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Distruggere I Fantastici Quattro

Di come un grosso litigio tra il regista Josh Trank e la produzione ha fatto nascere, probabilmente, uno dei peggiori film di sempre.

Solitamente, figlio del selvaggio marketing anni Ottanta quale sono, quando vedo un cartellone pubblicitario di un film in uscita, gongolo come un pazzo. Soprattutto se si tratta di quei bei cartonati enormi che si trovano nei multisala. Avete presente? Scritte e loghi sfavillanti, action hero pettinatissimi in posizioni tangenti il mitologico, bellissime esplosioni sullo sfondo: sono tutte promesse di gioia. Anticipazioni di felicità garantita. Non importa se poi, una volta usciti dalla sala dopo la visione del film, rimarremo delusi. Anche se è durato poco, quello c’è bastato. Un po’ come le storie d’amore estive. Più dei teaser o dei trailer, dove vediamo già cosa ci sarà effettivamente nel film, i cartelloni o le locandine fanno leva sulla nostra immaginazione, sul lato romantico delle nostre aspettative. Eppure, quando in questi ultimi mesi mi capitava sotto gli occhi la locandina, il poster o il cartonato de I Fantastici Quattro (da oggi nelle sale italiane), non mi sono mai fatto prendere da nessuno strano entusiasmo. Perché? Perché parliamo di uno degli sbagli cinematografici più eclatanti degli ultimi decenni.

Fin da quando ad Hollywood si è cominciato a parlare di questo progetto, è subito stato chiaro ci fosse qualcosa che non andava. Anche se non avete mai aperto un fumetto dei F4 in vita vostra, vi sarete accorti che non sono stati in grado di azzeccare neanche il logo. Quel bel tondo bianco con all’interno il numero quattro in blu, è stato sostituito da un anonimo quadrato, un logo da lavastoviglie di second’ordine. Attenzione: non parliamo delle fisse di un filologo del fumetto, interessato unicamente alla fedeltà nei confronti del testo originale. Per esempio: il fatto che uno dei protagonisti – la Torcia Umana, Johnny Storm – sia nero, ai miei occhi è un elemento interessante, un cambio rispetto al fumetto che può rivelarsi vincente (o magari una scelta sbagliata). Ma a guardare il trailer, si finisce per pensare a quegli spot green e buonisti delle agenzie elettriche. Guardando ai vestiti, al design dei personaggi – La Cosa e il Doctor Doom su tutti – si finisce per capire che si è andati, evidentemente, nella direzione sbagliata. Insomma, c’era il beneficio del dubbio, ma era un dubbio piccolo piccolo. Poi il film, negli Stati Uniti, è uscito e tutti i nostri timori si sono rivelati delle certezze. Non è piaciuto a nessuno, ha incassato pochissimo in tutto il mondo e ha dato adito a una delle storie più tristi e avvilenti degli ultimi anni.

Il 6 agosto, esattamente il giorno prima dell’uscita del film negli States, il regista Josh Trank scrive su twitter: «Un anno fa avevo una versione fantastica (del film). E avrebbe ricevuto ottime recensioni. Probabilmente non la vedrete mai. Eppure è vero». Dopo qualche istante, il tweet viene cancellato, ma il danno è fatto. Evidentemente nemmeno il regista del film è felice del prodotto da 120 milioni di dollari che si sta per lanciare sul mercato. Ma chi è il regista? Josh Trank è un trentunenne passato agli onori delle cronache per aver diretto nel 2012 Chronicle, un piccolo found footage scritto da Max Landis (figlio di John) su un gruppetto di ragazzini che acquisivano dei superpoteri. Dodici milioni di budget, più di cento l’incasso. La Fox, detentrice dei diritti per altro in scadenza de I Fantastici Quattro acquistati dalla Marvel anni prima, decide di fare un reboot del franchise cinematografico (ricordate i due orribili film rispettivamente del 2005 e del 2007?) e assume il giovane Trank. È lo stesso ragionamento che ha portato la Legendary ad assumere Gareth Edwards per Godzilla dopo l’incredibile risultato ottenuto con il suo Monsters (500 mila dollari di budget per più di 4 milioni d’incasso). È lo stesso ragionamento che ha portato la Amblin ad assumere Colin Trevorrow per Jurassic World dopo l’incredibile risultato ottenuto con il suo Safety Not Guaranteed (700 mila dollari di budget per più di 4 milioni d’incasso). Se ce l’hanno fatta loro, perché non deve andare allo stesso modo?

unnamed-7In questa fase iniziale tutto sembra andare per il meglio: il produttore Akiva Goldsman si mette in contatto con sceneggiatori del calibro di Seth Grahame-Smith (quello di Orgoglio, Pregiudizio e Zombie) e Simon Kinberg (quella della nuova saga degli X-Men e di Sherlock Holmes). Il regista Matthew Vaughn – responsabile del successo di Kick Ass e del primo capitolo del reboot dei già citati X Men – si aggiunge alla produzione. Josh Trank – descritto dai suoi produttori come uno con una visione unica e personale, «il nuovo J. J. Abrams» – dichiara di voler approcciare il genere supereroistico in maniera matura, «tra Steven Spielberg e Tim Burton». Si spinge ancora più in là dicendo che il suo film sarà una favola horror sulla mutazione, con molti elementi alla Cronenberg, presi nello specifico dai suoi La Mosca e Scanner. Nel frattempo succede l’impensabile: la Disney-Lucasfilm lo contatta e lo mette sotto contratto per girare un film, uno spinoff, della nuova saga di Star Wars previsto per il 2019. Insomma, tutto rose e fiori. Poi, però, iniziano le riprese de I Fantastici Quattro.

