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È gol, non è gol

L'avvento della Goal line technology, impiegata per la prima volta al Mondiale brasiliano durante Francia-Honduras, ha sconfitto anni di discussioni. Se l'avessimo usata prima, anche la storia del calcio sarebbe stata diversa.

Era gol. È gol. Il tempo di coniugazione fa tutta la differenza del mondo. Era, significa che non è stato convalidato. È, invece sì. Dalla recriminazione alla certificazione. Fine delle discussioni. Gol è quando arbitro fischia, avrebbe detto Vujadin Boskov. Oppure quando occhio tecnologico vede. Si chiama Goal line technology (Glt). Il gol fantasma che si aggirava per i campi di calcio è stato debellato per sempre. L’abbiamo visto dileguarsi la prima volta in Francia-Honduras, primo turno del girone E dei Mondiali brasiliani. Una situazione sporca, la palla calciata da Benzema sbatte sul palo e corre sulla linea di porta, senza oltrepassarla. Quando la tocca il portiere Valladares invece la supera. I replay non chiarivano come invece ha fatto la simulazione al computer: il rettangolo ingrandito mostra che il pallone ha interamente varcato la linea bianca. Anche per l’arbitro di porta il giudizio era difficile. Invece, due a zero per la Francia e nessuna discussione. Verdetto inconfutabile.

La Goal line technology, fortemente voluta dal presidente Fifa Joseph Blatter e invece contrastata dal gran capo Uefa Michel Platini, si compone di 14 telecamere, sette per ogni porta, installate in punti strategici dello stadio e in grado di catturare fino a 500 immagini al secondo. Inattaccabile dagli hacker, giurano i responsabili, di questa tecnologia «possiamo fidarci al 100 per cento», si è sbilanciato il direttore del programma Fifa Johannes Holzmuller presentandola a giornalisti e fotografi.

Se la Glt fosse stata adottata qualche decennio fa, una parte non trascurabile del nostro amato sport sarebbe cambiata. L’Inghilterra, per esempio, forse non avrebbe vinto il mondiale del ’66 in finale contro la Germania. Il suo unico mondiale. E i tedeschi ora ne potrebbero vantare quattro, al pari dell’Italia. È il 30 luglio e a Wembley siamo sul 2-2 quando Hurst sfrutta il cross di Ball calciando di collo pieno. Il pallone impatta la traversa e ricade al di qua della linea prima di essere spedito in corner. Tutto chiaro, tranne per il guardalinee sovietico Tofik Bachramov: bandierina alzata, richiama l’arbitro svizzero Gottfried Dienst e lo convince che la palla è entrata. Qualche minuto dopo Hurst realizza un altro gol, questo regolare, un attimo prima del fischio finale. Per il Times il gol regalato ad Hurst è quello che ha più cambiato la storia del calcio mondiale.

Per il Times il gol regalato ad Hurst è quello che ha più cambiato la storia del calcio mondiale.

Un anno dopo, la rete fantasma colpisce anche in Italia. Nel derby del 22 ottobre 1967 l’Inter è in vantaggio grazie alla segnatura di Benitez quando con un tiro secco Rivera colpisce la traversa prima che la palla schizzi in campo. Per l’arbitro D’Agostini, oltre la linea di porta. La partita termina 1-1. La sera alla Domenica sportiva Carlo Sassi mostra ripetute repliche del percorso del pallone dalla traversa al terreno verde, inventando la moviola. Quell’anno il Milan vince lo scudetto. In tempi più recenti, forse il Chelsea avrebbe raggiunto la finale di Champions del 2004-2005 al posto del Liverpool allenato da Rafa Benitez, qualificatosi con «un gol che viene dalla luna» (Josè Mourinho). La semifinale d’andata è terminata zero a zero. Il ritorno ad Anfield Road si apre con il gol contestato. Gerrard innesca Baros che evita Cech e sulla palla vagante Luis Garcia precede John Terry spingendo il pallone verso la porta. Quando Gallas rinvia, per l’arbitro è troppo tardi. I replay mostreranno che non era così e si doveva rimanere sullo zero a zero. Chissà, senza quel gol, poteva non esserci la finale di Istanbul con la rimonta da 0-3 del Liverpool, il Milan potrebbe avere otto Coppe dei campioni e di sicuro ci sarebbe meno inimicizia tra Benitez e Mourinho.

