo di essere stato io il primo modello muscoloso, all’inizio non stavo neppure nelle maniche dei vestiti», ha scritto sul Guardian. Giunto a New York appena maggiorenne, ha subito firmato per la campagna nazionale di Gap: «A quei tempi, se eri uno dei più famosi modelli maschi, potevi guadagnare 120 mila dollari in un anno. Al mio primo lavoro, avevo quasi raggiunto i 150 mila. Ho alzato io gli standard», prosegue.

Cosa lo abbia spinto a passare dalle grande campagne pubblicitarie della moda commerciale alle copertine degli harmony, Fabio non lo spiega. Racconta solo che, a un certo punto, un’autrice l’ha contattato, «vorrei che il protagonista somigliasse a te», e di avere posato, nel momento di massima attività, per 15 o 16 copertine al giorno. È un lavoro serio, dice: «Quando posi per queste copertine è semplice: abbracci una bella ragazza e pensi di farci l’amore. Guardi in camera e fai: sono serio, se riesco a prenderti, te ne faccio di ogni, ti faccio impazzire. Devi entrare bene nella parte, altrimenti è una foto che non dice niente. La gente guarderebbe la tua espressione, e se ne accorgerebbe». Fabio è anche comparso in diverse illustrazioni della serie di libri Conan il Barbaro, che però nel film si trasforma in Schwarzenegger, e prestato il suo volto al videogioco Nintendo Wizards & Warriors II, che sta a Conan il Barbaro come Mortal Kombat sta a Grosso Guaio a Chinatown.

Che mi risulti, l’ultima cosa grossa fatta da Fabio è lo spot di una compagnia di assicurazioni andata in onda durante il SuperBowl del 2006 (negli Usa le pubblicità del SuperBowl sono veri e propri eventi mediatici). Bastano trenta secondi per capire bene le tre componenti della sua persona pubblica: il seduttore testosteronico; l’italiano, con tutto ciò che l’aggettivo comporta (accento, gondole, sorriso sdolcinato); e il personaggio mediatico ben disposto a ironizzare su questi temi.

Mi chiedo come un ragazzone milanese sia riuscito a diventare, nell’ordine, un canone di bellezza virile,
un’icona kitsch e, infine, una riscoperta trash, senza che nessuno in Italia se ne sia mai accorto. Com’è che Fabio è diventato Fabio in America e da noi non se l’è filato nessuno? Forse, come Superman con la criptonite, anche Fabio può sviluppare i superpoteri solo lontano da casa.

 

 

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