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Architettura da bambini

I nostri bambini passano la maggior parte del tempo in spazi brutti e non funzionali: perché abbiamo il dovere di ripensare edifici e oggetti, a tutti i livelli.

Ogni mattina, mi racconto che ho scelto la scuola del quartiere perché le maestre sono ottime, e perché i miei figli potessero frequentare i dirimpettai con la facilità di montanari di Malo, senza bisogno che riservassi un’agenda ai loro appuntamenti. Me lo ripeto come un mantra, mentre leggo la scritta fuck hope sul muro di cinta che i ragazzini hanno ridipinto inutilmente una domenica col preside; quando le faccette assonnate salutano dalla ringhiera verde-medicina d’una scala angusta che sembra inghiottirli in un inferno ascensionale; quando dai finestroni della palestra li vedo fare canestro per sbaglio nel secchio che raccoglie l’acqua di un’infiltrazione.

Anch’io sono cresciuta senza intoppi in una scuola così, e mi sembrava normale accovacciarmi nel bagno turco gelido mentre col palmo della mano cercavo di tappare il buco lasciato sulla porta da una maniglia sradicata. No, no, no, mi ripeto zittendo i sensi di colpa: non è vero che i figli della vicina snob hanno un senso del bello più sviluppato dei miei. Partono mezz’ora prima di noi, blindati nel suv per raggiungere una scuola ottocentesca finemente ristrutturata e dotata di teatro kamishibai e acquario autopulente nell’atrio. Pure loro, mi convinco, non distinguono una canzone di Alessandra Amoroso da un’aria della Bohème, anche se vanno in gita alla Scala.

Però, la mia è un po’ falsa coscienza. Il sabato e la domenica, da anni, pianifico e prenoto a colpi di click esperienze che permettano anche ai miei figli di pascere gratuitamente nei templi del buon gusto della società occidentale: ville coi cigni in piena città, con magari una mostra di abiti di carta annessa; fondazioni private che permettono anche ai bambini italiani di sedere su mini seggiole di Philippe Starck, o su fighissimi sgabelli in cartone pressato, accanto all’artista che espone la sua personale nella sala accanto, e che li aiuta a realizzare un’opera con materiali di riciclo.

HONG KONG-ECONOMY

Che gioia, la domenica, vederli sgambettare sotto soffitti altissimi, circonfusi di una luce perfettamente dorata, in cornici vegetali, d’acqua, vetro e legno, dove prima c’era solo cemento, forse anche amianto, luce tremolante al neon, e nuvole di polvere sbuffante dai radiatori a congestionare i piccoli polmoni asmatici.

Se è vero che l’architettura è un potente strumento pedagogico, e l’esplorazione dello spazio è la prima forma di conoscenza del mondo, allora è anche vero che siamo stati un po’ dei “parrocchiani” a pensare che i buoni sentimenti e le buone compagnie potessero bastare nella formazione dell’identità, e del gusto, dei nostri figli.

Hai voglia a sognare scuola armoniosamente amalgamate ad un paesaggio rurale, scuole senza termosifoni, riscaldate dalla luce del sole e dall’acqua del cielo, mentre stai al telefono coi tuoi colleghi abruzzesi, e senti in sottofondo i loro figli agitarsi penosamente in casa da mesi, perché il preside non può scommettere sulle qualità antisismiche della loro scuole.

Proprio dopo il terremoto del 2012 in Emilia Romagna, a Reggio è sorto addirittura «uno degli edifici scolastici più sostenibili al mondo», la scuola d’infanzia Guastalla dell’architetto Cucinella. Salvo le fondamenta, la struttura portante è di telai in legno lamellare, «che ricordano l’ossatura interna di una balena». Si parla di classe energetica A, col riscaldamento sotto i pavimenti, l’acqua meteorica che annaffia il “giardino dei sensi”, il fotovoltaico e neanche il bisogno di accendere la luce elettrica, perché c’è talmente tanto vetro che le aule vivono di luce naturale.

Il progetto Carousel for Life è una ricerca condotta sulle architetture per l’infanzia  finalizzata a uniformare i criteri qualitativi di progettualità e produzione

In Italia, di “scuole del futuro” realizzate secondo i principi della bioedilizia, ce ne sono diciassette, secondo le recenti pubblicazioni. Parlando positivo, i margini per una profonda riqualificazione e innovazione sono ampissimi. Altro segnale positivo: quest’anno FederlegnoArredo ha scelto MADE Expo, la fiera biennale dell’edilizia che si terrà a Milano dall’8 all’11 marzo, per presentare il progetto Carousel for Life, una ricerca condotta sulle architetture per l’infanzia, e finalizzata a uniformare i criteri qualitativi di progettualità e produzione, affermando i bambini al centro di un mondo sicuro e salubre, tagliato sul loro dosso. Nel documento di presentazione si legge: «Se è vero che i bambini sono i protagonisti dello spazio, allora abbiamo il dovere di ripensare dalle fondamenta l’approccio progettuale di tutto ciò che li riguarda, intervenendo su edifici, spazi, oggetti, a tutti i livelli».

Nell’attesa che il futuro raggiunga per ultima l’edilizia scolastica, con le sue fibre pulite e le lucide visioni, i miei figli si accucciano giornalmente in bagni senza porte, come me da bambina in una provincia orientale, ma dentro una città sempre più avveniristica, che nei giorni festivi li vede correre tra i getti verticali della fontana di piazza Gae Aulenti, o sotto l’opulenta torre dorata della Fondazione Prada; scannerizzare al computer veri denti di squalo al nuovo Mudec, e sfoderare il kit arancione di Arduino nell’aula di tinkering del Museo Leonardo; indicare stupiti il Bosco Verticale all’orizzonte, dopo aver lavorato la pasta madre nella trasparente aula didattica di Eataly, all’ex Teatro Smeraldo. Bisogna portarli a vedere Milano dall’alto dal grattacielo della Regione, diciamo! Alle lezioni per bambini del politecnico! A pattinare sul ghiaccio ai nuovi Bagni Misteriosi! Altro che fuck hope.

Sul loro comodino, la sera, si accende una casetta di carta di pochi centimetri cubici, con un led e un pannello solare. La hanno costruita in un’incredibile libreria di Caserta, tutta in legno bianco e a misura di bambino. Come ho sentito dire ieri sera, dal protagonista/padre disastroso di una serie TV che mi appassiona: a forza di imparare dagli errori, fra tanti, tanti anni, qualcuno avrà finalmente un’infanzia perfetta.

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