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Cittadini e apriscatole

Una settimana a monitorare il monitoraggio social dei neo-eletti 5 Stelle. Diario per immagini di una strana concezione di #OpenCamera.

Mercoledì 13 marzo, a Roma, era una giornata plumbea, di pioggia e di attesa: dal Vaticano il fumo usciva nero, come il giorno prima, davanti a una distesa di ombrelli aperti. Poi, alle sette, il bianco: abbiamo il Papa, evviva. E dirette, record di share (per il Tg1), edizioni straordinarie, streaming schiacciati dal peso dei contatti. In silenzio, intanto, i nuovi parlamentari andavano a registrarsi alle camere. Era la prima volta, per molti. Forse addirittura la prima volta a Roma. Erano i futuri Onorevoli della Repubblica Italiana. Oggi sono diventati gli Onorevoli presenti. Io, nella pioggia non di Roma ma di Milano, ho passato molto tempo a seguire la loro testimonianza diretta, affidata ai mezzi che tutti conosciamo e usiamo, i soliti cari Twitter e Facebook. Non era possibile, purtroppo, riuscire a stare dietro a tutti, e allora la scelta è caduta naturale sui più manifesti parvenu della politica ufficiale, i Cittadini a Cinque Stelle, che sulla trasparenza dell’operato, sull’ostentazione telematica del pauperismo, e su molte altre chiacchiere di questo tipo hanno fondato la campagna elettorale. Questo, dunque, è il racconto di una settimana passata a monitorare il monitoraggio grillino, a custodire i custodi, a entrare con loro nelle stanze del potere, in una costante cronaca della “Camera aperta” da giornalino di classe, più che voyeuristica o militante.

Confesso subito che sono rimasto molto deluso: la trasparenza è venuta meno. All’inizio sì, tutto andava a gonfie vele, e il cittadino non politico, come me, poteva finalmente scoprire, dopo anni di oscurantismo: il bucatino della mensa parlamentare, lo scontrino per il caffè, un corridoio sfocato, l’interno del vagone della metropolitana, un Denis Verdini anche lui sfocato, eccetera, eccetera, eccetera. Ma dopo pochi giorni, più o meno con le drammatiche ore dell’elezione di Grasso a Presidente del Senato, lo spirito documentaristico è scemato, sopraffatto dal comunicato copia-incollato, dall’autodifesa non richiesta («Scheda bianca! Lo giuro!»), dal peccato originale di quel voto corrotto che ha turbato l’Eden pentastellato.

Peccato, sì. Eppure eravamo partiti bene, con Vito Petrocelli, senatore, che mi insegnava che si può arrivare al Parlamento con il 492 (anche se credo che a Roma si dica “la 492”. Dalla testimonianza fotografica, il mezzo si rivelava vuoto e in discrete condizioni. Subito molti follower apprezzavano l’importanza del gesto, sottolineando come un senatore in autobus, loro, non lo vedevano da trent’anni. Il Cittadino Petrocelli si rivelava da subito attento studioso della mobilità urbana di Roma Capitale, su cui tornerà più avanti, implacabile.

Paolo Romano, piemontese, per entrare nello spirito capitolino senza passare dalle sirene di Fortunato al Pantheon, annuncia vendittianamente: bomba o non bomba, siamo arrivati a Roma. Mi sembra giusto, e proseguo. Noto, però, che moltissimi deputati hanno collegato l’account Twitter a quello Facebook e viceversa, così, anziché scrivere un messaggio diverso per ogni social network, affidano tutto a uno che automaticamente lo riversa sull’altro, ed è tutto un rimbalzarsi di status, foto, pagine che si aprono da altre pagine che contengono altre pagine ancora da aprire (quasi sempre il blog di Beppe Grillo). Dal punto di vista della strategia di comunicazione, non consigliabile. Ma si capisce, c’è poco tempo, c’è da lavorare, da aprire la scatola di tonno.

La prima testimonianza fotografica da inside man arriva da Andrea Cioffi, che si fa fotografare con la Compagna Cittadina Paola Nugnes, una delle più smanettone, sospettata durante l’Affaire Grasso di connivenza con il nemico.

La rivoluzione, però, è tale solo se fotografata, con buona pace di Gil Scott-Heron. Ecco allora la prima pastasciutta a Cinque Stelle, quella del Deputato Carlo Sibilia, che pranza alla mensa dei dipendenti. L’amore dei Grillini per la mensa dei dipendenti è una delle cose che più mi colpisce. Probabilmente è un simbolo forte, parte di una mitologia da cui sono escluso. La mensa dei dipendenti. Primo, contorno, frutta e acqua per Sibilia, ma l’occhio attento del custode dei custodi non può non notare il contenuto paglierino di quel bicchiere: certo non è acqua, e se non è acqua non è stato battuto sullo scontrino.