Ancora in Italia, solo due anni fa. È il 24 febbraio 2012, il Milan precede di un punto la Juventus (che ha una partita in meno) a sette giornate dalla fine ed è in vantaggio per uno a zero. Muntari incorna in rete dopo una respinta di Buffon che nuovamente schiaffeggia il pallone quando è dentro oltre mezzo metro. La partita termina 1-1 dopo il pareggio di Matri a sette minuti dalla fine. La classifica resta invariata, le polemiche infuriano, l’arbitro Tagliavento si conquista un soprannome poco gradevole e Galliani correda il display del suo cellulare con il fotogramma del pallone di Muntari oltre la linea di porta.
Sembra una banalità, ora che la tecnologia da decenni in auge in tutti gli sport è stata finalmente applicata a quello più popolare e diffuso. Il gol di Benzema in un secondo, uno davvero (calcolato) ha sconfitto anni di discussioni. Perché oltre al dibattito sui gol-non gol c’è stato quello su quanto sarebbe stato snaturato il regolare percorso di una partita. Adesso lo sappiamo: zero. Bastava provare. Siamo nel terzo millennio, nell’era dei Google glass e della tv sui tablet: finalmente il calcio esce dal medioevo ed entra nell’era moderna.

Dicevano che no, non si poteva, che ci sarebbero state discussioni infinite, che il calcio era diverso. Chissà perché: diverso dal football americano, la prima disciplina ad adottare l’instant-replay come esperimento addirittura con i nastri nel 1986, prima di reintrodurlo definitivamente nel 1999. Gli allenatori possono chiederlo per due volte a gara gettando un fazzoletto rosso in campo per verificare l’avvenuto touch-down, mentre l’arbitro può ricorrere alle immagini della moviola tutte le volte che vuole. Nel rugby il giudice di gara può ricorrere al Television match officer (Tmo), una sorta di quarto uomo che segue la partita in cabina di regia per verificare se la palla ha varcato la linea di meta. La comunicazione tra il Tmo e gli arbitri di campo avviene pubblicamente. Nel basket l’instant-replay riguarda contestazioni di tempo (scaduto o no in caso di tiro) e campo (assegnazione della rimessa, infrazione di campo).

Nel 2005 ha deciso persino l’assegnazione dello scudetto a Bologna quando, in gara 4, la revisione alla moviola ha mostrato che il tiro sulla sirena di Douglas era regolare mentre gli arbitri lo avevano ritenuto a tempo scaduto. Nel nuoto la correttezza delle virate è verificata con telecamere subacquee. Nel tennis sono i giocatori a poter chiedere tre volte a set la verifica dell’occhio di falco, introdotto nel 2006 agli Us Open e adottato anche a Wimbledon, tempio della tradizione. Nel calcio non si può perché anche l’esito della tecnologia sarebbe opinabile. È una tesi, condita da una visione romantica del calcio, sostenuta anche da autorevoli esponenti di organismi internazionali come Platini, presidente dell’Uefa. Storie. Chiacchiere buone per i bar sport delle emittenti locali. Utili a continuare a sfogarsi contro l’arbitro, a ripetere che la palla è rotonda. Folclore, il lato peggiore di questo sport. Orgoglioso del fatto che non sempre vince chi merita. Certe ingiustizie cui si assiste sui campi sportivi sono anch’esse, in parte, fonti di reazioni troppo accese, di eccessi di tifosi che si ritengono defraudati.

Favorire un giudizio più inappuntabile aiuta lo svolgimento della competizione e il rispetto degli avversari. Ci sarà tempo per applicare e regolamentare la tecnologia anche in situazioni più complesse, come il fuorigioco (nei replay televisivi, tracciando la linea dei difensori al momento del passaggio, si individua sempre con chiarezza se l’azione è valida o no). Dove mai sarà il fascino di un risultato falsato, bugiardo? L’errore dell’arbitro fa parte di questo sport da sempre, ne è elemento costitutivo. Ma non cambia con la tecnologia. Un sensore che stabilisca se una palla è entrata o no, non modifica la discrezionalità dell’arbitro nel gestire una partita. Come se il calcio non potesse fare i conti con la ragione e il progresso. Gli arbitri sbagliano, d’accordo. Ma se possiamo correggere l’errore, perché no? Se possiamo aiutarli nel giudizio, alleviandone qualche responsabilità? Con l’introduzione della Goal line technology ci saranno meno moviole, meno discussioni capziose. E la certezza del risultato corretto sarà più vicina. Un bel passo avanti.
 

Nella foto: addetti ai lavori testano la goal line technology prima di Chelsea-Hull City, 18 agosto 2013 (Clive Mason/Getty Images).

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