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Dov’è il trucco?

Il nuovo Now You See Me fa un errore comune: racconta la magia con gli effetti speciali, nascondendo la realtà. E invece, Nolan...

Arrivati ormai a ottobre, possiamo cominciare a tirare qualche somma su questo anno cinematografico. Uno dei successi al box office di questa stagione è stato sicuramente Now You See Me, film per certi versi curioso. In primo luogo perché diretto da Louis Letterier. Il nome forse non dice molto ma parliamo di un regista e produttore francese cresciuto all’ombra di Luc Besson. Il ragazzo s’è fatto infatti le ossa sul set del temibile Giovanna D’Arco e poi ha cominciato a percorrere da solo la sua strada. Letterier, come il suo maestro, è giustamente convinto che per riuscire ad emergere come regista negli Stati Uniti basti poco. Gli ingredienti per fare un film di successo ce li abbiamo davanti agli occhi, anzi li abbiamo sempre avuti davanti agli occhi, proprio grazie alle pellicole statunitensi con cui siamo cresciuti. Cosa mai ci vorrà per rifarle uguali? Date uno sguardo alla sua filmografia: Danny The DogTransporter: ExtremeL’Incredibile Hulk,Scontro Tra Titani. Si tratta fondamentalmente di film di pura exploitation, capace di sfruttare al meglio attori, situazioni e mode momentanee. La cosa interessante è però che il cinema apertamente derivativo di Letterier è diventato istituzionale. Progressivamente ha perfezionato la sua formula per il successo, passando dall’altra parte della barricata. La vecchia storia dell’allievo che batte il maestro. Il suo ultimo film è per l’appunto Now You See Me – I Maghi del Crimine. Parliamo di 75 milioni di dollari spesi per un film con un cast incredibilmente ricco (Jesse Eisenberg, Mark Ruffalo, Isla Fisher, Woody Harrelson, Mélanie Laurent, Michael Cain, Morgan Freeman) e di un guadagno che, ad oggi, è di 321 milioni di dollari. E, manco a dirlo, il seguito è già in cantiere. E Letterier, da emulatore del cinema statunitense, rischia di diventarne una delle voci più importanti.

In un film in cui si parla di maghi ed illusionisti, il digitale dev’essere ridotto al minimo. Sappiamo che la magia è accaduta, sappiamo che il trucco c’è, ma non siamo stati in grado di individuarlo

Ma di cosa parla Now You See Me? Si tratta essenzialmente di un heist movie, un film di rapina. Piani complessi ed articolati per derubare banche e far brancolare nel buio le forze di polizia. Quanti ne abbiamo visti? Moltissimi. Ma c’è una particolarità: i protagonisti sono dei maghi, degli illusionisti che utilizzano le loro capacità per perpetrare i loro crimini. La rapina diventa dunque qualcosa di differente rispetto agli altri film del genere: in questo caso si porta a un livello successivo l’intrattenimento. I maghi di Now You See Meorganizzano degli spettacoli pacchianissimi a metà strada tra il Cirque du Soleil e il Villaggio Vacanze in cui, tra un cilindro estratto da un coniglio (l’ordine è giusto…) e qualche numero di lettura della mente del pubblico, riescono a svuotare caveau o i conti correnti di qualche cattivone. Si tratta di un’idea semplice quanto affascinante, in grado di modificare le regole di un genere come quello del film di rapina. Now You See Me è un film divertente, che scorre fresco e veloce come il famoso bicchiere d’acqua. Un successo annunciato, insomma. Ma ci sono degli evidenti problemi. Il primo è che Letterier ha una mano di rara pesantezza. I suoi virtuosismi sono eccessivi e leziosi come la colonna sonora incredibilmente invadente. Ma la cosa peggiore è il suo utilizzo del digitale. Per un semplice motivo: in un film in cui si parla di maghi ed illusionisti, il digitale dev’essere ridotto al minimo. I trucchi eseguiti dai protagonisti, per avere una loro dignità e funzionalità, devono essere reali. Sappiamo che la magia è accaduta davanti ai nostri occhi, sappiamo anche che il trucco c’è, ma non siamo stati in grado di individuarlo. In questo modo, anche se siamo all’interno di un film – per cui per definizione non stiamo assistendo a uno spettacolo in diretta – l’illusione risulta reale e funzionale. Soprattutto se poi parliamo di piccoli e precisi ingranaggi tipici di quel meccanismo perfetto che è la Rapina. Letterier invece se ne infischia ed insiste nel realizzare molti dei trucchi che si vedono nel film in digitale. L’effetto è straniante, deludente; ma soprattutto, che è la cosa più grave, ci si sente presi in giro. In questo modo è troppo facile e la performance dei maghi appare poca cosa.