Trank ha assunto un avvocato di nota cattiveria per difendersi dagli attacchi della sua – ormai vecchia – casa di produzione

Ed è qui che cominciano i problemi. Problemi che noi oggi possiamo raccontare. Sapete perché? Perché grazie a quel tweet malandrino, Josh Trank è diventato uno dei personaggi più odiati e malvisti da tutti i produttori di Hollywood. Da quel 6 agosto ad oggi, sono apparsi in rete una lunghissima serie di resoconti e gossip – tutti ovviamente anonimi – di quelli che sono stati problemi produttivi incontrati dal regista sul set. La solita storia: il giorno prima sei il “Genio!” che ha fatto guadagnare milioni di dollari a un produttore, il giorno dopo sei quello incapace che si è permesso di dare la colpa alla produzione. Perché il tema è quello: Trank sostiene che il suo film sia stato massacrato dalle pressioni ricevute, mentre la Fox dice che se non fossero corsi ai ripari non sarebbero riusciti neanche a chiudere la lavorazione. Nel frattempo Trank ha assunto un avvocato di nota e rara cattiveria, Marty Singer, per difendersi dagli attacchi della sua – ormai vecchia – casa di produzione. A chi credere? Sicuramente girare un film da 120 milioni di dollari a Hollywood nel 2015 non è cosa semplice: le pressioni devono essere enormi e la libertà creativa è spesso una di quelle questioni che non appassionano molto chi mette i soldi. Dall’altra parte può anche essere che il talento di Trank sia chiaro in prodotti più piccoli e che la sua Arte, in contesti produttivamente ricchi come un cinecomics, sia inadeguata. Non sarebbe la prima volta: chiedete com’è andata a Marc Foster la lavorazione di World War Z, salvato poi in corner da Damon Lindelof e Drew Goddard che hanno dovuto riscrivere interamente il terzo atto del film. Chiedete a Doug Liman, il regista del primo Bourne, The Bourne Identity, che si è trovato sul set un produttore aggiunto, Frank Marshall, che ha poi fatto intendere di aver dovuto girare lui direttamente delle sequenze che altrimenti non sarebbero state chiuse.

A quanto ci viene detto dalle gole profonde in forze alla Fox, Josh Trank non sarebbe stato in grado di fornire del materiale decente. Non solo: il nostro sarebbe stato anche piuttosto recalcitrante di fronte a qualsiasi proposta di aiuto. Si dice che il registra, tra una ripresa e l’altra, fosse solito rinchiudersi in una tenda – una vera e propria tenda da campeggio nera, montata in mezzo allo studio di posa – e che una volta lì, evitasse qualsiasi tipo di contatto. Anche il rapporto con il cast è stato decisamente problematico. È il solito anonimo a informarci: «Durante le riprese diceva agli attori quando respirare e quando battere gli occhi. Li ha spinti a recitare nel modo più piatto possibile». Qualche giorno prima del più volte citato tweet, Trank ha mandato una mail ai suoi attori scrivendo che secondo lui avevano fatto un film meglio del 99% degli altri film ispirati ai supereroi. Un attore – non è dato sapere chi, ma punterei i miei soldi su Miles Teller– avrebbe laconicamente risposto: «I don’t think so». Non penso proprio.

Pesantemente in ritardo rispetto ai tempi concordati, Trank s’è ritrovato a dover rigirare molte sequenze ritenute non utilizzabili dalla produzione su green screen o addirittura con controfigure, visto che metà del cast era già impegnata su altri set. Tutto questo, per quanto bizzarro possa apparire, ha però a che fare con la sfera lavorativa. Poi si è entrati nei gossip veri e propri. Il più bizzarro? Il proprietario della casa affittata da Trank e famiglia durante le riprese ha sporto denuncia dichiarando che i cani del regista hanno fatto più di 100 mila dollari di danni. Ci sono una causa, avvocati, leak di fotografie di cuscini mangiucchiati… Nel frattempo anche il progetto Star Wars è naufragato. Trank sostiene di aver rinunciato al progetto perché sente la necessità di tornare a dirigere qualcosa di più piccolo. Altri sostengono che la Disney-Lucasfilm si sia spaventata dall’inaffidabilità del regista e l’abbia conseguentemente scaricato. Tutto questo non ha fatto aumentare in nessuno la curiosità nei confronti del film: i risultati al botteghino sono anzi andati peggiorando. Da oggi però potete anche voi andare al cinema a salutare per sempre la un-tempo-promettente carriera del povero Josh Trank. Scommettiamo che non ne sentiremo parlare per molto tempo?

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