Il giorno dopo il senatore Petrocelli testimonia ancora dalla rete pubblica romana. Mi spiazza, tuttavia: oggi non prende il 492, ma il 545.

Mirella Liuzzi, deputata lucana, utilizza finalmente l’hashtag coniato durante la scorsa legislatura da Andrea Sarubbi, ex Pd, per il racconto dei lavori parlamentari dall’interno, ad uso e consumo dei cittadini (quelli normali, con la c minuscola). Solo che lo fa dall’esterno, ed ecco che il suo #opencamera si traduce in una fotografia dei sampietrini di Montecitorio.

Ancora Vito Petrocelli, ormai nei miei appunti è diventato “quello del bus”, questa volta torna dal Senato con il 409. Tre giorni, tre autobus diversi. La cosa non manca di destare in me degli interrogativi, ma apprezzo il fatto che ci tenga molto a essere sempre reperibile.

Paola Nugnes paparazza dei Cittadini in trattoria, tra di loro c’è anche Fico, il candidato Presidente della Camera. Non ci sono dubbi sulla carbonara. Nei commenti, in molti si stupiscono che un parlamentare frequenti le trattorie. Io, forse ingenuamente, lo trovo perfettamente normale.

La volontà di testimoniare però il gesto popolare e popolano degli onorevoli porta Nugnes (il “la” rimane fornerianamente abolito) a scattare qualche foto di troppo. Qui il campano Luigi Di Maio si fa scappare er bucatino e tuffa il naso nel piatto per riprenderlo. Non si fa: è maleducazione.

Venerdì 15 marzo arriva, finalmente, il primo giorno di scuola. Si vota per l’elezione dei presidenti delle due Camere, i partiti votano scheda bianca. Nel feed Twitter che consulto, creato da Gianluca Di Tommaso e contenente tutti i Cittadini eletti, la battuta più in voga è: «Ma chi è questa “bianca” che sta vincendo?». Rabbrividisco, poi ricordo di quando feci una battuta simile a una ragazza con cui mi vedevo, si chiamava Bianca, non finì bene.

Ritorna la cronaca di Petrocelli. Oggi niente autobus, ma cravatte.

Ivan Della Valle scherza con le geometrie di Montecitorio, e dall’ultimo banco della Camera twitta il piratesco “arrendetevi siete circondati”, che andrebbe rettificato in “siete semi-circondati” a onor del vero.

Federica Daga e Laura Castelli seguono l’onda recente della no-smoking mania, e lamentano il fumo molto poco elettronico che si respira nei corridoi.

Poi, finalmente, ecco arrivare la mortazza (Nino Strano, do you remember?) versione 5 Stelle: l’apriscatole.

L’abito fa il monaco, dice Marco Scibona, e testimonia dall’aula una cravatta versione No Tav. Ho dei dubbi sulla provenienza, ma escluderei la berlusconiana, casta-chic, Marinella.

A questo punto l’entusiasmo scema, la tensione avanza. Le schede bianche fanno innervosire non tanto per il loro significato politico quanto per il versante ecologista, come lamenta Paola Carinelli. Siamo alla terza votazione, Mirella Liuzzi annuncia: ci togliamo le scarpe.

Vito Petrocelli, al Senato ormai presieduto da Grasso, si difende da eventuali accuse di collaborazionismo, e punta tutto sulla sua lentezza nello scrivere il nome del senatore Pd, che pure è composto da sole sei lettere. Alibi di ferro.

L’ultimo sussulto è dato, alle 21:47 del 18 marzo, dall’ormai famoso post su Facebook di Francesco Campanella, la denuncia della telefonata vendoliana, l’indignazione grillina per la spudoratezza della Casta, in realtà clamoroso bluff architettato da La Zanzara di Cruciani e Parenzo. Una risata seppellisce l’allarme. Campanella, in compenso, è l’unico a differenziare l’uso dei social network comunicando spesso anche da Four Square, su cui è rintracciabile con il nome di Cicci1. La sua spericolata denuncia è bacchettata nei commenti da un elettore, un tale che si definisce Responsabile ufficio relazioni con gli extraterrestri all’Istituto Nazionale Studio Fenomeni Paranormali (sic): «Come si fa cittadino Campanella a fare delle figuraccie da coglioni in questo modo!» (sic, ancora).

La lotta si sposta, eletti Grasso e Boldrini, sul questore. I bucatini instagrammati si diradano fino a sparire, l’Open Camera paparazziano si diluisce nelle frecciate interne, moltissime sono le accuse per coloro che non hanno rispettato Il Codice. La prima settimana di lavoro è giunta al termine, rimane il Cittadino Mirko Busto a indicare la strategia: SPAMMATE LE BACHECHE! Vogliamo il questore!!!!

 

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