La cosa risulta ancora più strana se prendiamo in esame il titolo originale Now You See Me, ovvero la frase che solitamente viene pronunciata da un illusionista alla fine del suo numero. «Prima non mi vedevi, ed ora invece eccomi qui». Si tratta di una questione legata alla vista, il senso a cui ci affidiamo ogni volta che ci sediamo in sala. Non solo: è quello di cui ci fidiamo di più. Se vediamo una cosa, questa esiste. Certo, a meno che non sia in un film (di Letterier). Pensiamo oppure a quanto detto nell’incipit del film da Jesse Eisenberg. L’attore consiglia al pubblico di un suo spettacolo in strada (e quindi contemporaneamente a noi) di guardare attentamente, di stare il più vicino possibile al trucco, perché proprio in questo modo sarà in grado di manipolare la nostra mente e i nostri occhi. Per capire dunque cosa stia succedendo veramente bisogna allontanarsi e guardare il quadro generale senza concentrarsi sui dettagli. Il tutto sembra essere un riferimento (azzardatissimo) al famoso finale de La Fiamma del Peccato di Billy Wilder: «Più vicino ancora, Walter…» consigliava Edward G. Robinson al povero Fred MacMurray. Ma forse Letterier non voleva scomodare uno dei capostipiti del noir. Forse il riferimento era a un altro film che tratta di magia e che in qualche modo sembra essere l’altra faccia della medaglia della questione: The Prestige.

Dopo The Prestige Nolan ha stretto un legame con il supervisore degli effetti speciali Chris Corbould, uso a lavorare per enormi blockbuster limitando il più possibile l’uso del digitale

Il film del 2006 di Christopher Nolan si apre con la frase «Stai guardando attentamente?». Ancora una frase che ha a che fare con la vista. Ma qui, al contrario che in Now You See Me, si invita il pubblico a non farsi distrarre dal quadro generale proprio per notare i più piccoli particolari. Solo in questo modo, guardando da vicino, potremmo svelare il trucco e scoprire una semplice verità. Perché la verità è sempre la stessa: il trucco c’è. Ci piace pensare che quello a cui stiamo assistendo sia vero, che ci sia realmente qualcosa di inspiegabile e non regolato dalle normali leggi della fisica. Si tratta di un patto che lo spettatore firma ogni volta che si appresta a vedere un film. Ma in realtà sa che il trucco c’è sempre. Nolan ha adattato il romanzo omonimo di Christopher Priest, realizzando forse il suo film più personale, una sorta di manifesto del suo modo di intendere il Cinema. Possiamo infatti leggere il film come una riflessione su un elemento decisamente importante nell’economia del regista: l’effetto speciale. Dopo The Prestige Nolan, che giustamente ama affidarsi sempre degli stessi tecnici, ha stretto un importante legame con il supervisore degli effetti speciali Chris Corbould. La particolarità di quest’uomo è proprio quella di lavorare per enormi blockbuster limitando il più possibile l’uso del digitale. La carriera di Corbould è partita nel lontano 1975, con Tommy di Kenn Russell, un’epoca ovviamente molto diversa per quanto riguarda le possibilità tecnologiche nella realizzazione di un film. Col tempo il suo lavoro è molto cambiato. Anzi, possiamo tranquillamente dire che l’effetto speciale è proprio l’aspetto che negli ultimi anni ha subito la più rapida delle modifiche e che a sua volta è l’elemento che più ha cambiato la realizzazione dei film. Tutto quello che un tempo era creato da “artigiani”, oggi è immaginato da tecnici. Lungi da me criticare questo atteggiamento, ma è indubbio che un effetto speciale reale, concreto, ha una sua presenza e forza molto diversa da qualcosa che notiamo essere irreale. Mi piace pensare che oggi Chris Corbould abbia una serie di tecnici capaci di fare qualsiasi cosa con un computer in mano, ma lui li usa solo per le rifiniture, per quella pennellata finale che rende il tutto più bello. Il suo scopo è quello di realizzare l’impensabile. Come sanno quelli che hanno visto gli extra dei Dvd dei film di Nolan, il camion che si ribalta tra le vie di Gotham City (New York) in The Dark Knight è un trucco “reale”, così come lo è la scala ad illusione ottica o la stanza che ruota su stessa in Inception. E in un’epoca in cui anche un parcheggio in macchina viene fatto in digitale per risparmiare tempo e denaro è una scelta coraggiosa. Quando vediamo una cosa irreale in un film di Nolan, abbiamo quasi la certezza che questa sia “vera”. Permettetemi però un trucco: come ho detto, Corbould non ha collaborato con Nolan per The Prestige. La sua è un’assenza che, con il senno di poi (ovvero rileggendo i film successivi del regista), diventa ancora più programmatica.

L’idea di Nolan per The Prestige era evidentemente quella di realizzare un film su dei maghi in lotta uno contro l’altro. Lo scopo era quello di mettere in scena due modi diversi, antitetici, di intendere l’illusione e la magia. Noi spettatori assistiamo a una sfida all’ultimo sangue a colpi di trucchi con nella testa e negli occhi due certezze. Sappiamo, anche se stiamo guardando attentamente, che il trucco c’è. Al tempo stesso sappiamo anche che il regista ha messo in scena il tutto senza ricorrere al più facile trucco cinematografico: l’effetto digitale. Ma Nolan è ancora più chiaro in questo suo film. Tornando al piano della finzione: per battere l’avversario uno dei due maghi rinuncia ai trucchi reali e si concede all’innovazione, a qualcosa di inspiegabile. Ma chi lo fa è condannato a morire. Tutte le sere.

 

Immagine: Una scena di Now You See

 

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