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Chi ci sarà a Studio in Triennale: Costantino della Gherardesca

Ironico, impegnato, agorafobo, antisociale: un ritratto del conduttore di Pechino Express, che sabato 26 sarà con noi alla Triennale di Milano.

Sabato 26 novembre alle 18, negli spazi della Triennale di Milano, Costantino Della Gherardesca converserà con Fabio Guarnaccia, direttore di Link – Idee per la tv di modelli di tv e del successo del suo Pechino Express. Nell’attesa dell’evento, pubblichiamo un nostro profilo del personaggio televisivo.

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Non guardo molta televisione, intesa come canali trasmessi in chiaro in Italia, ma – preciso per colpa di uno dei peggiori cliché della cultura contemporanea – non la odio, non intendo certo combatterla, non percepisco nessun bisogno di pronunciare frasi risibili sulla falsariga di “non ho la tv”: anzi, in queste ore ho compiuto il gesto d’antan di comprarne una nuova. Le poche volte che mi capita di trovarmi sul divano a guardare la televisione generalista con interesse, sullo schermo c’è un uomo giovane dallo sguardo appena accigliato. L’uomo ha attorno ai quarant’anni e una parlata cantilenante intervallata da pause misurate, da attore di teatro; tipicamente fa cose come guadare fiumi su pittoresche scialuppe e parlare al walkie-talkie sullo sfondo di un tempio di una civiltà antica. Il suo lungo nome completo è Costantino della Gherardesca Verecondi Scortecci, e conduce il fortunato Pechino Express dal 2013.

L’uomo che ha portato il fascino dell’esplorazione in prima serata su Rai2 è un personaggio di un’irriverenza garbata, che tanto sul piccolo schermo quanto sui social network riesce a coniugare un atteggiamento posato, riflessivo, a momenti di schiettezza volutamente esagerata («Quando sento quella storia “in italia siamo al 90simo posto per la libertà di stampa dopo il Congo” mi sale un disprezzo che non riesco nemmeno a quantificare verso i poveri stronzi che ci cascano» ha scritto sul suo profilo Facebook il mese scorso). Secondo Fabio Guarnaccia, direttore del periodico Link – Idee per la tv – che lo intervisterà dal vivo a Studio in Triennale sabato alle 18 – il successo di Costantino è strettamente legato alla sua «capacità di mettersi in mostra senza filtri». D’altronde, spiega Guarnaccia, il pubblico affezionato del conduttore è una nicchia espansa: parla a venti-trenta-quarantenni appassionati di viaggi e altre culture, politicamente più o meno progressisti e di mentalità aperta, tendenzialmente attivi su Twitter, sensibili a certi temi.

"ZigZagging" Angela Missoni and Patricia Urquiola New Concept - 2013 Milan Design WeekChe lo volesse oppure no, Costantino della Gherardesca, che ha intessuto Pechino Express del suo humour facendosi riprendere mentre partecipa a una gara di wrestling in un pueblo messicano, è diventato un’icona di un certo modo di fare televisione, e anche qualcosa di più. Affetto da depressione maggiore dall’infanzia, di un’indole che lui stesso definisce «antisociale», fortemente agorafobico – a dispetto dall’itinerario richiesto dal suo programma più celebre – nelle interviste “Costa” ricorda spesso le sue origini altoborghesi poi decadute, le punizioni corporali in un collegio svizzero assai conservatore in cui era stato mandato a nove anni, le esperienze con le droghe per attutire il peso dei problemi psicologici. «Secondo me», dice Guarnaccia, «funziona perché chi lo guarda vede un uomo che ha compiuto l’impresa per eccellenza: accettare sé stessi. Non a caso è ironico e apprezzato per il suo umorismo mai sarcastico, tranne quando parla dei 5 stelle. Per me Costantino funziona su un certo pubblico come una specie di guru dell’autorealizzazione».

Il suo debutto a Pechino Express, nella prima edizione del programma, quella del 2012, è nelle vesti di concorrente. Al tempo del video pre-partenza registrato negli studi Rai accanto al compagno di viaggio, il cugino Gherardo Fedrigo, Costantino dichiarava, col tipico piglio disincantato alternato alle tipiche smorfie sagaci: «Ho scelto di fare questo programma per prendere respiro, acquisire spiritualità…». E poi, dopo la più riconoscibile pausa: «E con “spiritualità” intendo soldi».

Quante altre “persone dello spettacolo” avrebbero discusso per trenta minuti di un referendum costituzionale?

In uno streaming live su Facebook di questi giorni, quasi interamente dedicato alle ragioni per cui voterà Sì al prossimo referendum del 4 dicembre (sul suo profilo Twitter ha anche cambiato la sua immagine di conseguenza), della Gherardesca a un certo punto si è interrotto, guardando in basso e dicendo: «Beh, questo è ciò che faccio, perché, come dire, sono le mie battaglie, per usare un brutto termine, ma sì, io ecco, beh: faccio battaglie». Il tono era quasi impacciato, ma quante altre “persone dello spettacolo” poi avrebbero proseguito a discutere per altri trenta minuti di un referendum costituzionale? Una sua amica sostiene che Costantino «ha davvero un cuore d’oro: è buono (ma “buono” come si diceva alle elementari, il contrario di “cattivo”), sinceramente preoccupato di quello che succede intorno a lui, focalizzato sul fare bene il suo lavoro per promuovere un atteggiamento più umano nel rapportarsi al mondo».

Il Costantino-in-tv, l’istrione inconsuetamente poco a suo agio fra la gente, secondo la sua amica coincide paradossalmente col Costantino-fuori-dalla-tv: «I testi nei programmi che conduce hanno sempre una serie di “micro-obiettivi” per far riflettere il suo ascoltatore. E quando ci parli di fronte a un caffè è la stessa cosa: ti sembra di parlare di stronzate, e invece stai diventando un po’ più cosciente, un po’ più “sintonizzato”. E intanto piangi dalle risate». Grande estimatore dell’Iran, «Paese per nulla fondamentalista come dicono, anzi molto simile all’Italia», dove torna spesso (e in cui ha già dichiarato di voler ambientare un suo programma televisivo). Ha dichiarato di non essere ancora abbastanza finanziariamente solido per il grande amore.

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